Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

I Karamazov e la crisi del lettore

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Il lettore può attraversare una crisi, ma sa che da qualche parte, in uno scaffale nella sua stanza, c’è la soluzione, soltanto che, a volte, nega a sé stesso che quella possa essere la reale soluzione, specie se si tratta di tornare al già vissuto. Il lettore tenta strade alternative a quella che lo sta chiamando, inizia a leggere un romanzo appena comprato, un saggio filosofico, un racconto, un’opera teatrale, ma niente, proprio non riesce ad andare avanti, non si sente scosso, non avverte di essere toccato proprio dove lui vuole essere toccato, e quindi si avvicina, a piccoli passi, proprio verso quel punto della stanza nel quale sa che troverà ciò che egli deve leggere, anzi rileggere, e non importa che rileggerà per la quarta volta quel romanzo, poco conta l’idea che, uscendo di casa, una tegola potrebbe cadergli in testa e mandarlo all’obitorio, privandolo così della possibilità di leggere altro rispetto a ciò che già ha letto, no, queste raccomandazioni non valgono, perché non si sa quando la tegola cadrà, potrebbe essere tra un secondo, tra dieci minuti o tra trent’anni, e allora non c’è altro da fare se non riprendere quel libro, e scoprire, dopo sole venti pagine, che non c’è alcuna crisi del lettore, che erano sbagliate solo le altre risposte al suo bisogno inappagato.

(Ho deciso di rileggermi “I fratelli Karamazov”. Dostoevskij è, ai miei occhi, un gigante, però non è un idolo, non ne condivido tutto, ed è ovvio che sia così. In passato ho simpatizzato con Ivan, con Alëša, meno con Dmitrij e con Smerdjakov. Stavolta ho deciso che dovrà essere, più che mai, una lotta. Voglio essere Ivan, voglio essere Alëša, voglio essere Dmitrij, voglio essere Smerdjakov e così di seguito, voglio esserlo contro gli altri personaggi, ma soprattutto, visto che non posso essere Dostoevskij, e visto che essere suo simpatizzante mi riesce fin troppo bene, vorrei essere anche contro lui. Sembra una guerra, più che una lettura. Ma in realtà tutto si svolgerà in modo pacifico, l’unico a rimetterci le penne, come sempre, sarà quell’ubriacone di Fëdor Pavlovič.)

P.s.: il lettore, peraltro, non trascura l’ipotesi di cambiare idea e buttarsi in una libreria, alla ricerca di un’ulteriore alternativa alla battaglia con i Karamazov. Ipotesi non probabile, ma possibile,

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3 pensieri su “I Karamazov e la crisi del lettore

  1. Quando apri i Karamazov, difficilmente non arriverai all’ultima pagina.
    E l’ho letto almeno otto volte.
    Buona battaglia e che vinca il migliore 🙂

  2. Oddio qua la cosa si fa complicata. Io sto rileggendo per la quinta volta De Luca, “In alto a sinistra” e per quanto non sia quella che chiamano alta letteratura per me è alta vita. Leggilo se capita. Lui è un grande uomo, ma un uomo che davvero riesco a definire tale, il libro è una manciata di petali. Buona serata, G.

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