Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Castelli di carta

Quando mi metto lì, a predisporre ordinatamente i miei ricordi, con l’intenzione di erigere un equilibrato castello di carte, o un elegante muro di mattoncini ben attaccati l’uno all’altro, avverto quanto quell’ordine sia accettabile solo se do per assodata la loro artificiosità, se non m’interrogo sulla veridicità degli stessi. È, insomma, un inevitabile romanzare gli eventi, scegliere solo una tra le possibili modalità di legare tra loro i singoli frammenti di quel magma indefinito che è la memoria, e soprattutto ergermi a despota di quella altrui, impedendo che possano, con le loro parole, creare falle nel sistema che sto costruendo.
A scombinare il tutto, però, basta il confronto con il singolo ricordo di un altro, che giunge come uno scossone a far crollare le carte, a spargere al suolo i mattoncini. Quest’operazione continua e impossibile da fermare mi appare come una delle possibili definizioni della parola “esistenza” o “vita”. Può anche far male essere costretti a raccogliere le carte o i mattoncini per ricominciare da capo, perché ci si è accorti che la “nostra” disposizione, che credevamo potesse valere anche per l’altro, è solo una scelta arbitraria, alla quale l’altro, impegnato a sua volta nell’opera di costruzione e demolizione, non può aderire.
A volte, però, alla malinconia che segue il crollo, s’accompagna una sensazione di struggente dolcezza, che può manifestarsi con un po’ di liquido negli occhi che ti sorprende, che t’impedisce, per un po’, di prendere in mano le carte o i mattoncini, ma che ti fa sentire vivo, non inaridito, che ti fa pensare, ancora una volta, che “bisogna immaginare Sisifo felice”.
(L’autore, deposta la penna, e anche il mouse, si dirigeva verso la piazza con andatura non troppo convinta, anelando un cornetto alla crema, benché conscio di quanto deleterio quest’atto possa essere per il suo amico stomaco).

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Un pensiero su “Castelli di carta

  1. un flusso molto fluido di pensieri ben raccolti e raccontati

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