Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Il mare e le gocce (da “Massa e potere” di Elias Canetti)

“Il mare è molteplice, è in movimento, ha una sua profonda coesione. La sua molteplicità è nelle onde: molteplici onde lo costituiscono. Le onde sono innumerevoli; chi si trova sul mare è circondato da esse per ogni dove. L’omogeneità del loro movimento non apre fra di esse grandi differenze. Esse non sono mai interamente in riposo. Il vento che giunge segna la loro direzione: esse si gettano di qua e di là secondo i suoi ordini. La stretta coesione delle onde esprime ciò che anche gli uomini sentono pienamente nella massa: un’arrendevolezza verso gli altri, come si fosse loro, come se non si fosse più appartati; una dipendenza cui non si sfugge, e una sensazione di forza, uno slancio, ottenuti proprio dall’essere tutti insieme. Non si sa nulla della peculiarità di tale coesione fra gli uomini. Anche il mare non la spiega, bensì la esprime.

Oltre alle onde, il mare possiede anche un’altra componente molteplice: le gocce. Esse tuttavia sono isolate, sono proprio soltanto gocce, se non appaiono collegate le une alle altre; piccole e singole, sono un simbolo di impotenza. Sono pressoché nulla e destano compassione in chi le osserva. Si immerge la mano nell’acqua, la si solleva e si osservano le gocce che ne scivolano, isolate e deboli. Si prova per essere compassione come se fossero individui umani disperatamente soli. Le gocce ricominciano a contare quando non è più possibile contarle, quando sono confluite nella vasta totalità delle acque.

Il mare ha una voce, estremamente mutevole, che non tace mai. È una voce che risuona di mille voci. Crediamo che esprima pazienza, dolore, collera; ma soprattutto impressionante è la sua tenacia. Il mare non riposa mai. Lo si ode sempre, di giorno, di notte, per anni, per decenni; si sa che già da secoli fu udito. Nel suo impeto e nel suo insorgere ricorda una sola creatura che possiede in medesima misura tali qualità: la massa. Il mare però possiede anche la costanza, di cui la massa è priva. Il mare non si disperde né scompare di tempo in tempo; è sempre là. Esso dà compimento al più grande e sempre vano desiderio della massa, al desiderio di perdurare.

Il mare può contenere tutto e non si riempie mai. Tutti i fiumi, i torrenti, le nubi, tutte le acque della terra, potrebbero riversarsi nel mare senza accrescerlo veramente; esso non muterebbe, e sempre si riconoscerebbe in esso il medesimo mare. Il mare è dunque così grande che potrebbe servire da esempio della massa, la quale vuole diventare più grande. La massa potrebbe divenire grande come il mare, e a tale scopo attrae a sé un numero sempre maggiore di uomini. Nella parola oceano il mare acquista la sua dignità più solenne. L’oceano è universale, giunge ovunque, bagna ogni terra; secondo un’antica concezione, su di esso nuota la terra. Se il mare potesse riempirsi, non vi sarebbe alcun simbolo dell’insaziabilità peculiare della massa, e la massa non diverrebbe pienamente cosciente del proprio profondissimo e oscuro impulso ad attrarre sempre più uomini. L’oceano, inoltre, che sta naturalmente dinanzi agli occhi della massa, fornisce una giustificazione mitica alla sua invincibile spinta verso l’universalità.

Il mare è profondamente mutevole nelle sue passioni: ma quieto o minaccioso, o prorompente in tempesta, esso è pur sempre presente. Si sa dove si trova, la sua sede è palese, non c’entra. Esso non appare d’improvviso là dove un istante prima non era. Mancano al mare la segretezza e la subitaneità del fuoco; il fuoco sembra scaturire dal nulla, come una belva, e ce lo si può aspettare ovunque. Ma ci si può aspettare di trovare il mare solo là dove si sa per certo che sia.

E tuttavia non possiamo dire che il mare sia privo di mistero. Il suo mistero non consiste nella sua subitaneità, bensì nel suo contenuto. La vita multiforme che lo riempie, gli è peculiare come la sua evidente costanza. Così, la grandiosità dell’immagine del mare cresce se si pensa a ciò che il mare contiene: a tutte le piante, a tutti gli animali che vi trovano sede in sterminate moltitudini.

Il mare non ha alcun interno confine, non è suddiviso in regioni e in aree di popolazioni. Ha una sola lingua, uguale dovunque. Si può dire che nessun uomo sia escluso dal mare. Il mare non corrisponde esattamente ad alcuna delle masse conosciute, poiché il suo contenuto è troppo vasto. È tuttavia l’esempio di una umanità in sé quietata, che tutto comprende e nella quale sfocia ogni vita.”

(Elias Canetti, “Massa e potere”, ed. Adelphi)

P.s.: questo articolo poteva essere accompagnato da una foto dello scrivente in riva al mare, se solo lo scrivente fosse stato in riva al mare ed avesse avuto la volontà di farlo. Siccome ciò non è, e considerato che qualcosa lo scrivente vuole aggiungere, per non far sì che l’articolo stesso appaia come un mero copia e incolla, ecco che, di seguito, si propone un piccolo promemoria, che funga da monito per chi avesse voglia di tuffarsi nel mare (dell’amore? N.d.r.: contenuto tra parentesi abusivo) senza troppe accortezze. E quindi:

“Ma entrare nell’acqua senza sapere quanto sia profonda non conviene – volle osservare Aglaja”

(Fedor Dostoevskij, “L’idiota”)

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2 pensieri su “Il mare e le gocce (da “Massa e potere” di Elias Canetti)

  1. Il mare mi ricorda l’appassionante Mediterraneo di Pedrag Matvejevic (spero di non aver sbagliato il nome), un viaggio nella nostra civiltà

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