Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“L’Adalgisa. Disegni milanesi” (Carlo Emilio Gadda)

adalgisa

Non ci provo neanche a scrivere le mie impressioni sui dieci racconti che costituiscono “L’Adalgisa. Disegni milanesi”. Troppo adorabile e troppo odiosa, al tempo stesso, la scrittura colta di Gadda. La Milano di fine Ottocento e inizio Novecento sotto la lente minuziosa e lo sguardo satirico dello scrittore. Munitevi di vocabolario, se volete leggerlo. Scelgo, ad accompagnare quest’articolo, un brano tratto dalla nota n. 12 del settimo racconto, non perché simboleggi l’intero libro (così non è), ma perché, molto più semplicemente, mi è piaciuto il concetto di “desiderata platea”.

La prossimità nonché il commercio delle gente e’ sono grandemente appetiti dai vanitosi e da tutti quelli cui natura ha devoluto un temperamento narcissico: (indebitamente ritenuti socievoli e lodati come tali). Della società non gliene importa un cacchio: e vi si destreggiano secondo la brama e la tecnica centripeta del più puro egoismo. Ma “vogliono” gli altri, li vogliono vicini e fisicamente presenti: e di una cotal presenza godono, godono: perocché la straripante carica erotica del loro narcisismo ovvero autoerotismo ella necessita di una adeguata parete di rimbalzo cioè superficie di riflessione: di uno specchio grande, in poche parole. Gli umani funzionano per loro da specchio psichico: e, se essi talora li amano, soltanto li amano in quanto specchio lusingatore. Salotti, alberghi, piroscafi, e monti e spiagge balneari e marciapiedi dell’avenida e caffè ne vanno in rigurgito di cotestoro; e dovunque ne incontri.

Il meccanismo auto-erotico allogasi, qual più qual meno, in tutte le anime: nelle più ritenute e modeste, nonché nelle ciarliere ed ingenue: come quella del garzone di parrucchiere andaluso, venuto e trasmigrato dalle lontane sierre verso la sua “straordinaria speranza”.

(Carlo Emilio Gadda, “L’Adalgisa. Disegni milanesi”, ed. Adelphi)

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2 pensieri su ““L’Adalgisa. Disegni milanesi” (Carlo Emilio Gadda)

  1. Adorabile e nello stesso tempo odioso, hai detto bene, come sono quelli che riescono per una cosa o l’altra a “distinguersi” dalla massa, a non seguire la corrente comune. Che poi, per me, sono di solito più adorabili che odiosi. Trovo infatti strepitosa – e verissima – questa sua definizione del narcisismo umano. I racconti dell’Adalgisa mi aspettano da un po’, attendo il momento giusto per iniziarli 😉

    • Di sicuro la mia ammirazione per Gadda supera “l’astio” che di tanto in tanto avvero nel leggerlo, quando sono costretto a fermarmi per comprendere meglio. Personalmente preferisco “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” e “La cognizione del dolore”, però anche l’Adalgisa merita, altrimenti non mi sarei certo scomodato a pubblicare un articolo, per quanto inadeguato. 😀

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