Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Chiamate telefoniche” (Roberto Bolaño)

chiamate

“Parlammo tante altre volte. Ci furono settimane in cui la chiamai due volte al giorno, chiamate brevi, ridicole, dove l’unica cosa che volevo dire non gliela potevo dire, e allora parlavo di qualsiasi cosa, la prima cosa che mi venisse in mente, nonsense che speravo le strappassero un sorriso. Una volta mi prese la nostalgia e cercai di ricordare il passato, ma Clara si rivestì della sua corazza di ghiaccio e la nostalgia non ci metteva molto a passarmi. Quando si stava avvicinando la data della sua operazione le mie telefonate si intensificarono. Una volta parlai con suo figlio. Un’altra con Paco. Entrambi sembravano stare bene, si sentiva che stavano bene, se non altro meno nervosi di me. Probabilmente mi sbaglio. Di sicuro mi sbaglio. Tutti si preoccupano per me, mi disse Clara una sera. Pensai che si riferisse al marito e al figlio, ma in realtà il tutti includeva anche molti altri, molti di più di quanti io potessi immaginare, tutti. La sera prima del giorno in cui doveva ricoverarsi, chiamai. Mi rispose Paco. Clara non c’era. Da due giorni nessuno aveva sue notizie. Dal tono di Paco intuii che sospettava che potesse essere con me. Glielo dissi francamente: con me non è, ma quella sera desiderai con tutto il cuore che Clara arrivasse a casa mia. La aspettai con le luci ancora accese e alla fine mi addormentai sul divano e sognai una donna bellissima che non era Clara, una donna alta, con i seni piccoli, magra, con le gambe lunghe, gli occhi castani e profondi, una donna che non sarebbe mai stata Clara e che con la sua presenza la eclissava, la faceva apparire come una povera quarantenne tremante e sperduta. Non venne a casa mia.

L’indomani ritelefonai a Paco. Lo rifeci due giorni dopo. Clara continuava a non dare segni di vita. La terza volta che lo chiamai, Paco parlò di suo figlio e si lamentò del comportamento di Clara. Tutte le notti mi chiedo dove sia, disse. Dal tono della sua voce, dalla piega che stava prendendo la conversazione, capii che aveva bisogno della mia amicizia, l’amicizia di non importa chi. Ma io non ero in grado di dargli quella consolazione.”

(Roberto Bolaño, “Chiamate telefoniche”, ed. Adelphi)

Proseguendo a ritroso, dopo essere partito dal postumo “I dispiaceri del vero poliziotto”, e passato attraverso torrenziali capolavori come “2666” e “I detective selvaggi”, sono giunto ai quattordici racconti che compongono “Chiamate telefoniche”, raccolta apparsa nel 1997 per la prima volta e nella quale, a differenza che nei libri citati, la prosa ficcante, toccante, divertente di Bolaño si esprime non in storie lunghe centinaia di pagine, bensì nei più angusti, ma non meno interessanti, confini della dimensione-racconto. Chi, come me, leggerà queste storie dopo aver letto i mastodontici romanzi, coglierà, oltre che tematiche affini, anche alcuni personaggi che poi appariranno nelle voluminose opere, a partire da Arturo Belano. I racconti sono quasi tutti di livello elevato, mai scontati nel loro sviluppo, spesso con finale aperto all’immaginazione del lettore. I soggetti protagonisti sono i più vari, accomunati, la gran parte, da un senso di assurdo, precarietà, imponderabilità delle loro esistenze ai margini, che si tratti di prigionieri politici, di amanti disperati, di assassini o gendarmi feroci, o di scrittori alle prese con i loro miseri tentativi di emergere dall’anonimato, donando ordine a un caos che non è riducibile nemmeno con il mezzo della scrittura. La morte, la solitudine, l’amore, il sesso, queste parole così vaghe eppure così forti, trovano declinazione in questi racconti che, sebbene non raggiungano le vette espressive dei romanzi predetti, restano pur sempre una dimostrazione dell’abilità narrativa di Bolaño, scrittore che ho scoperto, direi quasi per fortuna, solo da poco tempo, e che consiglio caldamente.

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2 pensieri su ““Chiamate telefoniche” (Roberto Bolaño)

  1. Ricordo le circostanze di quell’incontro “quasi per fortuna”. Accolgo il consiglio, mi hai convinta.
    Io sto leggendo Bufalino, mi ha sempre presa moltissimo.
    Antonio, hai una pagina su anobii?
    Ciao.

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