Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Dolori precoci” (Danilo Kiš)

Kis

“Non si ricorda, signore? Nemmeno lei? Ecco, tutto quello che posso ancora dirle è che all’angolo c’era un pozzo, un pozzo artesiano, di fronte alla scuola. Lì vicino c’era una caserma, a sinistra, dietro l’angolo, all’altra estremità della strada. Noialtri ragazzini potevamo spingerci fin là. Non c’era molto traffico. E all’angolo, accanto alla caserma, c’era il capolinea dei tram (piccoli tram gialli e azzurri). Ah, sì, signore, dimenticavo di dirle che lungo la fila degli ippocastani, sulla destra, era stato scavato, alla vigilia della guerra, un rifugio a zig-zag. Lì si riuniva la nostra banda. Sì, forse questo particolare può aiutarla a ricordare: c’era un grande rifugio. Certo, di rifugi ce n’erano ovunque, ma ricordo bene che in nessuna strada, all’infuori della nostra, c’erano gli ippocastani. Naturalmente, questi sono semplici dettagli, ma voglio solo dirle che sono assolutamente certo che in quella strada c’erano gli ippocastani, mentre queste, signore, sono acacie, e non vedo nessun pozzo, e d’altronde mi sembra impossibile, forse lei si sbaglia, doveva essere un’altra strada a chiamarsi via Bem, questa mi pare troppo piccola. Comunque, la ringrazio, controllerò. Busserò a qualche porta e chiederò: Questa strada si chiamava via Bem prima della guerra? Perché mi sembra molto strano, signore, non credo che tanti ippocastani siano potuti scomparire così, almeno uno ne sarebbe rimasto, gli alberi, in fin dei conti, vivono a lungo, gli ippocastani, signore, non muoiono mica così facilmente.”

(Danilo Kiš, “Dolori precoci”, ed. Adelphi)

“Dolori precoci” è, come indicato nel retro di copertina, “un disordinato riaffiorare di ricordi”, distillati nell’arco di diciannove brevi racconti, in alcuni casi neanche superiore alla singola pagina. La prosa di Kiš è armoniosa, ricamata anche quando ci descrive la caduta di una castagna dall’albero, toccante nelle rievocazioni di un’infanzia anteguerra di chi non ritrova più le strade di un tempo, onirica in diversi passaggi. Ritroviamo Andi e altri personaggi nei diversi racconti, che comunque conservano ciascuno una propria autonomia. Benché sia un autore che da tempo mi orbita attorno, finora ho letto solo due libri di Kiš e devo dire che, pur considerando anche “Dolori precoci” meritevole di lettura, la mia preferenza, e quindi il conseguente consiglio, va a “Clessidra”.

“Quale pensiero mi indusse a nascondere questo archivio prodigioso in fondo alla nostra valigia, all’insaputa di mia madre? Fu senza dubbio la consapevolezza precoce che quello sarebbe stato l’unico patrimonio della mia infanzia, l’unica prova materiale che un tempo io ero esistito e che era esistito mio padre. Perché senza tutto questo, senza questi manoscritti e senza queste fotografie, oggi io sarei certo convinto che niente di tutto ciò è esistito, che si tratta di una storia inventata a posteriori che mi sono sognato e mi sono raccontato per consolarmi. L’immagine di mio padre sarebbe cancellata dalla mia memoria come tante altre e, tendendo la mano, afferrerei solo il vuoto. Crederei di aver sognato.”

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2 pensieri su ““Dolori precoci” (Danilo Kiš)

  1. Mi ha incuriosito

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