Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Una bellezza russa e altri racconti” (Vladimir Nabokov)

Nabokov

“- Non è per niente interessante – afferma il mio amico con uno sbadiglio afflitto. – Che cosa c’entrano tram e tartarughe? E comunque è tutto una gran noia. Una città straniera e noiosa dove, per giunta, la vita è cara…

Vicini come siamo al bar, possiamo distinguere chiaramente il divano, lo specchio e il tavolo sullo sfondo, oltre il corridoio. La donna sta sparecchiando. Appoggiato sui gomiti, il bambino osserva attento le illustrazioni di una rivista montata sul suo inutile sostegno.

– Cosa vedi là in fondo? – chiede il mio compagno e si gira lentamente, con un sospiro, e la sedia cigola stridula sotto il suo peso.

Laggiù, sotto lo specchio, il bambino siede ancora tutto solo. Ma adesso guarda verso di noi. Da quel punto può vedere l’interno del locale: l’isola verde del tavolo da biliardo, la palla d’avorio che gli è proibito toccare, la patina metallica del bar, un paio di camionisti grassi seduti a un tavolino e noi due a un altro. Si è abituato da tempo a questa scena e la sua vicinanza non lo sgomenta. Eppure io so una cosa: qualunque corso prenderà la sua vita, ricorderà sempre la scena che ha visto ogni giorno della sua infanzia dalla stanzetta in cui gli facevano mangiare la minestra. Ricorderà il tavolo da biliardo e il cliente notturno in maniche di camicia che arretrava il gomito bianco e aguzzo e colpiva la palla con la stecca, e il fumo grigiazzurro dei sigari, e il frastuono delle voci, e la mia manica destra vuota e la faccia sfregiata, e il padre dietro al bar che mi spilla un boccale di birra.

– Non capisco che cosa ci trovi d’interessante là in fondo – dice il mio amico, girandosi nuovamente verso di me.

Che cosa ci trovo d’interessante? Come faccio a spiegargli che ho intravisto i futuri ricordi di qualcuno?

(Vladimir Nabokov, “Una bellezza russa e altri racconti”, ed. Adelphi)

Sia pure giunto “solo” a pagina 417 delle 722 (escluse le note) che compongono il volume, ritengo di poter scrivere questo breve articolo e suggerire la lettura di “Una bellezza russa e altri racconti” che, come il titolo indica, raccoglie più di cinquanta racconti di Vladimir Nabokov, disposti in ordine cronologico dal figlio-curatore, e che integrano l’altra edizione italiana dei racconti dello scrittore russo, editi sempre dalla Adelphi con il titolo “La veneziana”. Non temo di cambiare idea in modo così radicale leggendo le prossime 300 pagine, anche perché mi sono accorto che la qualità dei racconti va migliorando con il passare degli anni (in cui furono scritti) e delle pagine che leggo.

Qualche giorno ho pubblicato un estratto da questo volume, e poco tempo prima le mie impressioni su “La vera vita di Sebastian Knight”, citando anche altri romanzi che ho letto in passato, per esempio “Lolita”, “Ada o ardore”, “Il dono”, che mi sono tornati alla mente, in un inevitabile confronto tra la dimensione dei romanzi, che in Nabokov è spesso fluviale, vorticosa, avvolgente, e quella più sintetica, ma non meno interessante, dei racconti. Di quest’ultimi, ce ne sono stati alcuni che non mi hanno colpito e che hanno patito proprio il paragone con i romanzi-capolavoro che avevo letto. La maggior parte, però, sono stati convincenti ed è stato curioso scoprire, sia pure a tratti e con l’ovvia consapevolezza del senno di poi, come diversi temi accennati in racconti di due o tre pagine, siano poi confluiti, negli anni successivi alla stesura degli stessi, nelle più articolate e corpose storie dei romanzi.

I temi dei racconti sono i più disparati, ma non potevano mancare, e infatti non mancano e anzi sono molto presenti, le riflessioni sul rapporto tra la finzione artistica e la cosiddetta realtà, sulla morte, sulle parole e la loro magia quando manipolate da sapienti narratori, e ovviamente sulle farfalle, tema che non stupirà di certo i più accaniti lettori di Nabokov. L’abilità descrittiva, che rende Nabokov capace di affascinare anche quando sta descrivendo un banale gesto quotidiano, qui è forse meno valorizzata, perché la brevità degli scritti impone scelte stilistiche diverse, ma si tratta pur sempre di Nabokov e quindi garanzia di una certa musicalità nella prosa (non so bene cosa io voglia dire con la parola musicalità, ma è ciò che mi viene in mente leggendo alcuni suoi brani).

Se dovessi consigliare un libro di Nabokov a chi non l’ha mai letto, forse non partirei da questi racconti, per la semplice ragione che secondo me ha scritto cose ben più ammaliante. Lo consiglio, invece, a chi abbia già avuto modo di apprezzare i romanzi e voglia, magari, prendersi una pausa dal vortice di parole dei romanzi stessi, godendosi Nabokov in pillole.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: