Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Sognare (un gatto) come atto di autoerotismo per eccellenza.

Pur avendo ormai assodato che il sogno è l’atto di autoerotismo per eccellenza, noialtri tuttora ipotizziamo che tra la realtà vissuta a occhi aperti e quella vissuta a occhi chiusi vi sia una certa differenza. Per esempio, a occhi aperti, percepiamo che qualcosa ci è successo solo a occhi chiusi, dunque distinguiamo tra “ciò che è frutto solo della nostra immaginazione” e “ciò che ha un qualche larvale fondamento nella cosiddetta realtà”. Eppure, noialtri che ci crediamo al di qua della linea di confine (il che non significa che lo siamo davvero) talvolta sentiamo che una falla gigantesca si sta aprendo nelle nostre sottili discriminazioni tra realtà e sogno. Può capitare, per dirne una, di sognare un gatto. Un gatto morto. Bianco e morto. Nel sogno, questo gatto s’infila nel nostro letto, ci tocca, fa le fusa (gergo felino), scodinzola, fa di tutto, insomma, per renderci felici, e ci riesce. Ora, questa storiella avviene mentre noi abbiamo gli occhi chiusi, e dunque, quando apriamo gli occhi, noi sappiamo che è stata solo un frutto della nostra immaginazione. Ciò non toglie che quella sensazione di avere il gatto addosso sia stata potente almeno quanto l’esperienza “reale” con il felino stesso ci aveva donato. La scienza spiegherà tutto ciò, ma a noialtri, nel cuore della notte, della scienza non può fregarci un cazzo. Noi sappiamo che quella sensazione notturna, vissuta da dormienti, è tutt’altro che fittizia o, per meglio precisare, è fittizia nella misura in cui poteva esserla quella provata quando il gatto era in vita. Tutto ciò, naturalmente, noialtri lo proviamo anche in relazione a situazioni meno feline, ma molto più umane, troppo più umane. A questo punto, però, noialtri, che siamo deliranti ma non ancora del tutto privati dell’organo chiamato cervello, preferiamo sorvolare su questioni più attinenti le misere/entusiasmanti relazioni/non relazioni tra esseri umani, e dunque rimandiamo a un altro capitolo l’affascinante (non dubitiamo che sia tale) argomento, certi che il lettore possa perdonare questa nostra colpevole fuga dalla scottante materia.

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Un pensiero su “Sognare (un gatto) come atto di autoerotismo per eccellenza.

  1. adminosari in ha detto:

    Colgo l’occasione per augurare un Buona Natale e Felice Anno Nuovo 🙂

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