Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Io, Carlo Dickens e il Regionale senza conducente”

(In attesa di scrivere su “Grandi speranze” di Dickens, che mi sta piacendo molto, riempio il vuoto del blog narrandovi una vicenda ferroviaria che ci ha visti involontari e piuttosto passivi protagonisti)

A Priverno, il “Regionale Roma – Minturno” si ferma, per consentire l’effettuazione di un apprezzabile esperimento di Trenitalia: “Il Regionale senza conducente”. Il conducente scende, perché ha finito il suo turno di lavoro. Il treno sta lì, in attesa che arrivi il Cambio alla guida. Il Cambio, però, non arriva, perché in altre misteriose faccende impelagato. L’impaziente e ingrato pubblico di passeggeri sembra non gradire la staticità algida del Regionale, che non si schioda dai binari. Qualcuno dice che è fermo perché deve passare il fratello bello, Mr. Intercity, altri ipotizzano che debbano passare i Re Magi, già in cammino verso la capanna. Nulla di tutto ciò. In realtà è in corso l’esperimento segreto. L’idea è di far percorrere il restante tratto senza nessuno in cabina di comando. Fallisce. Il malumore comincia a serpeggiare nei vagoni. S’inneggia già alla rivoluzione, sebbene non si sappia contro chi o che cosa. Carlo Dickens mi guarda e mi sussurra che, comunque, ci sono “Grandi speranze”. Io gli do retta e mi dico che, dopo tutto, potrei essere morto o altrove, ma la mia è bieca accettazione dell’infame destino ferroviario. Ben altri combattenti albergano nel mio vagone e di lì a poco la loro eleganza lessicale avrà modo di fare sfoggio di sé.

Il pubblico, infatti, non apprezza la novità. Il Regionale senza conducente non fa presa, forse perché non parte. Il conducente sceso scopre anch’egli la novità, resta basito nel sapere che non c’è il Cambio. La voce si sparge e per lui si fa dura, diventa il bersaglio d’insulti che altri meriterebbero più di lui. Il Cambio, infatti, potrebbe nel frattempo essere in un’alcova a frequentare altri tipi di binari. Oppure potrebbe essere morto, e in tal caso le maledizioni che cominciano a piovere su di lui sarebbero inutili anche per coloro che avessero avuto prove sulla loro utilità.

– Roba da “Striscia la notizia”! – s’infervora una signora che però ha scordato a casa la divisa da Gabibbo e nella pancia della mamma le cosce da velina.

– In Africa! In Africa dovete andare! – esclama con foga un signore, forse un organizzatore di tour turistici.

– Faccio bene io quando non pago il biglietto… – rivendica un altro, quasi sentendosi in colpa per averlo pagato, oggi, il biglietto.

– Io mi devo alzare fra tre ore! – urla furente una signora, che però non specifica da dove si debba alzare, visto che è già alzata, e ci lascia così, dubbiosi sulla sua sorte.

Carlo Dickens mi guarda di nuovo e ribadisce che ci sono “Grandi speranze”. Sarà, ma il treno non parte.

Poi, il lampo di genio. Visto che il treno non parte senza conducente, bisogna sopprimerlo. Non collabora all’iniziativa, mi pare giusto. Mannaia. Soppresso. La voce circola in modo incontrollato, pare che si debba andare tutti sull’altro binario, sta arrivando un Regionale con conducente, uno della vecchia guardia, uno che gli esperimenti non vuole neanche sapere cosa siano. La fiumana s’ingrossa. Anch’io e Carlo Dickens scendiamo dal treno e ascoltiamo un’altra serie di gentili complimenti indirizzati verso imprecisati “ladri”. Il conducente che ha terminato il lavoro giornaliero continua nella sua funzione di sacco, i cazzotti verbali per poco non diventano cazzotti manuali; dell’altro conducente, il Cambio, non si hanno notizie. Qualcuno dice che già si sono tenuti i funerali, altri lo danno alle Maldive in compagnia di quattro svedesi allupate.

Io e Carlo Dickens corriamo verso il nuovo treno, carichi di “Grandi speranze”, in mezzo a una massa inferocita, dolente, sudata, schiumante rabbia. Carlo mi tocca sulla spalla, poi si avvicina all’orecchio e mi dice di guardare laggiù. Guardo. I Re Magi ci sono davvero, c’è pure la Cometa sulla loro testa. È Natale, ormai. Ci sono davvero “Grandi speranze” per tutti noi.

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3 pensieri su ““Io, Carlo Dickens e il Regionale senza conducente”

  1. eheheh scene classiche, per romanzi classici…

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