Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Roberto, Antonio.

Roberto e Antonio tra loro non si conoscevano, non potevano conoscersi, perché erano nati in epoche differenti, uno in Europa, l’altro in America Latina, e quando Antonio morì, Roberto aveva solo dieci anni. Roberto e Antonio avevano in comune la scrittura. Tutti e due erano stati scrittori. Sul resto c’è poco da dire, perché Roberto e Antonio non solo non si conoscevano tra loro, ma neanche conoscevano me, né avrebbero potuto conoscermi. Per Antonio conoscere me, un suo omonimo, sarebbe stato impossibile, perché Antonio morì nel 1963, mentre Roberto, in teoria, avrebbe potuto conoscermi, essendo egli nato nel 1953 e morto nel 2003. Però nemmeno Roberto mi ha conosciuto. Io però Roberto l’ho conosciuto, anche se me l’hanno presentato citando il suo cognome, cioè Bolaño. A una festa, un ragazzo mi disse che avrei dovuto leggerlo, e io, dopo qualche anno, lo lessi, e mi piacque il suo modo di scrivere. Antonio me lo presentò qualche suo collega scrittore, ma non ricordo bene, e anche in quel caso mi fu presentato con il cognome, cioè Delfini. Roberto e Antonio sono stati per alcuni giorni a casa mia, vicini, sullo stesso scaffale, e non so se si sono parlati attraverso le loro pagine. Ricordo però che, quel giorno di fine settembre, andai in biblioteca per prendere chissà cos’altro, e alla fine uscii con Roberto e Antonio tra le mani. Alla fermata dell’autobus c’era un ragazzo, un uomo anzi, poco più grande di me. Io lo conoscevo, ma poco, quel tanto che basta per far sospettare che una conoscenza più approfondita avrebbe potuto essere interessante. Io conoscevo di più il fratello di quest’uomo, anzi lo conosco. Insomma, alla fermata io e quest’uomo c’incontrammo e cominciammo a parlare di libri. Lui mi chiese quali libri avessi in mano ed io gli mostrai Roberto e Antonio, cioè Bolaño e Delfini. Lui mi disse che aveva sentito parlare molto bene di Bolaño e che prima o poi avrebbe dovuto leggerlo anche lui. Io, che ancora non avevo letto Bolaño, cioè Roberto, gli dissi che ero curioso di scoprirlo, perché anche a me ne avevano parlato bene. Su Antonio, su Delfini, mi disse che aveva letto un saggio di Cesare Garboli che ne tesseva le lodi, ma che, anche in quel caso, non poteva darmi un giudizio diretto. Gli dissi che, nel caso, gli avrei fatto sapere. Poi discutemmo un po’ di alcuni autori che piacevano a entrambi, e quando arrivammo a Dostoevskij, io gli dissi che avevo riletto diverse volte le opere del russo. Lui mi disse che rileggere era importante, che anche a lui piaceva, ma che c’era una controindicazione, e cioè la sensazione che, rileggendo certe opere, se ne lasciassero fuori altre, e siccome il tempo a disposizione non è mai abbastanza, allora era combattuto se rileggere o leggere cose nuove. Dopo qualche minuto, arrivò un’auto di un altro mio amico, che era già quasi carica. Io salii a bordo, scusandomi con quell’uomo-ragazzo amante dei libri, lui mi disse di stare tranquillo che tanto stava arrivando l’autobus. Lo salutai.

E poi scopro, un giorno, che lui è morto. Ripenso ad alcuni dettagli di quella nostra breve discussione, per esempio al tempo che non è mai abbastanza . Eravamo rimasti d’accordo che gli avrei fatto sapere cosa ne pensavo di Antonio e Roberto. Ora posso sospettare che lui avesse ben altri pensieri per la testa, ma se dovessi scegliere un’istantanea per ricordarlo, inquadrerei i suoi occhi mentre sta parlando di libri. E poi, poi basta, non ho altro da aggiungere.

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6 pensieri su “Roberto, Antonio.

  1. Incontri che a volte rivelano ancora, a distanza di tempo.
    E come per i libri mancati, chissà quanti incontri mancati….

    (P.S.: hai una bella interiorità)

  2. Il tempo non è mai abbastanza, e spesso ce ne accorgiamo proprio nel momento in cui qualcuno scompare per sempre. Bisognerebbe viverlo e goderselo meglio il proprio tempo, senza stress e patemi d’animo. Per quanto riguarda i libri, a me capita ogni tanto di essere presa da un’ansia famelica verso un autore o l’altro, come se avessi quasi il timore di non aver abbastanza tempo per leggere e inglobare dentro di me tutto ciò che di letterariamente bello esiste al mondo, poi mi rendo conto dell’assurdità della cosa e cerco di darmi una calmata 🙂

  3. I dispiaceri della vita

  4. Pingback: “Chiamate telefoniche” (Roberto Bolaño) | Tra sottosuolo e sole

  5. Andrea Bianchi in ha detto:

    Molto bene. Provato con Delfini, senso di spossatezza e psicanalisi avant la lettre. Messo da parte. Una volta laureato e diplomato invece, ho avuto un’estate per scoprire R.B. E non ho ancora finito perché ci sono stati comunque giri e rigiri, oltre alla stesura di un’ottantina di articoli (ma non per un blog, per linkedin). Mi sembri una persona molto intelligente e anche se questo pezzo ricalca un po’ troppo il semidio RB avrei immenso piacere di aprire un dialogo con te. Mi sembra di capire che hai un anno in meno di me e avrei gran curiosità di iniziare un confronto sulla tua esperienza con RB anche perché volevo finalmente scriverci un articoletto. Grazie e a presto, spero

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