Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Plagio involontario” (oppure “Gomiti sul tavolo, testa nelle mani”)

Considerando che di esseri umani, sulla terra, ne sono passati un po’, diventa difficile esprimere un pensiero originale o che non sia la brutta copia di un altro. Anche questo che sto scrivendo è già stato formulato da qualcuno, mescolando le parole in modo magari non identico al mio, ma certo sullo stesso tema. Tutto questo preambolo (ma ricordiamolo ancora: “La nostra forza è nel preambolo”) serve solo per dire che l’altro giorno stavo cercando una forma scritta per un contenuto confuso che ballonzolava nella mia testolina. Non avevo nemmeno una citazione pronta per l’occasione. Sulle citazioni, ma questa è una parentesi anche senza che l’abbia ufficialmente aperta con i segni convenzionali, il discorso è ambiguo, ma a me servono, quando devo esprimere qualcosa che qualcuno ha detto prima e meglio di me, qualcosa che, lo sento, non saprei esprimere meglio. Niente, la citazione adatta non l’avevo e allora mi sono messo lì, con i gomiti sul tavolo e la testa tra le mani (n.d.r.: da non prendere tutto alla lettera), a cercare le parole adeguate a quel pensiero strisciante. Infine, a farla breve (lo so che ho già abusato della pazienza dell’amabile* lettore), sono riuscito a scrivere una cosa che per cinque secondi mi ha soddisfatto. Al sesto secondo, non solo la soddisfazione si era già trasformata in insoddisfazione totale, ma ho avuto anche una sorpresa. Ho scoperto, in maniera del tutto casuale (ma cos’è il caso? Altra mega-parentesi che chiudo subito), che, contrariamente a quanto ritenevo, c’era una citazione pronta all’uso, ed era persino di un autore che io stimo, che ho letto, ma del quale non avevo letto quella frase che avrebbe fatto al caso mio, che mi avrebbe risparmiato la fatica di trovare le parole, che mi avrebbe soprattutto risparmiato di mettermi con i gomiti sul tavolo. Con sommo sgomento ho scoperto che non solo il tema da lui trattato era il medesimo, ma che le sue parole non erano così differenti dalle mie, anzi, a dirla tutta io, scrivendo, avevo commesso un plagio, involontario ma pur sempre un plagio. La cosa strana è che leggendo la sua versione dei fatti, non ho provato quel senso d’insoddisfazione che avevo provato rileggendo il mio scritto, e questo credo avesse a che fare sia con la sua maggiore capacità espressiva, sia con qualche altra cosa che riguarda il rapporto tra autore, testo e lettore, un “qualche altra cosa” che però, siccome non ho voglia di tornare con i gomiti sul tavolo e la testa tra le mani, lascerò cadere nel vuoto siderale. Mal che vada, aspetterò la citazione adatta.

*perché ogni tanto bisogna far intendere ai propri lettori che c’è dell’affetto.

P.s.: siccome voglio bene ai lettori, ho deciso che questo scritto non prevede che si vada a capo.
P.p.s.: anche questo post è stato scritto per tergiversare, in attesa di qualcosa di meglio.

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3 pensieri su ““Plagio involontario” (oppure “Gomiti sul tavolo, testa nelle mani”)

  1. Non che abbia importanza, perché in fondo è più importante ciò che hai voluto esprimere nel tuo post, ma non riesco a tenere a freno la mia dannata curiosità… qual è la citazione a cui alludi?

    • Un brano di Gilles Deleuze sul desiderio come amore per il “paesaggio” che sta dietro una donna (o un uomo). Nel caso, la pubblicherò per intero in un articolo apposito, per non bruciarla in un commento. 🙂

  2. In fondo, hai trovato la quadra… 😀
    Nicola

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