Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

La libera scelta di un libro non è così libera (ovvero sugli effetti postumi della sangria)

Scienziati, filosofi, romanzieri, poeti, sociologi, psicologi, politici, antropologi e via seguitando, non hanno dedicato abbastanza tempo alla risoluzione di un problema che ritengo fondamentale per le sorti dell’umanità intera, cioè la scelta del “Prossimo Libro Che Dovrò Leggere”, che nel seguito di quest’articolo chiameremo, per comodità e amicizia, Prossimo Libro, privandolo anche delle virgolette, cosa che il Prossimo Libro non ci rimprovererà. Le moderne tecnologie ci aiutano, se non a trovare le risposte, a diffondere le domande, e allora eccomi qui, amici lettori del blog e non solo, a interrogarmi su questo dilemma.

“Che libro mi consiglieresti?” Quando qualcuno mi chiede di consigliargli un libro, mi rendo conto della differenza enorme che c’è tra il rivolgersi a un pubblico imprecisato, quale per esempio quello del blog, e il rivolgersi a una persona specifica. Nel primo caso, proprio perché il pubblico è imprecisato, posso esprimere il mio apprezzamento per un testo senza che questo comporti ragionamenti che invece subentrano nel secondo caso, quando percepisco che si tratta di consigli fondati sul nulla, se non su un’ipotetica conoscenza dell’altro; quindi, nel dubbio, mi rifugio su nomi che considero “sicuri”, pur consapevole che questi nomi sono “sicuri” solo per me, mentre all’interlocutore potrebbero fare schifo o, peggio, risultare indifferenti. In ogni caso, siccome non si tratta (almeno non sempre) di vita o di morte, mi gioco i nomi “sicuri” e poi si vedrà.

Molto peggio, però, mi appare un’altra situazione, quella che mi ha indotto a scrivere queste parole deliranti: non sapere quale libro consigliare a me stesso. Dovrei conoscermi, dovrei sapere di cosa ho bisogno in quel momento e invece no, talvolta mi capita di brancolare nel buio e affidarmi all’idea che deciderò su base istintiva quando mi troverò di fronte allo scaffale di casa, di una libreria o di una biblioteca. Quel pensiero non mi fa dormire sereno (si fa per dire, eh). Non si tratta di una situazione che mi capita spesso, perché di solito, prima ancora di finire un libro, so già quale direzione prenderò, sebbene non nello specifico. Talvolta, però, c’è la situazione di stallo. Finisco un romanzo e mi domando: “E adesso?”

In linea teorica, sento di essere libero nella scelta di ciò che dovrò leggere (ovviamente c’è anche la possibilità che io possa, per un certo periodo, non leggere alcunché, ma quest’ipotesi non la prendo in considerazione in quest’articolo). Non avendo un coltello puntato alla gola, sono libero di scegliere. Eppure bastano pochi momenti di riflessione (n.d.r.: immaginare “l’uomo che riflette” con il mento appoggiato sul palmo della mano e il gomito su un tavolo) per comprendere che non sono così libero come immaginavo. Ho scritto prima che, in questi casi di stasi, decido di affidarmi a una sorta d’istinto che dovrebbe guidarmi quando mi trovo dinanzi ai libri schierati, ciascuno che mi reclama con fare languido. Ebbene, non riesco a capire se questo istinto è davvero tale oppure non è altro che una maschera dietro la quale si presentano condizionamenti più o meno palesi che io credo di non avere e che invece ho.

Per spiegare come la scelta non sia così libera, basta comunque già ragionare su una serie di limiti dovuti a circostanze diverse, che restringono quel margine di libertà che ingenuamente si potrebbe ritenere molto ampio, o addirittura, se visionari, assoluto. Ci sono limiti di carattere generale, che possono essere la disponibilità economica oppure l’irreperibilità di un testo uscito fuori stampa e rintracciabile solo usato, ma su questi non mi soffermerei granché, perché palesi. Poniamo il caso (che poi è il mio caso) che io abbia deciso di prendere in presto i libri da una biblioteca. Questo già restringe il margine di scelta, ma io posso sentirmi ancora libero perché ricorrere alle biblioteche (e non alle librerie e quindi al portafogli) è stata una mia decisione libera (sebbene la questione portafoglio meriterebbe un approfondimento e soprattutto un ingrossamento della liquidità; ma sorvoliamo anche su questo: alla fine sorvoleremo su tutto).

Una volta optato per le biblioteche, si comprenderà come non tutte le biblioteche siano facilmente raggiungibili per chi abbia l’urgenza di avere un libro tra le mani. Si dà il caso (sempre lo stesso di prima) che il soggetto abbia nel suo paese una biblioteca a disposizione, ma abbia letto già molti libri presenti nella stessa, soprattutto molti romanzi, che sono ciò che al momento più gli interesserebbe avere. Allora decide di rifornirsi da una biblioteca di qualche paese limitrofo. Sente di essere ancora libero perché è lui ad aver deciso che non deve recarsi nella biblioteca del suo paese ma in un’altra. (A questo punto, in piena schizofrenia, non si parlerà più di un soggetto qualsiasi, ma di me). Le biblioteche più vicine si trovano nei paesi X, Y e Z, tra i quali io, liberamente, dovrò scegliere. La scelta, però, subito è condizionata perché, dopo un rapido giro di telefonate volte ad avere notizie circa gli orari di apertura, scopro che nel paese Z la biblioteca è al momento chiusa per cambio della sede. Restano, quindi, le biblioteche dei paesi X e Y. Un campo già ristretto ma all’interno del quale posso ancora muovermi liberamente.

Sennonché, c’è un problema. La biblioteca del paese X, pure molto fornita, non ha tutti gli scaffali accessibili. Quelli al piano superiore sono preclusi al pubblico; è possibile prendere i volumi in prestito, ma non girare tra gli stessi. Bisogna già sapere cosa si cerca, dirlo agli addetti e aspettare che il libro sia reperito. Il motore di ricerca presente nel sito web del sistema bibliotecario consente di scegliere il libro, ma qui già mi appare evidente che la mia scelta non sarebbe più libera, bensì pesantemente condizionata dalla mia personale formazione. Sarei portato, per ignoranza di altri testi e per attitudine, a cercare certi determinati autori piuttosto che altri. Io, però, che sotto un certo aspetto sarei libero anche usando il motore di ricerca in modo preliminare all’accesso fisico in biblioteca, voglio di più, voglio girare tra gli scaffali e avere a disposizione una più vasta gamma nella quale scegliere, includendo anche autori che ancora non conosco e che potrebbero incuriosirmi, magari strizzandomi l’occhio.

(Nota bene: ho dimenticato di scrivere che una prima scrematura è stata fatta quando ho deciso di non rileggere libri già letti, opzione che invece adotto in analoghe circostanze)

Mi trovo nella biblioteca del paese Y e comincio a girare tra gli scaffali. A un certo punto, estraggo dalla tasca un foglio, nel quale avevo segnato, nel corso di una precedente escursione nella biblioteca di Y, una serie di titoli. Ecco, mi sto auto-condizionando, della mia libertà, di quella libertà che desideravo per oggi già cominciano a perdersi le tracce. Ripongo il foglietto e giro, giro, giro, ecco lo scaffale della letteratura italiana, dalla A alla Z, poi passo a quella inglese, alla spagnola, alla francese, all’americana e non può mancare la russa. Sono ancora in alto mare, ma avverto di non essere così libero come credevo, perché se lo fossi, in linea teorica, potrei anche prendere un libro a caso, sarebbe comunque una mia scelta e non potrei obiettarmi nulla. Ma non sono libero, perché alcuni testi li scarto senza neanche degnarli di una carezza, mentre altri li prendo in mano, li apro, leggo qualche passaggio e poi li poso, perché sento che non è il momento per leggere proprio quel libro.

Il tempo scorre, ormai è da un’ora che giro tra gli scaffali e ancora non ho preso una decisione. C’è quel Nabokov lì che m’intriga, ma no, non adesso, lo prenderò un’altra volta. E perché non adesso? Cosa mi dice che non devo prenderlo oggi? Non lo so, ma non lo prendo. Buzzati, Lawrence, Calvino, Maupassant, Bianciardi, Strindberg, James e altri mi guardano, cercano di attirarmi a sé ma io resisto alla loro corte, riaffermo la mia libertà di scelta, ma con il passare del tempo mi rendo conto che se volessi essere davvero libero non dovrei scegliere nulla. Poi, senza neanche sapere come, mi ritrovo al bancone, di fronte al responsabile della biblioteca, ad apporre la mia firma sulle due schede estratte dai libri che, alla fine, ho preso in presto, cioè “Il ricordo della Basca” di Antonio Delfini e “I dispiaceri del vero poliziotto” di Roberto Bolaño. “Senza neanche sapere come”, ho scritto, ma non è vero, devo ammettere di aver perso, la mia scelta non è stata libera. Di Delfini ho letto solo un altro piccolo libro e non mi aveva neanche convinto, ma, ci penso bene, un motivo per cui l’ho scelto c’è. Lui è da anni segnato su un foglio che ho a casa, e passandogli vicino, anche se non mi ha fatto l’occhiolino, mi sono ricordato di lui, ho fatto finta di nulla, ma poi ho ceduto, perché lo avevo già cercato altrove e in altra epoca, e quando credevo di averlo dimenticato, eccolo che mi si ripresenta laddove non me l’aspettavo. Bolaño, poi, deve tutto alla sangria. Non ho mai letto nulla di suo, ma tre anni fa, invitato a casa di una mia amica, conobbi alcuni ragazzi; si parlava di letteratura e in particolare di David Foster Wallace. A un certo punto, un tizio che, come me, stava bevendo della sangria, mi disse: – Tu, per come parli di letteratura, dovresti leggere Roberto Bolaño.

Bene, amico di una sera di cui non ricordo né il nome né il volto, sappi che, dopo tre anni, quel tuo consiglio ha avuto l’effetto che desideravi. Mi hai guidato nella scelta, non sono stato libero come volevo, ma non importa, tra qualche giorno saprò dirti se ho apprezzato Bolaño almeno quanto la sangria di quella sera.

(L’autore specifica di aver scritto l’articolo senza fare ricorso né alla sangria né ad altra sostanza alterante il suo equilibrio psichico; l’autore si scusa, altresì, con la figura del “Prossimo Libro Che Dovrò Leggere”, perché si è accorto solo adesso, a chiusura di articolo, di non averlo più citato dopo la premessa iniziale, neanche nella formula amicale di Prossimo Libro)

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15 pensieri su “La libera scelta di un libro non è così libera (ovvero sugli effetti postumi della sangria)

  1. Ahi come capisco! Sto centellinando Cerami in attesa di trovarne altri (in attesa che biblioteche/mercatini/portafogli me ne procurino altri), nel frattempo, senza nessuna ragione, mi sono buttata in una sorta di maratona Wu Ming, che neanche mi entusiasmano.
    Il Prossimo Libro è uno dei grandi misteri dell’ universo, assieme agli effetti della sangria 😀

  2. Sono un’accumulatrice, quindi Prossimo Libro spesso mi attende a casa, giro un po’ fra le stanze in attesa che qualcuno di faccia avanti. A meno che non attraversi un periodo monotematico: ora, ad esempio, ho deciso di comprare pian piano tutto il Calvino che mi manca.

    • Questo post è ovviamente riferito ai periodi di “crisi da Lettore”. Ho anch’io, spesso, delle fasi monotematiche, nel corso delle quali leggo (o rileggo) tutto di un autore. Inoltre, quando posso (vedi questione portafoglio) accumulo anch’io, e in effetti avevo dei libri in casa, ma nessuno mi “prendeva”.
      In quanto a Calvino, mi pare un ottimo intento, il tuo. Ieri stavo per prendere “Palomar”, che ancora manca alle mie letture, e prima o poi mi deciderò anche a leggere la “trilogia degli antenati”.

  3. roceresale in ha detto:

    Quindi, che libro è che mi consigli? 😉

  4. Inoltre, la faticosa operazione di scegliere il caro “Prossimo Libro” fa sì che si debbano accantonare (ancora una volta) tutti i candidati al titolo, spesso per una scelta istintiva :-).
    Non riesco a ricordare cosa diceva Canetti a proposito dei libri non letti/che non leggeremo mai e in quale sua opera l’abbia trovato….
    Ah, la mia memoria!

    Il tuo articolo mi è piaciuto: vero, divertente, ironico.

    • Grazie. Non ricordo neanch’io cosa diceva Canetti in merito, ricordo che scrisse, in “Auto da fé”, che “la miglior definizione di patria è: biblioteca”. 🙂

      • “Tra le cose essenziali che si preparano dentro di noi vi sono gli incontri rinviati. Può trattarsi di luoghi e di uomini, di quadri come di libri, ecc…” da “Il gioco degli occhi”.
        Non lo scrivo tutto per non invadere dato che è lungo (lo trovi scritto oggi nel mio blog, se ti interessa), io lo trovo un brano poetico.
        Bel blog il tuo, un gran lavoro, complimenti.

  5. Pingback: “I dispiaceri del vero poliziotto” (Roberto Bolaño) | Tra sottosuolo e sole

  6. Pingback: Roberto, Antonio. | Tra sottosuolo e sole

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