Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Qualcosa da poter lasciare un segno…” (estratto da Faulkner)

faulkner

“- Sì, – disse Judith. – Oppure distruggetela. Come volete, leggetela se volete oppure non leggetela se non vi pare. Perché si fa così poca impressione, vedete. Tu vieni al mondo e tenti e non sai perché solo continui a tentare e vieni al mondo insieme a un mucchio di altre persone, tutta aggrovigliata a loro, come loro tentanto, dovendo muovere braccia e gambe con cordicelle, solo che le stesse cordicelle sono legate a tutte le altre braccia e gli altri tentano tutti quanti e non sanno perché, tranne che le cordicelle si impicciano tutte a vicenda come sarebbe a dire cinque o sei persone tutte intente a cercar di fare una stuoia sullo stesso telaio solo che ciascuna vuol tessere la stuoia secondo il proprio disegno; e non può avere importanza, sapete, sennò coloro i quali impiantarono il telaio avrebbero predisposto le cose un po’ meglio, eppure deve avere importanza purché tu seguiti a tentare o a dover continuare a tentare e poi tutt’a un tratto è finita e tutto quel che ti rimane è un blocco di pietra con qualche scalfittura sopra purché ci sia stato qualcuno a ricordarsi di far scalfire e collocare il marmo, o chi ne abbia avuto il tempo, e ci piove sopra e il sole ci splende e dopo un po’ non si ricordano neppure il nome e quello che le scalfitture tentavano di dire, e non ha importanza. E così forse se tu potessi andare da qualcuno, quanto più estraneo tanto meglio, e dargli qualcosa – un pezzo di carta – qualcosa, qualunque cosa, non certo perché abbia un significato in sé e gli altri non debbono neppure leggerlo o tenerlo, nemmeno preoccuparsi di buttarlo via o distruggerlo, almeno sarebbe qualcosa di giusto perché sarebbe accaduto, sarebbe ricordato quand’anche solo passando da un mano all’altra, da una mente all’altra, e sarebbe almeno una scalfittura, qualcosa, qualcosa da poter lasciare un segno su qualcosa che fu una volta per il motivo che può morire un giorno, mentre il blocco di pietra non può essere è perché non può mai diventare fu perché non può mai morire o perire…”

(William Faulkner, “Assalonne, Assalonne!”, ed. Garzanti)

Sto leggendo questo romanzo di Faulkner, che mi sta confermando ancora una volta la sua grandezza. In attesa di scrivere un articolo con le mie indegne impressioni, ho ritenuto opportuno condividere con voi questo passaggio del romanzo stesso. Mentre lo leggevo, ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa che, di per sé, giustificasse la scrittura e la mia passione per la lettura. Tempo fa scrissi un articolo semiserio, elencando i “35 motivi semiseri per amare la Letteratura”. Ecco, questa pagina di Faulkner non ha bisogno di motivazioni. È letteratura.

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3 pensieri su ““Qualcosa da poter lasciare un segno…” (estratto da Faulkner)

  1. E’ immenso, ha una capacità di usare la parola più opportuna, quella deputata a far vivere immagine nitida, quella che mancando darebbe tutt’altra qualità. Uno dei miei preferiti di tutti i tempi

    • Riesce a rendere “sopportabile” anche gli eccessi, le frasi ridondanti, perché il lettore (almeno a me capita) sente che non sono vuote, ma dense.
      Devo dire, inoltre, che, non conoscendo io la versione in lingua originale, faccio un applauso virtuale anche ai traduttori di Faulkner.

      • E’ una lettura molto complessa, in inglese e in italiano. Bisogna sapere che l’andamento di Faulkner è molto particolare e cogliere le sfumature dei significanti talvolta difficile, ma regala a chi lo sa apprezzare, momenti di altissima letteratura.

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