Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Uno scherzetto” (Anton Cechov)

cechov

“Nel circolo sociale di X si dava a scopo benefico un ballo mascherato o, come lo chiamavano le signorine del luogo, un bal-paréi.

Eran le dodici di notte. Gl’intellettuali senza maschera, che non ballavano, – erano cinque, – stavan seduti nella sala di lettura davanti a un gran tavola e, cacciati nasi e barbe nei giornali, leggevano, sonnecchiavano e, secondo l’espressione del locale corrispondente dei giornali della capitale, un signore molto liberale, “pensavano”.

Dalla sala comune giungevano le note della quadriglia di Arcolaio. Vicino alla porta, picchiando forte i piedi e facendo tintinnare il vasellame, non facevano che passar di corsa i camerieri. Nella sala di lettura invece regnava un profondo silenzio.

– Qui, mi pare, saremo più comodi! – s’udì a un tratto una voce bassa, soffocata, che sembrava provenir da una stufa. – Venite qua! Qua, ragazzi!

La porta s’aprì, e nella sala di lettura entrò un uomo largo, atticciato, vestito da cocchiere e con un cappello ornato di penne di pavone, in maschera. Subito dietro a lui entrarono due dame mascherate e un cameriere col vassoio. Sul vassoio c’erano una bottiglia panciuta di liquore, tre bottiglie di vino e alcuni bicchieri.”

(Anton Cechov, “Uno scherzetto”, ed. Biblioteca Universale Rizzoli)

Il vantaggio di aver scoperto Cechov da non molti anni consiste nel fatto che, tuttora, quando sono a corto di letture, posso rifugiarmi nei suoi racconti ed essere quasi certo che non resterò deluso. Così è accaduto anche con “Uno scherzetto”, titolo che fu dato al terzo di dodici volumi editi dalla B.U.R. ormai molti decenni fa, nei quali erano raccolti tutti i racconti scritti dall’autore russo. In questo libro sono presenti trentotto storie, la gran parte delle quali si attestano su un registro giocoso, ilare, umoristico. Le tracce del tragico, che caratterizzeranno la produzione più matura e quella teatrale di Cechov, sono più rare e predominano solo in alcuni dei racconti presenti.

Cechov è una fucina pressoché inesauribile sotto il profilo narrativo, i suoi personaggi sono i più vari e le vicende traggono spunto, spesso, da episodi della quotidianità che potrebbero apparirci irrilevanti, ma che lui riesce a sublimare. Possiamo così assistere a un sottoufficiale fanatico dell’ordine e alle sue strambe pretese, a uno studente squattrinato che conta le costole della sua coinquilina per motivi di “studio”, ai bevitori nelle bettole, all’uomo che pronuncia le parole “ti amo” per puro scherzo, allo scrittore che, in attesa di tempi migliori, scrive assurdi slogan pubblicitari, o ancora ai giudici che, dismessa la toga, bighellonano in osterie e alberghi ambigui. Insomma, l’umanità variegata offre a Cechov materia viva per le sue narrazioni, e lui offre a noi lettori delle storie godibili, molto brevi ma al tempo stesso dense.

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6 pensieri su ““Uno scherzetto” (Anton Cechov)

  1. Vedo che siamo sintonizzati sulla letteratura russa, per ora…

  2. Bel post, mi piace! 🙂

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