Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il sogno di mia madre” (Alice Munro)

il_sogno_di_mia_madre

“Era convinta che non avrebbe mai più potuto dare importanza al tipo di stanza in cui sarebbe vissuta, né agli abiti che avrebbe indossato. Non sarebbe più ricorsa a quel genere di espediente per far capire agli altri chi era e com’era. Nemmeno per capirlo lei. Quel che aveva fatto bastava, diceva tutto.

Stava facendo ciò di cui aveva sentito raccontare e di cui aveva letto. Quello che Anna Karenina aveva fatto e che Madame Bovary aveva sognato. Quello che aveva fatto un insegnante della scuola di Brian con una delle segretarie. Era scappato con lei. Si chiamava così. Scappare con qualcuno. Prendere il volo. Se ne parlava con disprezzo, con sarcasmo e invidia. Era adulterio portato a conseguenze un po’ più estreme. Chi lo faceva, quasi sempre aveva già una relazione da un pezzo, aveva commesso adulterio per un certo tempo, prima di diventare tanto disperato o audace da affrontare quel passo. In rarissimi casi la coppia azzardava il vanto di un amore non consumato e teoricamente puro, ma di individui simili – ammesso che qualcuno fosse disposto a prestar loro fede – si pensava non solo che si prendessero troppo sul serio, ma quasi che fossero di una sconsideratezza devastante, pressoché analoga a quella di chi rinuncia a tutto per andare a sfidare la fortuna in qualche paese povero e pericoloso.

Gli altri, gli adulteri, erano visti come irresponsabili, immaturi, egoisti, per non dire crudeli. E fortunati. Fortunati perché il sesso consumato in macchina o sui prati o tra le lenzuola sporche dei rispettivi letti matrimoniali o, ancora più spesso, come in questo caso, nei motel, doveva essere stato splendido. Altrimenti non avrebbero avuto un tale desiderio della compagnia dell’altro a tutti i costi, né la certezza che il loro futuro insieme sarebbe stato migliore e diverso da ciò che aveva riservato loro il passato.

Diverso. Era questo ciò che Pauline doveva credere ora: che esistesse una sostanziale differenza all’interno di vite, matrimoni o unioni tra le persone. Che in alcuni casi si verificasse un’urgenza, una fatalità che in altre circostanze era assente. Naturalmente, avrebbe sostenuto la stessa cosa anche un anno prima. La gente lo dice, e pare convinta, ciascuno sembra sempre credere di vivere un’esperienza unica, speciale, anche quando tutti gli altri sono in grado di vedere che non è affatto così, e che chi parla non sa quel che dice. Pauline, al tempo, non avrebbe saputo quel che diceva”.

(Alice Munro, “Il sogno di mia madre”, ed. Einaudi)

L’indolenza odierna, più acuta di quella che già solitamente mi attanaglia, m’impedisce di scrivere su “Il sogno di mia madre” di Alice Munro. Nel consigliarvene la lettura, aggiungo solo che si tratta di un’altra raccolta di racconti dell’autrice canadese, per la precisione otto, e che anche in questi scritti la Munro dà prova della sua abilità nel farci vivere le atmosfere della provincia canadese, soprattutto attraverso i continui salti temporali all’interno di ogni singolo racconto. Per altre considerazioni più generali sulla Munro, valgano le parole che le ho dedicato negli altri articoli.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: