Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Gente comune” (o “della misantropia delirante”)

“Gli spettatori, al contrario, gli procuravano attacchi di misantropia delirante. Sarà stato lo zelo mansueto con cui si sforzavano di compiacere il presentatore e di mostrarsi a loro volta appagati, la prontezza nell’applaudire, fare il tifo a comando o sventolare bandierine di plastica con lo slogan della trasmissione; sarà stata la facilità con cui era possibile pilotarne gli umori, un attimo divertiti fino all’entusiasmo e l’attimo dopo seri e pacati, ora impertinenti ora sentimentali e nostalgici, imbarazzati, mortificati da un’arringa del loro ospite e poi di nuovo allegrissimi. Le facce accecate dalle luci dei riflettori erano quelle di adulti, padri e madri di famiglia, lavoratori, ma le ampie espressioni ingenue parevano quelle di bimbi che osservino l’esibizione di un prestigiatore a una festa privata. Quando il presentatore scendeva in mezzo a loro e li chiamava per nome, scherzava, li lusingava, venivano invasi da una sorta di timore reverenziale. Te ne da abbastanza Henry? Da mangiare, si intende. Eh? Eh? Avanti, coraggio, diccelo. Te ne da abbastanza? Ed eccolo lì, Henry: un uomo canuto con tanto di lenti bifocali, uno che, con un abito di taglio migliore, avrebbe potuto passare per un capo di stato; eccolo lì a sghignazzare guardando significativamente la moglie per poi affondare la faccia fra le mani mentre intorno a lui tutti scoppiavano a ridere e applaudivano. Come poteva sorprendere che il mondo fosse in mano a degli imbecilli quando queste anime invertebrate potevano accostarsi alle urne? La “gente comune” – espressione usatissima dai presentatori – era questa: infanti che non desideravano altro che sapere quando dovevano ridere.

Stephen rovesciò la bottiglia e bevve: era pronto a negare il diritto di voto a tutti quanti. Anzi, di più, li voleva puniti, bastonati a dovere, ma no, torturati. Come osavano essere dei bambini! Era anche disposto, da quell’individuo ragionevole e tollerante che era, ad ascoltare qualcuno che gli spiegasse esattamente a che cosa serviva tutta quella gente, per quale motivo si dovesse permettere loro di seguitare a vivere”.

(Ian McEwan, “Bambini nel tempo”)

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6 pensieri su ““Gente comune” (o “della misantropia delirante”)

  1. Allora sei in lettura… 😉

  2. stella danzante in ha detto:

    Ho letto il libro ed è molto bello!

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