Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Trilogia della città di K.” (Agota Kristof)

“Trilogia della città di K.” è un libro che rileggerò sicuramente, forse a breve, forse a partire da stanotte, ed è un grande assente dalle pagine di questo blog. Pe rimediare, pubblico un documentario che ho scoperto grazie a un altro blog. Nello stesso, Agota Kristof parla della sua esistenza, della sua scrittura e in particolare della trilogia.

“No, non è tutto. Questo lo sapevo già. Ma lei l’ama?”.
Lucas apre la porta:
“Non conosco il significato di questa parola. Nessuno lo conosce. Non mi aspettavo questo tipo di domanda da parte sua, Peter”.
“Eppure, questo tipo di domande le verrà fatto spesso nel corso della sua vita. E talvolta sarà costretto a rispondere”.
“E lei, Peter? Anche lei un giorno sarà costretto a rispondere a certe domande. Ho assistito qualche volta alle vostre riunioni politiche. Lei fa discorsi, la sala applaude. Crede sinceramente in quello che dice?”.
“Sono obbligato a crederci”.
“Ma nel suo intimo, che ne pensa?”.
“Non penso. Non posso permettermi questo lusso. La paura è in me sin dall’infanzia”.

(Agota Kristof, “Trilogia della città di K.”)

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6 pensieri su ““Trilogia della città di K.” (Agota Kristof)

  1. Un altro libro in wishlist da troppo tempo! Devo assolutamente recuperare! 🙂

  2. Ciao.

    Questo il mio breve commento sulla Trilogia postato su altri siti.
    Il libro mi ha colpito molto anche se ho trovato un tono declinante, come dico qui sotto.
    Comunque fai bene a cercare di attirare l’attenzione su un libro così intenso, uno dei pochi del dopoguerra che ho ritenuto di leggere.

    Non posso aggiungere nulla

    Questo libro ha accumulato nelle varie comunità librarie migliaia di recensioni. Questo mio commento non aggiunge quindi nulla alla grande mole di riflessioni e osservazioni che il libro ha suscitato.
    Si tratta indubbiamente di un romanzo (o meglio, di tre romanzi) che analizza e mette in luce le tragedie attraverso cui è passata l’Ungheria dagli anni ’40 del novecento in poi, viste con gli occhi di due bambini (o di uno solo?)
    Il primo romanzo è straordinario: il diario dei gemelli registra quello che accade attorno a loro con una prosa scarna, oggettiva ed incalzante che “monotonizza” anche le situazioni più scabrose e crudeli. Nelle altre due parti, rivisitazione e continuazione della prima, si avverte il bisogno dell’autrice quasi di stemperare le frasi-rasoiate de Il grande quaderno. A mio modo di vedere l’insieme perde così un po’ della carica eversiva che lo caratterizzava, e la storia viene traghettata verso lidi più sicuri, quasi che la Kristof non sia stata in grado di sopportare la tensione che lei stessa aveva creato.

    • Lo lessi tanto tempo fa, quindi non ricordo bene le impressioni particolari sui tre libri, mentre ricordo bene il complessivo gradimento del tutto, oltre al proponimento di rileggerlo in futuro per meglio comprenderne alcuni aspetti che erano rimasti ambigui, meravigliosamente ambigui. Non so se lo rileggerò davvero a breve, ma di certo ho apprezzato questo documentario.

  3. E’ lì che aspetta nella mia libreria, il tuo post me l’ha ricordato 🙂

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