Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Espiazione” (Ian McEwan)

esp

“La complessità stessa dei suoi sentimenti consolidò in Briony la certezza di trovarsi sulla soglia di un teatro di emozioni adulte e di segreti dai quali la sua scrittura non poteva che trarre vantaggio. Quale racconto fiabesco avrebbe potuto contenere altrettanto in termini di contraddizioni? Una curiosità sfrenata e selvaggia l’aveva spinta a strappare la lettera dalla busta – la lesse nell’atrio appena Polly l’ebbe fatta entrare -, e sebbene la violenza del messaggio la scagionasse completamente, ciò non le impedì di sentirsi in colpa. Era sbagliato aprire la corrispondenza d’altri; in compenso era giusto, anzi fondamentale, che lei sapesse ogni cosa. Rivedere suo fratello era stata una gioia, ma non poteva negare di aver esagerato con l’entusiasmo per evitare di rispondere alla domanda inquisitoria della sorella. E subito dopo aveva solo finto quello zelo nell’obbedire al comando di sua madre che la mandava in camera; oltre che sottrarsi a Cecilia, le occorreva anche rimanere sola per riflettere su Robbie alla luce dei fatti, e per formulare il paragrafo iniziale di un racconto pervaso di vita vera”.

(Ian McEwan, “Espiazione”, ed. Einaudi)

Un paio di anni fa avevo iniziato a leggere “Lettera a Berlino” e l’avevo abbandonato. Si trattava del mio primo incontro con Ian McEwan e non andò bene. Ho riprovato con “Espiazione” e le cose sono andate in maniera molto diversa, nel senso che, una volta iniziata la lettura, non sono riuscito a staccarmi dal libro. Il romanzo è avvincente, a tratti toccante, scritto con ritmo serrato, alterna il registro ironico-comico a quello tragico-drammatico e ci mostra gli stessi episodi rivisti secondo i diversi personaggi, con abili salti temporali che ci permettono di cogliere al meglio gli atteggiamenti, le sfumature psicologiche che spiegano gli atti dei protagonisti.

L’espiazione che dà il titolo al romanzo è quella di Briony Tallis, che all’inizio della storia, nel 1935, è una bambina di tredici anni che sta acquisendo consapevolezza del mondo adulto. Briony si sente scrittrice già da alcuni anni e prova, pur sempre nei limiti a lei concessi, a scrivere storie, racconti, a evadere dal suo mondo. Tutta la prima parte del romanzo è ambientata nella villa di famiglia della ragazza e ruota attorno a un’accusa terribile che la ragazzina muoverà ad altri, condizionata dal suo spirito eccessivamente immaginifico e dalla rivalità che ella sente per la sorella maggiore Cecilia. Quest’ultima, di circa dieci anni più grande di Briony, è la ribelle della famiglia, ha studiato a Cambridge e sogna una vita indipendente. L’altro fratello, Leon, ha già trovato una comoda sistemazione a Londra, e sta tornando a casa, per un breve soggiorno, assieme a un amico. Anche tre cuginetti di Briony, scossi dalla separazione dei loro genitori, si stanno recando a trovarla. A governare la villa, vista l’assenza perdurante di Jack, il padre impegnato in misteriosi impegni al Ministero, c’è Emily, pur alle prese con le sue paranoie mentali.

L’inizio del romanzo ruota attorno alla figura di Briony, anche se, come anticipato, McEwan riesce a costruire un romanzo a più voci, mostrandoci, talvolta, lo stesso episodio dai differenti punti di vista. La bambina ha intenzione di far recitare ai suoi parenti uno spettacolo teatrale che lei ha scritto. Vuole festeggiare il ritorno del fratello e vedere attuate le sue fantasie di scrittrice in erba. La scrittura, per lei, costituisce un modo di dare ordine al caos, ma presto si accorgerà che la vita, nella sua immediatezza, è più forte di qualsiasi tentativo di dominarla in una forma artistica. La rappresentazione non si svolge, ma ciò che più conta sono due episodi, collegati tra loro, che destano la fervida immaginazione della ragazzina e la conducono a compiere un atto, cioè mandare in galera un innocente, che segnerà il resto della sua esistenza.

Robbie, il figlio dei servitori della villa, è un ragazzo con la passione della letteratura, ma che ha deciso di iscriversi a medicina. Gli studi gli sono pagati proprio dalla famiglia Tallis, che lo considera una sorta di quarto figlio. Per Cecilia, però, Robbie si rivela essere qualcosa di ben diverso da un fratello. McEwan, anche in questo caso, è molto abile nel descriverci l’inesorabile processo di avvicinamento tra i due, le scaramucce sentimentali che precedono il loro inevitabile accoppiamento. Briony, però, che vede e si vede soprattutto in chiave romanzesca, fraintende l’atteggiamento dell’uomo e, stimolata da circostanze che non sto qui a svelare, costruisce una sua verità, restando fedele alla stessa. Le conseguenze della sua mente fantasiosa saranno terribili e, divenuta più adulta, sentirà sempre il peso delle sue scelte.

La seconda e la terza parte del romanzo sono ambientate nel periodo bellico, precisamente nei pressi di Dunkerque, dove Robbie si trova come milite inglese in lotta contro i nazisti che stanno conquistando la Francia, e in un ospedale londinese, laddove Briony cerca di espiare la sua colpa, senza riuscire a superare la sensazione di aver commesso una colpa imperdonabile. La guerra e i suoi orrori travolgono tutto, qualsiasi velleità artistica deve cedere il passo di fronte all’immediatezza dei corpi dilaniati, eppure, fosse anche per cinque secondi al giorno, un barlume di speranza può riaccendersi, sia in Robbie, attaccato al ricordo di Cecilia, che lo sta aspettando e che per lui ha rotto i ponti con la propria famiglia, sia in Briony, che insiste, con mezzi di fortuna, nei suoi tentativi di scrittura, pur conscia che si tratta di un modo, forse neanche troppo efficace, di mascherare a sé stessa qualcosa che l’accompagnerà sempre, a prescindere dalle trasfigurazioni letterarie.

Non aggiungo altro sui successivi sviluppi, avendo già svelato abbastanza, ma posso rilevare come lo scarto tra la prima parte del romanzo e le altre è evidente sul piano contenutistico, perché si passa dall’apparente idillio di una villa, narratoci spesso con ironia dall’autore, alle macerie di una guerra totalizzante e devastante, che spazza via anche le ipocrisie di altri personaggi del romanzo che, più adulti e consapevoli della Briony bambina, avevano nascosto le loro ipocrisie e meschinità, scegliendo, per comodità, di dare credito alla sua versione dei fatti. Il romanzo, insomma, mi ha sorpreso e rappresenta anche, ma non solo, un ottimo spunto di riflessione sullo stretto rapporto che può instaurarsi tra letteratura e vita, o forse sarebbe meglio dire tra la “vita” e lo “scrivere sulla vita”. Soprattutto, però, “Espiazione” è un libro che ho letto con pieno coinvolgimento emotivo, nel quale non ho riscontrato lunghi passaggi noiosi, con personaggi ben caratterizzati e che, quindi, consiglio a chi passasse da queste parti. In quanto al mio rapporto con McEwan, mi auguro che possa proseguire al meglio con altre sue opere, alle quali mi avvicinerò, adesso, con maggiore curiosità.

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14 pensieri su ““Espiazione” (Ian McEwan)

  1. Espiazione è un gran bel romanzo, che come dici non lascia il tempo di annoiarsi, soprattutto per il bellissimo passaggio dalla prima alla seconda parte, con descrizioni perfette che lasciano poco all’immaginazione descrivendo benissimo i luoghi, i personaggi e gli eventi (infatti credo che -con tutto il rispetto per il regista che ne ha tratto il film- il testo corrisponda pari alla sceneggiatura).
    Cioddetto ti consiglio di leggere McEwan perchè ha una scrittura molto limpida (certo tra alti e bassi, come lultimo Miele che lascia il tempo che trova); ma di tutti i suoi romanzi che ho letto ti consiglio in assoluto per un buon approccio “Bambini nel tempo” e “Amore fatale” splendidi entrambi, a cui poi potresti far seguire “Lettera a Berlino” …

    • Hai detto bene, la sua scrittura è “limpida”.
      Sul mio scaffale ho “Bambini nel tempo”, credo sarà il secondo libro di McEwan che leggerò, per poi magari riprovare anche con “Lettera a Berlino”, che abbandonai per motivi che non ricordo. 🙂

  2. Bella recensione. Hai fatto bene a iniziare con Espiazione, è un romanzo che trasmette delle sensazioni molto intense e che in qualche modo ti resta dentro.

  3. manutheartist in ha detto:

    Ottima recensione. Sarei curiosa di sapere la tua opinione circa la trasposizione cinematografica, con la Keira nei panni di Cecilia?

    • Al momento non l’ho vista, e non so se lo farò. 🙂 Tu l’ha vista?

      • manutheartist in ha detto:

        Si l’ho visto due volte, in TV a distanza di credo uno o due anni.., l’hanno dato non più di due settimane fa 😉
        A me il film è piaciuto, ha una regia che gioca molto sul ritmo…
        Ma credo che il romanzo, da come lo descrivi tu, sia davvero migliore
        Attori credibili, anche se Keira (attrice che io adoro tra l’altro) a folte esaspera fin troppo il personaggio.
        Sarei curiosa di sapere se il finale è uguale al libro… Comunque ti consiglio la visione 🙂

  4. Complimenti per il post e grazie per avermi confermato la buona impressione lasciata dalla visione del film.

  5. Sul mio blog c’è un piccolo pensiero per te!

  6. Ho visto il film, ma devo leggere assolutamente il libro!
    Luna

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