Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Sui miei gusti posso discutere (sulla digestione di una torta)

L’antico e conosciuto motto ci spiega che sui gusti c’è poco da discutere. Non bisogna aver letto “La critica del giudizio” di Kant o interi manuali di estetica per comprendere che il gusto è qualcosa di molto personale. In quest’articolo, però, non voglio soffermarmi su cos’è il gusto, né su possibili criteri per spiegare perché riteniamo un libro, un film o una canzone belli. Sarebbe, per me, una pretesa assurda. Sul tema della bellezza, peraltro, mi sono già avvalso, in passato, dell’autorevole opinione di alcuni personaggi che si sono interrogati su cos’è la bellezza.

In questa sede voglio riflettere sul perché talvolta, magari dopo aver digerito male e aver avuto incubi di varia natura, mi sveglio e riesco a trovare pecche, difetti, mancanze a libri, film, canzoni o altro che avevo ritenuto, fino allora, dei capolavori assoluti. Sto semplificando, è chiaro che certi processi non avvengono, quasi mai, dalla sera alla mattina, che i mutamenti sono lenti e che le metamorfosi, a meno di non chiamarsi Gregor Samsa, non avvengono così all’improvviso. Il nostro gusto si affina nel corso degli anni ed è naturale che ciò che ci piaceva da adolescenti possa respingerci due decenni dopo. Peraltro, qui mi riferisco non alle repulsioni totali, quelle che ci portano a ripudiare totalmente qualcosa che prima apprezzavamo, ma a qualcosa di più sottile.

Un mio amico mi disse, scusandosi per l’azzardato paragone, che ci si può gustare un film o un libro come fosse una torta, verificando se ci piace o no, e solo dopo, volendolo, andare ad analizzare i singoli ingredienti di cui è composta. A me accade, insomma, che pur restando la torta identica, non riesca più ad accettare la presenza di certi ingredienti nella stessa, nonostante debba ingoiarli a forza se voglio gustarmela. Fuori di metafora, mi succede di trovare qualcosa di molto sgradevole, in film, libri, canzoni che pure mi piacciono e continuo ad ascoltare/guardare/leggere. Può essere una concezione teorica, un certo modo di usare il linguaggio, un aspetto biografico, qualsiasi cosa, che viene a insinuarmi dubbi. Al contrario, può accadere che io resti affascinato da alcuni ingredienti della torta, sebbene la torta nel suo complesso mi risulti indigesta. Anche qui, non mi riferisco all’ipotesi della (ri)scoperta di un film, un libro o una canzone che prima non mi era piaciuto e adesso mi entusiasma, bensì a quando, pur continuando ad avere un giudizio negativo sull’intero film, sul libro e sulla canzone, io percepisco, assieme all’insofferenza per il tutto, un piacere per una parte del tutto.

Queste considerazioni notturne, sonnolente e deliranti mi hanno indotto a riflettere su come, il più delle volte, quei processi di cui sopra siano nient’altro che un giudizio su me stesso. Quella canzone che due anni fa mi entusiasmava e mi muoveva dentro, adesso mi piace, la ascolto volentieri, ma la trovo artificiosa, il testo mi appare un mero esercizio di esibizionismo lessicale; eppure è la stessa, cos’è cambiato? Sono cambiato io, la risposta è semplice, ma decisiva. Anche se ammiro tuttora quel gruppo e quella canzone, e quindi non è un caso di rinnegamento totale, percepisco che è quel singolo ingrediente della torta a non scendermi più giù. Ciò accade, però, perché quell’aspetto, che prima sentivo anche mio, adesso non mi appartiene più, anzi, addirittura lo trovo insopportabile quando lo riscontro in me. Di conseguenza, il fastidio che avverto nel sentire il cantante esprimersi a quel modo, lo stesso di due anni fa, è un’insofferenza verso me stesso, verso quella mia caratteristica che ho combattuto o sto combattendo (per esempio, rileggendo l’articolo, trovo sgradevole aver scritto, poco sopra, la frase “mero esercizio di esibizionismo lessicale”). Nel caso contrario, invece, mi succede di trovare gradevole qualcosa che fino a qualche tempo fa mi faceva “orrore”. Anche in questo caso, non mi riferisco a schizofrenici cambi di rotta, ma a quando, pur ascoltando una canzone (leggendo un libro, guardando un film) che anche oggi non mi piace, perché la ritengo demenziale o per altro motivo, mi sorprendo, però, a sorridere e a provare piacere per qualcosa che non ritenevo potessi apprezzare. Qui, la situazione è speculare. La torta, cioè il tutto, continua a non scendermi nello stomaco, ma il singolo ingrediente, che pure c’era già prima ma che non avevo mai notato, mi piace. Ciò significa che anche quella canzone, che la ragione continua a rigettare, contiene qualcosa di mio, o almeno qualcosa capace di stimolare una zona latente in me.

In definitiva, insomma, non mi resta che prendere atto del mio molteplice ruolo di giudice, accusato e soprattutto degustatore di torte più o meno metaforiche, tenendo sempre presente che è difficile, forse sconsigliabile, mettersi a sindacare i gusti altrui, ed è altrettanto difficile, ma forse più auspicabile, interrogarsi sui propri.

Tutto questo, pensate, è stato causato dalla torta che mia madre ha sfornato qualche giorno fa e che sul momento mi sono ingurgitato, a essere sincero, senza farmi troppe domande sul tutto e sulla parte. Mi piaceva, ecco.

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6 pensieri su “Sui miei gusti posso discutere (sulla digestione di una torta)

  1. Sarà stato il paragone con le torte, sarà stato l’aver trovato divertente il tuo rileggerti e soffermarti sul quel mero esibizionismo lessicale.
    Sarà che questa mi sembra una sega mentale bella e buona.
    E lo sanno tutti che io, le seghe mentali, le alimento dal mattino alla sera.
    Sarà che trovo che tu abbia ragione e mi è piaciuto come lo hai scritto.
    Perciò, non è bello ciò che è bello, ma che bello, che bello, che bello.

    • Ti ringrazio, in effetti mentre scrivevo la sensazione maggiore era quella di una “sega mentale”, ma ho preferito far finte di niente mentre scrivevo, altrimenti chissà dove andavo a parare. 😀

  2. Vabbè, se le tue seghe mentali sono sempre filosoficamente ironiche come in questo caso, ben vengano! 😉

  3. Pingback: La grande bellezza (Sorrentino, 2013) | Tersite

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