Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Una questione privata” (Beppe Fenoglio)

UnaQuestionePrivata

“La bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, Milton guardava la villa di Fulvia, solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba.

Il cuore non gli batteva, anzi sembrava latitante dentro il suo corpo.

Ecco i quattro ciliegi che fiancheggiavano il vialetto appena accostato, ecco i due faggi che svettavano di molto oltre il tetto scuro e lucido. I muri erano sempre candidi, senza macchie né fumosità, non stinti dalle violente piogge degli ultimi giorni. Tutte le finestre erano chiuse, a catenella, visibilmente da lungo tempo. – – Quando la rivedrò? Prima della fine della guerra è impossibile. Non è nemmeno augurabile. Ma il giorno stesso che la guerra finisce tornerò a Torino a cercarla. E’ lontana da me esattamente quanto la nostra vittoria.”

(Beppe Fenoglio, “Una questione privata”, ed . Einaudi)

“Una questione privata”, come aveva scritto lo stesso Fenoglio in una lettera, è il tentativo, magistralmente riuscito, di narrare una storia privata non sullo sfondo della guerra, ma nel fitto della stessa. Milton, partigiano militante nei badogliani, nel bel mezzo della Resistenza, fronteggia anche la propria guerra privata. Ama Fulvia, di un amore nato grazie ai suoi interessi letterari e rimasto sospeso a causa delle vicende belliche. Di pattuglia con un commilitone, decide di visitare la villa che aveva visto sorgere il suo amore. Parlando con la custode della casa nella quale era solo incontrare la ragazza, Milton scopre che anche un suo vecchio amico, Giorgio Clerici, ora combattente al suo fianco contro i fascisti seppure in un’altra compagnia, aveva avuto una relazione con Fulvia, e che forse si era spinto oltre i semplici dialoghi che lui era solito intrattenere con la ragazza. Milton deve sapere, non può resistere a ciò che il proprio cervello elabora. Deve rintracciare Giorgio per chiarire il tutto. La guerra, però, non dà tregua, e Milton viene a sapere che Giorgio è prigioniero dei fascisti e allora.

Fenoglio abbandona la pretesa di narrare in maniera lineare e totalizzante gli eventi, come ne “Il partigiano Johnny”, insoddisfatto della pure magistrale (ai miei occhi) riuscita di quel romanzo. Con “Una questione privata”, la Storia, che tutto ingloba, lascia il primo piano al singolo, a Milton e alla sua questione privata, che pure s’interseca in maniera drammatica con gli eventi attorno a lui. La sua duplice missione, cioè scoprire quanto è avvenuto tra Milton e Fulvia, e al tempo stesso salvare Milton (l’amico – rivale) dalle mani dei fascisti, porta alla luce tematiche esistenziali che vanno al di là delle vicende narrate.

Il singolo e la Storia, la scelta dell’individuo che implica sempre conseguenze per gli altri, il senso di colpa, il senso di vuoto di fronte all’assurdità della guerra, le piccole e meschine rivalità interne anche alla stessa fazione, a dimostrazione che la divisione tra “bene” e “male” è quanto meno banale, tutti temi evocati da Fenoglio con una scrittura secca, essenziale ma profonda e passionale. Da leggere, con il cuore in gola.

“Non poteva non saperlo, proprio lei. Lo sapevano il cane di guardia, i muri della villa, le foglie dei ciliegi che ero innamorato di Fulvia. Figurarsi lei, che oltre tutto sentiva i discorsi che le tenevo. E allora perché ha voluto disilludermi, farmi mettere il cuore in pace, aprirmi gli occhi? Per simpatia? Certo, mi aveva un pochino in simpatia. Ma basta la simpatia a indurre a una parte del genere? Doveva sapere che quelle sue parole mi passavano da parte a parte come baionette. Che necessità ha avuto, così all’improvviso, di passarmi da parte a parte? Forse ha pensato che quello era il momento più adatto, meno pericoloso per me. Non volle dirmelo fintanto che ero soltanto un ragazzo. Ma rivedendomi ha dovuto pensare che ero ormai un uomo, che la guerra mi aveva fatto uomo e che ormai potevo sopportare…Oh, sì, ho sopportato bene, veramente, mi ha passato da parte a parte come un bambino inerme. Voglio sperare che abbia parlato seriamente, in spirito di verità, purché non mi abbia fatto costruire un mondo di dubbio e di sofferenza su certe parole dette tanto per dire, approssimativamente. Così come, forse, Fulvia mi ha fatto costruire tutto un mondo di amore su certe parole dette così per dire…Basta, basta, basta. Stavo male per non saper che fare, dove andare, cosa risolvere, domani. Ma ora so che cosa farò domani. Ritorno alla casa di Fulvia, rivedo la donna, mi faccio ripetere tutto per filo e per segno. La guarderò tutto il tempo negli occhi, senza sbattere nemmeno una volta le palpebre. Dovrà ridirmi tutto, e aggiungere anche quello che non mi disse l’altra volta”.

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