Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Memorie dal sottosuolo” (Fëdor M. Dostoevskij)

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Finita l’ennesima rilettura di “Memorie dal sottosuolo”, dopo aver ceduto la parola a Moravia, astenendomi dal fare considerazioni personali, riporto alcuni estratti provenienti dal sottosuolo stesso. Il titolo del blog, nel caso non si fosse capito, prende spunto anche da questo romanzo.

“È disgustoso ricordare tutto ciò ma anche allora era disgustoso. Perché mi rendevo conto un attimo dopo, pieno di rabbia, che era tutto una menzogna, una menzogna; tutti gli intenerimenti, i pentimenti, i propositi di rinascita erano una schifosa e smancerosa menzogna. Chiedetemi pure perché io alterassi e tormentassi me stesso in questo modo. Risposta: perché mi annoiavo moltissimo a starmene con le mani in mano, e allora mi abbandonavo ai ghirigori della fantasia. È così. Osservatevi meglio, signori, e allora capirete che è proprio così. M’inventavo avventure e mi costruivo una vita per vivere in qualche modo. Quante volte mi capitava…per esempio, di offendermi, così apposta, senza nessuna ragione. Eppure lo sapevo benissimo che non avevo alcun motivo di offendermi, ed era solo esibizione, eppure mi caricavo talmente che alla fine mi sentivo davvero offeso.”

“…e tutto ciò per il più futile motivo, cui non varrebbe neppure la pena di accennare: per il motivo cioè che l’uomo, sempre e comunque, chiunque esso sia, ama agire come vuole e non come consigliano la ragione e l’interesse; perché si può volere anche ciò che è contrario al proprio vantaggio ma a volte è positivamente indispensabile (almeno così la penso io). La propria personale, libera, indipendente volontà, il proprio capriccio foss’anche il più grossolano, la propria fantasia a volte esasperata fino ai limiti della pazzia, ecco cos’è quel vantaggio più vantaggioso, trascurato, che non rientra in alcuna classificazione e per il quale tutti i sistemi e le teorie se ne vanno costantemente al diavolo. Da dove l’hanno dedotto questi saggi che l’uomo deve volere la normalità e la virtù? Da che cosa nasce la loro supposizione che l’uomo deve volere ciò che è sensatamente vantaggioso? L’uomo ha bisogno soltanto di essere indipendente nella sua volontà di scelta, qualunque prezzo abbia la sua indipendenza e ovunque lo conduca. Insomma, lo sa il diavolo cosa vuole…”

“Annientate i miei desideri, sopprimete i miei ideali, mostratemi qualcosa di meglio, e io vi seguirò. Voi magari mi direte che non vale neppure la pena di stabilire un rapporto con me; ma in tal caso posso rispondervi la stessa cosa. Le mie riflessioni sono serie, ma se non volete prestarmi la vostra attenzione, non sarò io a pregarvi. Io ho il sottosuolo…ma del resto, sapete, io sono convinto che il “fratello” del sottosuolo occorre tenerlo a freno. È capace di starsene zitto, per quarant’anni, nel sottosuolo, ma appena esce alla luce esplode e comincia a parlare, parlare, parlare…”

“Ogni tanto un pensiero mi lancinava il cuore con una fitta acutissima e bruciante: il pensiero che sarebbero passati dieci, venti, quarant’anni, e io, anche fra quarant’anni mi sarei ricordato con disgusto e umiliazione di questi momenti, i più sudici, i più ridicoli, i più spaventosi di tutta la mia vita. Umiliare se stessi con maggior incoscienza e determinazione sarebbe stato impossibile; e io me ne rendevo perfettamente conto, perfettamente, e tuttavia…”

“E perché a volte ci agitiamo, su cosa ci incapricciamo, che cosa chiediamo? Non sappiamo neanche noi che cosa. Sarebbe peggio se le nostre capriccio se richieste venissero esaudite. Bene, provate, dateci per esempio un po’ più di autonomia, slegate a chiunque di noi le mani, ampliate la sfera delle attività, alleviate la tutela e noi…ve l’assicuro: noi chiederemmo di tornare immediatamente sotto tutela”

“Ma guardate più a fondo! Ormai non sappiamo neppure dove vive ciò che è vivo, e che cos’è, e come si chiama. Lasciateci soli senza libri e noi ci confondiamo subito, ci smarriamo, non sappiamo dove dirigerci, a cosa aggrapparci: cosa amare e cosa odiare; cosa apprezzare e cosa disprezzare. Noi sentiamo il peso perfino del nostro essere uomini, uomini con corpo e sangue nostri, autentici. Ce ne vergogniamo, lo consideriamo disdicevole e ci intestardiamo ad essere in-esistenti uomini-sociali. Noi, nati-morti ormai da molto tempo nasciamo non da padri vivi, e questo ci piace sempre di pià. Ci stiamo prendendo gusto. Presto troveremo il modo di nascere dalle idee. Ma basta. Non voglio più scrivere dal “sottosuolo”…”

(Fëdor M. Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”, edizione Bur Rizzoli)

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13 pensieri su ““Memorie dal sottosuolo” (Fëdor M. Dostoevskij)

  1. Pagine a dir poco divine!

  2. “Memorie dal sottosuolo” evoca per me la storia di un libro letto, ma non fatto mio. Comprai l’edizione Mondadori, solo perché il viso che campeggiava in copertina mi aveva saputo comunicare qualcosa. Saranno stati gli occhi, sarà stato lo sfondo sporco. Non lo so. Anche i Diari di Sylvia Plath mi avevano colpito per la “confezione”: il dorso rosso brillante che si stagliava sullo scaffale di libri tutti grigi. I diari non mi tradirono. Non ho mai dato una seconda possibilità a “Memorie dal sottosuolo” perché mi ha spaventato, non mi aspettavo che fosse così ruvido. Sai quando le parole scorrono senza farsi quasi sentire? Capisci il senso del discorso, ma non lo fai tuo. L’ho letto, ma queste parole non vanno lette, vanno gridate. A pensarci, dovrei dare una seconda possibilità a questo libro, perché è come se non l’avessi mai letto. Credo che ci sia un tempo per tutto e, probabilmente, non ero abbastanza per questa lettura. Mi dispiace solo che la mia copia non sia qui con me, ma altrove. Ci sono aspetti che ora posso indagare. E vorrei indagare. Come quella paura di essere liberi. Si perché magari, quando studi, senti di avere un obiettivo – anche imposto e non necessariamente da altri – e da un certo punto di vista desideri essere libera. Ma poi, quando è finito tutto, forse rimpiangi di essere saltata nel vuoto e ti preoccupi di non aver toccato ancora il suolo. Questo libro che non ho mai abbastanza letto, adesso, mi fa capire quanto sia forse necessario crescere – o soffrire – prima di affrontare certi temi. Rileggendo quello che hai trascritto mi hai fatto pensare che forse può essere arrivato il momento di mettermi alla prova. Non so se avrò la pazienza di recuperare la mia copia. In qualche modo, ne scoverò una qui. Grazie, mi fai sempre riflettere 🙂

    • Ringrazio te per il commento e le riflessioni. Ti sei risposta da te, 🙂 Io non posso che consigliartelo, avendolo appena riletto per l’ennesima volta, e avendone colto, rispetto alle altre, qualcosa di diverso.

  3. Uno dei tanti che aspettano di essere letti. Oh mamma, avrò bisogno di più vite!

  4. sublime!… se mai necessario, ho rinforzato il ricordo del perché il mio primo amore è per gli scrittori russi… ho fatto un giro lungo nella mia vita dopo la laurea in lingua e letteratura russa, allontanandomi dal proseguire in quel percorso, ma, a distanza di anni, oggi è tornata con forza da me, quando rileggo questi passi come tutti gli altri grandi, comprendo il senso della Sindrome di Stendhal… 🙂
    Grazie Antonio per i tuoi contributi sempre di qualità. A.

    p.s. non so se te ne sei occupato già ma io trovo molto moderno “il Cappotto” di Gogol’, non opera principale ma di sottile maestria letteraria nella narrazione di alcuni aspetti del sottosuolo umano appunto, tanto da far dire allo stesso Dostoevskij: “Siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol´”.

    • Grazie per l’interesse, i complimenti e il commento. Considerata la laurea che hai, puoi ben capire anche il mio amore per la letteratura russa e per Dostoevskij in particolare. Ho letto tanti anni fa quel racconto di Gogol (e tutti i suoi racconti, in effetti), mi piacque molto. Su questo blog Gogol è uno dei grandi assenti, ma la ragione è legata solo al fatto che, appunto, lo lessi prima dell’apertura del blog. Mi hai dato uno spunto, comunque, per un’eventuale rilettura. 😉

      • Io penso che non si possa o non si debba abbandonare questa vita senza aver letto Dostoevskij, anche solo un pezzettino… 🙂 lo metterei tipo esame obbligatorio a tappe certe a 20, a 30, a 40 anni.. se non lo si passa si riparte dal via 🙂 attendo la tua rilettura allora e buon we. A.

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