Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La Signora Misericordia”

Alla Signora Misericordia questo impegnativo soprannome era stato affibbiato da un ragazzo, acuto osservatore dei comportamenti altrui, meno dei propri, il quale poteva scorgerla quotidianamente all’opera nel quartiere dove i due vivevano. Il giovane, uno dei tanti aspiranti romanzieri destinati a rimanere tali, aveva osservato come la donna fosse solita, quando lui passava sotto il balcone dove lei sedeva a godersi il sole, pronunciare la parola “misericordia”, sospirando tra il commosso e l’afflitto. A seguito di appositi studi, aveva appurato come quell’esclamazione, esprimente un miscuglio tra falsa commiserazione e biasimo malcelato, non fosse riservata a lui, ma accompagnasse il passaggio di coloro che risultassero deviati rispetto ai canoni comportamentali ritenuti normali dalla donna, si trattasse di un trentenne disoccupato con un libro sotto braccio, di una ragazza in minigonna, o ancora di un uomo maturo ma scandalosamente celibe.

La signora Misericordia si esibiva al suo meglio all’arrivo delle statue di legno. Non appena sentiva le campane della chiesa suonare, si precipitava giù nel cortile, per preparare l’altare con i fiori. Le processioni religiose, infatti, sublimavano i suoi aneliti sospiranti. In fondo, pensava, se persino il buon Dio perdonava tutti quei peccatori, perché non avrebbe dovuto farlo lei? Genuflettendosi con devozione, chiedeva al Cristo e ai santi passanti di donargli la forza per essere misericordiosa, che lei tanto ne aveva bisogno per sopportare le brutture di questo mondo. Misericordia, ci voleva, e lei, che ne era piena, la elargiva, salvo dimenticarla, allorquando, inconsapevole emulatrice del Dottor Jeckyll e di Mr. Hyde, si trasformava in una nazicasalinga.

Allora, ai sospiri misericordiosi sostituiva secche sentenze, che elargiva dal balcone urbi et orbi, fomentandosi all’apparizione di una collega con la stessa divisa. In quelle vesti sosteneva che gli immigrati era meglio fossero morti in mare, piuttosto che dedicarsi al crimine; sfoggiando falsa compassione e omettendo dettagli compromettenti, malignamente ricordava come i figli si fossero sistemati bene, a differenza del malcapitato disoccupato suo interlocutore, il quale, se non lavorava, doveva ringraziare gli immigrati salvatisi dalla morte, che avevano così potuto rubare posti di lavoro. Dimenticando le sue asserzioni sulla vicina di casa vestita discintamente e sorvolando su questioni giuridiche che riteneva complicate da analizzare, la nazicasalinga riteneva ingiusto condannare il Primo Ministro Sorrisoni solo perché andava con le donne, proprio lui che le aveva promesso di toglierle le tasse e aumentarle la pensione. La nazicasalinga forniva anche notizie di cronaca, asserendo che, se quel marito aveva ucciso la moglie, non doveva essere accaduto per caso, in fondo lei aveva l’amante, un po’ se l’era cercata. L’acme della sua rabbia, però, lo raggiungeva nel minacciare un genocidio dei gatti che, incauti e inconsapevoli del rischio, spruzzavano i loro liquidi sulle misericordiose piante che la donna aveva piazzato in tutto il quartiere.

Alla signora Misericordia, inoltre, piaceva spargere il suo seme e i suoi sospiri misericordiosi anche oltre gli angusti confini provinciali, e per questo, come una spugna, assorbiva con bramosia dalla tv, così da avere sempre argomenti freschi sui quali pontificare. Tra le diverse esperienze catatoniche vissute davanti all’elettrodomestico, la Signora Misericordia ne avrebbe sempre ricordata una, che ebbe per lei quasi l’effetto di una visione mistica. Comodamente sdraiata sul letto, pigiava i tasti del telecomando alla rinfusa, quando all’improvviso la stanza parve illuminarsi. Ospite di una trasmissione elettorale, era apparso, icona di sé stesso, simbolo dell’italica virtù, l’onorevole Sorrisoni in compagnia del suo ego smisurato, che così tanta presa aveva sul pio animo della Signora Misericordia.

Quel volto plastificato, quel sorriso beffardo, quella voce nasale che ormai apparivano ovunque, sui giornali, sulle Tv, in banca, allo stadio, più che all’uomo facevano pensare a “un’entità Sorrisoni”, percepibile in ogni luogo. Molti odiavano Sorrisoni, ma altrettanti, se non di più, pendevano dalle sue labbra. La signora Misericordia apparteneva alla seconda schiera. Sorrisoni aveva cullato le menti di tanti italiani, come una mamma premurosa li aveva allattati e nutriti con una ferrea dieta a base di pubblicità. Divenuti adulti, aveva ottenuto da loro una sana riconoscenza filiale e ora, divenuto Primo Ministro, poteva continuare la sua capillare opera di proselitismo.

Sorrisoni, dunque, apparve nello schermo alla Signora Misericordia, che gettò il telecomando e pregustò quello che le labbra ammalianti dell’uomo avrebbero potuto proferire. I suoi ingenui detrattori avrebbero chiesto a Sorrisoni spiegazioni sulle promesse non mantenute o, ancora meglio, un gesto catartico che potesse smuovere le acque stagnanti della politica. Non ci furono rivelazioni scioccanti. Più adeguate alle circostanze si rivelarono le aspettative della signora Misericordia che, qualche mese prima, aveva provato un brivido sublime nel sentire Sorrisoni paragonarsi a Gesù Cristo. La signora Misericordia si era detta che sì, era proprio così, i grandi uomini della storia non sono capiti dai contemporanei, e anche Sorrisoni, un giorno, sarebbe stato crocifisso ingiustamente a causa di alcuni traditori.

L’intervista a Sorrisoni, che l’accomodante presentatore aveva condotto con placida condiscendenza, appagò l’animo della signora Misericordia, specie sul finale, quando Sorrisoni, con abile e calcolato gesto teatrale, offrì ai suoi accoliti e ai suoi nemici un commovente dono, sempre con la gentile collaborazione del burocrate che lo affiancava. Il Primo Ministro, traendo fuori dalla tasca una foto in cui era immortalato il suo figlio più piccolo, declamò con voce stentorea: – Ah, il piccolo, la mia gioia! Vorrei raccontarle una breve ma simpatica storiella – e cominciò a narrarla, senza attendere la risposta del conduttore, ammaliato quasi fosse di fronte al suo primo amplesso.

– Una sera, dopo una giornata fitta d’impegni istituzionali, ho sentito l’esigenza di telefonare a casa, ho chiesto a mia moglie di passarmi il piccolo. Lei mi ha detto che non poteva perché lui era nel pieno della preghierina della sera. La sera seguente la scena si è ripetuta, ho di nuovo chiamato mia moglie e alla nuova richiesta di poter parlare con lui mi ha ripetuto che lui stava pregando. Allora le ho detto: “Ma cara, non diventerà mica un prete!”.

Il finale della storia, che per inciso e senza offesa per l’autorevole autore, non è a tutt’oggi annoverato tra le perle della comicità mondiale, scatenò, invece, applausi fragorosi e risa da parte di tutto il pubblico. Gli studiosi degli insondabili misteri della psiche umana troveranno una soluzione all’enigma su cosa c’era da ridere, ma la Signora Misericordia, che tante domande non se le poneva, sorrideva beata. Aveva la stessa espressione estatica che, pochi mesi dopo, avrebbe accompagnato la sua mano nella cabina elettorale quando, aprendo la scheda elettorale, così pregna di simboli sospetti e incomprensibili, le parve di vedere, in un angolo della stessa, la faccia seducente di Sorrisoni.

Imbucata la scheda nell’urna, sorrise con fare affabile ai due giovanotti presenti dietro il tavolo e poi, uscendo, soddisfatta del voto poco prima espresso, si concesse un liberatorio e salvifico “misericordia”, con annesso sospiro di sollievo.

P.s.: ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è reale o fantasioso a seconda della predisposizione del lettore a credere che il tutto possa essere reale, fantasioso o una via di mezzo. Per gli altri racconti inutili e deliranti, recarsi alla sezione “Racconti ingabbiati”. Per deliri ancora più frammentari, vedere “Frammenti da un camino”.

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10 pensieri su ““La Signora Misericordia”

  1. 1. Questo personaggio come me camperebbe poco, mi farebbe venire l’orticaria. Però la resa è divertente, qualche sorriso me l’hai strappato 🙂 2. Stavolta spero di non fare danni nei commenti e ti lascio – sperando ti sia gradita – una nomination allo Shine on awards 🙂 se vuoi partecipare passa qui http://tersiteblog.wordpress.com/2014/01/20/shine-on-awards/

    • 1. Grazie. 🙂 Devo svelare che non è un personaggio, ma una somma di più personaggi, il che non addolcisce la cosa; 2. nessun danno, mi fa piacere la nomination, anche se non assicuro la partecipazione/prosecuzione della catena di nomination, per motivi vari, il primo la pigrizia. 😀

      • Sarò sincera: avessi saputo che era ‘sta faticaccia, forse non lo avrei fatto e avrei glissato con un articolo assolutamente inconcludente, ma ogni tanto una minima attestazione di stima uno dovrà pur darla 🙂 si goda il successo, orsù, non pensi ad altro. Ah, la signora mi ricorda pericolosamente circa una decina di persone di mia conoscenza, il che riesce ad atterrirmi alquanto

      • 🙂 Godo per non atterrirmi ulteriormente.

      • Ecco, bravo. Intanto stiamo preparando lo stock di patate, qui la corruzione del lettore è un fatto serio 🙂

  2. Il mondo è pieno di Signore Misericordia. Ahimè.
    Complimenti per il racconto, “inutile e delirante” mica tanto 😉

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