Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

La “modernità” di Dostoevskij per David Foster Wallace

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Trovo, in un angolo della mia stanza, alcune pagine fotocopiate e sottolineate. Si tratta di un estratto da “Considera l’aragosta”, volume che raccoglie alcuni scritti di David Foster Wallace. Nello specifico, sono le pagine relative al saggio “Il Dostoevskij di Joseph Frank”, scritto a metà degli anni Novanta, con il quale Wallace recensisce la monumentale opera di Frank, dedicata a Dostoevskij (e credo, purtroppo, inedita in Italia; ma spero di essere smentito), cercando di spiegare l’attualità delle opere dello scrittore russo. Riporto, a seguire, alcuni brani del saggio, che mi sono riletto tutto d’un fiato.

“Dostoevskij è un titano della letteratura, e in un certo senso questo può essere il bacio della morte per uno scrittore, perché diventa facile considerarlo l’ennesimo Autore canonico color seppia, amabilmente morto. Le sue opere, la montagna di saggi critici a esse ispirati, sono tutte acquisizioni obbligatorie per le biblioteche universitarie… ed è lì che stanno di solito, a ingiallire, a odorare dell’odore dei libri di biblioteca più vecchi… Trasformare qualcuno in un’icona equivale a trasformarlo in un’astrazione, e le astrazioni non sono in grado di avere una comunicazione vitale con i vivi… Ed è vero che ci sono elementi dei libri di Dostoevskij alieni e indisponenti. Si sa che il russo è difficile da tradurre e quando a tale difficoltà si aggiungono gli arcaismi del linguaggio letterario ottocentesco la prosa/i dialoghi di Dostoevskij possono spesso risultare manierosi e pleonastici e sciocchi…”

“Ma il senso più ampio (che, sì, potrebbe essere piuttosto ovvio) è che per alcune opere d’arte vale la pena faticare un po’ di più per superare tutte le cose che ci impediscono di apprezzarle; e per i libri di Dostoevskij ne vale decisamente la pena. E questo non solo perché sovrasta il canone occidentale – anzi casomai è nonostante questo. Se c’è una cosa infatti che viene oscurata dalla canonizzazione e dalle tesine universitarie, è che Dostoevskij non è soltanto un grande, ma è anche divertente. I suoi romanzi hanno sempre una trama pazzesca, avvincente, intricata e assolutamente drammatica. Ci sono omicidi e tentati omicidi e polizia e lotte intestine in famiglie disastrate e spie, bulli e bellissime peccatrici, untuosi truffatori e malattie logoranti e improvvise eredità e malfattori melliflui e complotti e puttane…”

“I personaggi di Dostoevskij hanno questa cosa che sono vivi. E per vivi non intendo solo ben realizzati o “torniti”. Il meglio di loro vive dentro di noi, per sempre, una volta che li abbiamo conosciuti. Ricordate l’orgoglioso e patetico Raskolnikov, l’ingenuo Devuškin, la bella e dannata Nastasja di L’idiota, il servile Lebyedev e il ragnesco Ippolit dello stesso romanzo; quel cane sciolto di Porfirij Petrovič, l’ingegnoso investicatore di Delitto e castigo (senza il quale probabilmente non esisterebbero romanzi gialli commerciali con sbirri geniali ed eccentrici); Marmeladov, il beone ripugnante e pietoso; o il vanitoso e nobile Aleksej Ivanovič, drogato di roulette, di Il giocatore; la cinica innocenza di Aglaja; o l’incredibile laidezza di Smerdjakov, quel motore vivente di viscido risentimento in cui personalmente riconosco parti di me che stento a guardare; o gli idealizzati e fin troppo umani Myškin e Alijoša, rispettivamente il Cristo umano condannato e il trionfante bambino-pellegrino. Queste e così tante altre creature di Fmd sono vive – mantengono quella che Frank chiama la loro “immensa vitalità” – non perché sono solo tipi o sfaccettature di esseri umani abilmente tratteggiati ma perché, agendo all’interno di trame plausibili e moralmente avvincenti, essi mettono in scena le parti più profonde di tutti gli esseri umani, le parti più conflittuali, più serie – quelle in cui si rischia di più. Inoltre, senza mai smettere di essere individui in 3-D, i personaggi di Dostoevskij riescono a impersonare intere ideologie e filosofie di vita: Raskolnikov l’egoismo razionale dell’intellighenzia degli anni Sessanta dell’Ottocento, Myškin l’amore mistico cristiano, l’Uomo del sottosuolo l’influenza del positivismo europeo sul carattere russo, Ippolit la volontà individuale furiosa di fronte all’inevitabilità della morte, Aleksej la perversione dell’orgoglio slavofilo al confronto con la decadenza europea, e così via…Il punto è che Dostoevskij scriveva romanzi sulla roba che conta davvero. Scriveva storie sull’identità, il valore morale, la morte, la volontà, l’amore sessuale vs l’amore spirituale, l’avidità, la libertà, l’ossessione, la ragione, la fede, il suicidio. E lo faceva senza mai ridurre i suoi personaggi a portavoce o i suoi libri a trattatelli. Il pensiero costante era cosa significa essere umani – ovvero, come si fa a essere una vera persona, una la cui vita sia permeata da valori e principî, piuttosto che un semplice animale dotato di istinto di conservazione e particolarmente scaltro…”

“Ma la cosa fondamentale del talento di Dostoevskij per la caratterizzazione e la rappresentazione dei profondi conflitti all’interno delle (e non solo fra le) persone è che gli permette di mettere in scena tematiche estremamente pesanti e serie senza mai essere predicatorio o riduttivo, e cioè senza mai eludere la difficoltà dei conflitti morali/spirituali o far sembrare la “bontà” o la “redenzione” più semplici di quanto non siano davvero. Vi basterà confrontare le conversioni finali dei protagonisti di La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj e di Delitto e castigo di Fmd per apprezzare la capacità di Dostoevskij di essere morale senza essere moralista”.

(tutti i brani tratti da David Foster Wallace, “Il Dostoevskij di Joseph Frank”, all’interno di “Considera l’aragosta”, edizione Einaudi)

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16 pensieri su “La “modernità” di Dostoevskij per David Foster Wallace

  1. Di Dostoevskij ho letto solo “L’idiota” ed è stata una grande e importante esperienza per la mia crescita di “scrittore artigianale”.
    Molto interessanti i brani estratti dal saggio di Wallace.
    Nicola

    • Di Dostoevskij ti consiglio…tutto 🙂
      Messo alle strette, ti direi che per me “Delitto e castigo”, “I demoni”, “L’idiota” (che già hai letto), “I fratelli Karamazov” e “Memorie dal sottosuolo” sono le vette. Ma, ripeto, ti consiglierei tutto. 🙂

  2. Ho sempre pensato che questo autore di cui continuo a non saper scrivere il nome – per cui non lo scrivo, mica voglio fare brutte figure – fosse esattamente quello che viene descritto nella prima parte del testo da te riportato. Aggiungerei il pregiato ruolo di mattone per tenere fermo un tavolino, a seconda dell’altezza richiesta. Poi lessi “Memorie dal sottosuolo”. Non è lunghissimo, volendo potrei anche usarlo per fermare il tavolo. Poi. Poi è vero che questi personaggi sono vivi, vivissimi. E poi come autore non è per nulla pesante. Almeno, io non l’ho mai trovato pesante… molto peggio Manzoni – faccio per dire. Nel tempo di un tre viaggi in treno, mi lessi poi lui, il meraviglioso “La morte di Ivan Ilic”. Dio. Ho avuto il terrore addosso per una settimana buona, mi ricordo come se fosse ieri anche il tempo che faceva quando scesi dall’ultimo viaggio in treno. Mi aveva suscitato una tale riflessione sulla caducità della vita che il cielo grigio pareva crollarmi addosso.

    • Un mio amico, anni fa, quando gli prestai “Delitto e castigo”, me lo riportò indietro, quasi scaraventandomelo in faccia. Si era arreso dopo poche pagine. Ci riprovò tempo dopo e volle farsi prestare tutti i romanzi di Dostoevskij.
      “La morte di Ivan Il’ic”, di Tolstoj (attenzione, mi par di capire che tu lo abbia attribuito a Dostoevskij; se non è così, scusa 🙂 ), è un gran romanzo anch’esso, che mi fece fare pace con lo stesso Tolstoj.
      Tra i due, comunque, se fossi costretto a scegliere, non avrei dubbi: Dostoevskij è l’autore che (forse) mi ha segnato di più. 🙂

  3. Ah, che dire? Fa venire voglia di leggerlo subito. Purtroppo ho tentato di leggere l’Idiota quando forse ero troppo piccola per un testo simile e quindi mi sono fermata anche io dopo poche pagine. Ma ho tanto amato “Le notti bianche”. Forse è tempo di riprendere laddove ho lasciato.
    Grazie per questo bell’articolo. (-;

    • “Le notti bianche” l’avrò letto 7-8-9 volte, ho perso il conto, quindi lungi da me volerlo sminuire. Detto ciò, “L’idiota”, ma così anche “I fratelli Karamazov”, “Memorie dal sottosuolo”, “Delitto e castigo”, “I demoni” e altri, sono, semplicemente, qualcosa di “oltre”, di superiore a “Le notti bianche”.
      Grazie a te per il complimenti. 🙂

      • Il mio problema è che ho una lista di libri che vorrei leggere che ogni giorno cresce a dismisura. Dovrò chiedere di vivere altri due o tremila anni per mettermi in pari. Ma Fëdor sarà uno dei prossimi. Per uno di quei strani casi della vita è la seconda volta che lo sento citare, oggi. E’ un segno.

      • Se ti danno la proroga temporale, fammi un fischio, che anch’io ho una lista che cresce sempre più.

  4. Per la tua capacità e interesse verso la letteratura classica, ti ho nominato per lo ”Shine on Award”. Spero ti faccia piacere. Isabella

    • Di solito non do mai seguito a queste catene di premi, forse attirandomi l’ira di chi mi nomina, ma di sicuro mi fa piacere, più che per il premio in sé, per la motivazione che hai addotto. Grazie. 🙂

      • E’ quello che penso. Mi piace incontrare persone di cultura, soprattutto oggi dove mi pare ce ne siano poche in giro. A presto. Isabella

  5. Illuminante questo saggio di Wallace, che spiega in due battute perché Dostoevskij sia vivo al di fuori del tempo: perché parla , appunto, delle cose che contano davvero , come il mito greco, e la cui comprensione noi giudichiamo, istintivamente, indispensabile per noi, per il nostro essere, per capire la vita.
    Grazie per averlo condiviso, un saluto

  6. Pingback: Dostoevskij: L’uomo e le sue opere – lifegreen2016

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