Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il sentimento del contrario (comicità e umorismo per Pirandello)”

Alcuni mesi fa, entrando sorridente in un locale, mi sono ricordato di quando, sei – sette anni prima, in quello stesso locale avevo singhiozzato come un bimbo, causa una cocente delusione pseudo – sentimentale. Questa poco proustiana ricerca del tempo perduto mi aveva indotto a immaginare un incontro ipotetico tra i due “me stesso”, quello mesto e quello sorridente. Ipotizzavo che il primo potesse chiedere al secondo: – Ma che hai da sorridere in questo modo idiota?

A quel punto, il secondo, punto nell’orgoglio, avrebbe potuto rispondere: – E tu che avevi da piagnucolare?

Poi, riflettendo, giunsi alla conclusione che un litigio tra i due non avrebbe potuto durare a lungo, trattandosi, comunque, della stessa persona, sebbene mutata nel tempo e nella disposizione d’animo. Allora feci terminare quella misera storia ipotetica con un abbraccio e con la considerazione del sorridente, sussurrato all’orecchio del piagnucolante: – Se oggi sorrido, è anche grazie a te, a quel che eri, a quel che ero.

La storiella finisce così, scioccamente. Ora, non abbiate paura, non sto per raccontarvi l’ingresso nel locale di un terzo “me stesso”, cioè quello che scrive quest’articolo, né ho intenzione di trarne conclusioni filosofiche, che peraltro non sarei in gradi di trarre. Avevo intenzione di scrivere un articolo sul tema “se stessi” (o “sé stessi”, in proposito vedi l’articolo “Kafka era abbastanza kafkiano”), ma la mia mente ha deviato verso un altro aspetto della questione. Mi riferisco al “ridicolo” che può esserci nelle nostre esistenze e a come la distanza spazio-temporale possa farci rendere conto di atteggiamenti passati che adesso riteniamo ridicoli. A questo punto, però, per non eccedere nell’autolesionismo e soprattutto per dare un tocco di dignità a quest’articolo, chiamo in mio soccorso Luigi Pirandello, che in questo breve passaggio tratto dal saggio “L’umorismo”, scritto nel 1908, ci spiega la differenza tra umorismo e comicità. “Il sentimento del contrario”, cioè la riflessione che interviene a spiegarci il perché di atteggiamenti che inizialmente ci sembrano soltanto ridicoli, mi sembra un buon modo per convincere quei due “me stesso”, quello piagnucolante e quello sorridente, che non devono fermarsi alla superficie ma capirsi a vicenda. Del resto, dovendo essi convincere, mi pare il minimo che possano fare.

“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca*, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a quest’impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andare oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umorismo”.

(Luigi Pirandello, “L’umorismo”)

*pomata, unguento.

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6 pensieri su ““Il sentimento del contrario (comicità e umorismo per Pirandello)”

  1. Raffinata distinzione che solo Pirandello poteva cogliere. Buon Natale. Isabella

  2. se ripenso a certe cose…per carità…meglio sorvolare 🙂

  3. inseguendofolliossimori in ha detto:

    Straordinario Pirandello…

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