Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il letterato e la letteratura” (Robert Musil)

Snapshot_20131215

“Analizzando un qualsivoglia scrittore (sia in base alla forma che al contenuto o anche secondo il significato desiderato), non si troverà in lui nient’altro che i frantumi dei suoi predecessori, e per di più non “scomposti” del tutto o “riassimilati”, bensì tali e quali, a pezzi irregolari. Ci si dovrebbe forse scusare per il ricorso a tali espressioni, ma non esiste altra spiegazione o descrizione adeguata per questo processo della tradizione letteraria, e si può sicuramente sostenere che anche lo scrittore più indipendente non crea niente che non possa essere dimostrato dipendente, quasi completamente, dalle forme e dai contenuti tramandati dalla tradizione e da lui assimilati; ciò, tuttavia, come si vede, non compromette affatto la sua originalità e la sua importanza personale”

(Robert Musil, “Il letterato e la letteratura”, ed. Guerini e Associati)

Scritto dopo la pubblicazione della prima parte del grande romanzo filosofico “L’uomo senza qualità”, del quale rappresenta un parziale condensato teorico-estetico, il saggio “Il letterato e la letteratura” è un’interessante digressione su diversi argomenti attinenti la scrittura. Avevo letto questo testo alcuni anni fa, ma devo dire che questa seconda lettura mi ha consentito di coglierne sfumature che all’epoca mi erano sfuggite o che nel frattempo avevo dimenticato. Il saggio è di circa quaranta pagine, arricchito da note molto esplicative che forniscono al lettore ulteriori spunti di riflessione, oltre a chiarimenti circa le fonti e i riferimenti di Musil.

Tutto lo scritto è attraversato dal tentativo di mostrare come, secondo Musil, sia errato affrontare determinati argomenti secondo dicotomie nette quali potrebbero essere razionalità/irrazionalità, spirito/corpo, originalità/tradizione, contenuto/forma, logica/poesia, particolare/universale. Per Musil la realtà, ma nello specifico l’atto creativo, consta di passaggi continui tra i suddetti termini, e la relazione tra gli stessi è di compenetrazione, non opposizione. Il saggio non è una trattazione sistematica, ma appunto una divagazione libera che comincia dalla sottile distinzione tra il “letterato” e il “creatore di attività poetica”. Questa differenziazione, peraltro più significativa in lingua tedesca che in italiano (come ben spiegato nelle note dei curatori), è contestata da Musil. Il letterato, nell’accezione negativa che Musil cerca di contestare, è un mediocre, dagli scarsi risultati personali in termini di produzione artistica ma appassionato e profondo conoscitore delle opere altrui (se non fosse per l’aggettivo “profondo”, un esempio di letterato potrebbe essere l’autore di quest’articolo). Musil contesta la netta divisione artista/letterato, affermando che tutti, prima che artisti, sono letterati, sebbene, è doveroso ribadirlo, non tutti i letterati siano artisti.

Altri spunti di riflessione sono quelli riguardanti la presunta, e per Musil infondata, linea di demarcazione che dividerebbe il pensiero logico-scientifico da quello poetico. La figura del poeta-scrittore quale possessore di qualità occulte non convince Musil, il quale sottolinea il ruolo dell’intelletto in qualunque creazione artistica. Ma che cos’è che rende poetico uno scritto? Per Musil una delle caratteristiche che potremmo adottare per registrare la natura poetica di uno scritto è che sia “una combinazione della rappresentazione che devia da quella consueta”; naturalmente, ciò non basta, altrimenti anche eruttare con la bocca sarebbe poesia (e per qualcuno lo è). In una poesia, in un romanzo, in un’opera d’arte, è impossibile scindere la parte dal tutto, perché la frase deriva il suo senso dalle parole, ma anche le parole derivano il loro senso dalla frase. Anche i concetti di “contenuto” e di “forma”, spesso trattati come oggetti separati, sono inscindibili, perché il “cosa” e il “come” della creazione sono un tutto che non è riducibile a una mera somma aritmetica delle parti. Tutti questi temi non sono sviscerati a lungo, ma accennati; questo, che potrebbe apparire un difetto dal libro, a me pare il suo più grande pregio, perché lascia spazio alle riflessioni del lettore curioso, che potrà indagare se stesso, il proprio rapporto con la lettura o la scrittura, senza affondare in una marea di parole.

Proprio per evitare che affoghiate nelle mie indegne parole, vi lascio a un altro estratto dal saggio di Musil.

“Si verifica la stessa cosa quando si appena alla parete un nuovo quadro; per alcuni giorni “salterà agli occhi”; poi verrà assorbito dalla parete e non lo si noterà più, sebbene probabilmente l’impressione globale della parete risulterà un po’ mutata. Si potrebbe dire forse, con parole che oggi sono amate nella letteratura, che la parete agisce sinteticamente, che il quadro agisce per un certo periodo in maniera dissociante o analitica, e che tutto il processo consiste nel fatto che l’intero maggiore “parete della stanza” inghiotte e assorbe quasi completamente l’intero minore “quadro”. Il termine “abitudine”, del quale solitamente ci accontentiamo, non è sufficiente per definire questo processo: infatti questa parola non ne esprime il significato attivo, che consiste evidentemente nel fatto che si vive sempre fra “le proprie quattro mura” per potersi dedicare, circondati da una totalità che rimane stabile, con forza indivisa al proprio compito particolare. Questo è, addirittura, un processo che si può immaginare esteso probabilmente fino al massimo, in quanto la strana illusione che viene chiamata “completezza del sentimento della vita” suscita forse l’impressione di essere una siffatta superficie spirituale chiusa, di protezione. E come già mostrano questi esempi, la costruzione di tali totalità non è solo compito dell’intelligenza, bensì vi concorrono tutti, dico tutti, i mezzi di cui disponiamo. Da qui deriva l’importanza delle cosiddette “manifestazioni del tutto personali”, che vanno dal modo in cui una persona pone fine a una situazione spiacevole con una scrollata di spalle, al modo in cui scrive una lettera o tratta un’altra persona; ed è certo che questa “formalizzazione” del materiale vitale ha, accanto all’azione, al pensiero e a quel fondo che rimane, normalmente chiamato “sentimento”, una grande importanza specifica per l’uomo nell’assolvimento dei suoi compiti. Se questi non ne è capace, se è, per esempio, come si dice al giorno d’oggi, un nevrotico, allora i suoi atti mancati – che si esprimono in forma di esitazioni, dubbi, inibizioni da scrupoli, angoscia, incapacità di dimenticare e simili – dovranno essere interpretati quasi sempre anche come incapacità di costruire forme e formule che facilitino la vita”.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

4 pensieri su ““Il letterato e la letteratura” (Robert Musil)

  1. gelsobianco in ha detto:

    “(se non fosse per l’aggettivo “profondo”, un esempio di letterato potrebbe essere l’autore di quest’articolo). ”
    🙂
    gb

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: