Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Tutti i racconti” (Nathaniel Hawthorne), con Poe e Melville recensori.

hawthorne

Scrivo quest’articolo quasi al buio, ma illuminato da fari abbastanza rassicuranti. Fino a ieri non avevo mai letto nulla di Nathaniel Hawthorne. Circa due settimane fa, vedendo il volume “Tutti i racconti” esposto in libreria, avevo pensato di acquistarlo, salvo poi rinunciare. Passati alcuni giorni, ho sognato di essere in quella libreria e comprare il libro, allora mi sono deciso e adesso le 1100 pagine che lo compongono sono qui davanti a me. Al momento, ho letto solo un paio di racconti, la prefazione autoironica di Hawthorne stesso, ma soprattutto i tre saggi di Edgar Allan Poe e quello di Hermann Melville, cioè i due fari che con le loro parole mi hanno rassicurato circa il mio acquisto. Dopo aver detto che nell’edizione “Universale economica Feltrinelli” che ho acquistato sono raccolti, come da titolo, tutti i racconti pubblicati in vita da Hawthorne e anche alcuni da lui abbandonati, cedo la parola ai due illustri recensori e all’autore stesso.

Nell’aprile del 1842, Edgar Allan Poe, a conclusione di un breve articolo riguardante la raccolta “Racconti narrati due volte”, scrive:

“Lo stile di Mr. Hawthorne è la purezza in quanto tale. Il suo tono è straordinariamente efficace: fantastico, malinconico, pensieroso e in piena armonia con gli argomenti. Abbiamo solo da obiettare che proprio in questi argomenti, o piuttosto nel loro carattere, c’è scarsa varietà. La sua originalità sia di episodio sia di riflessione è davvero notevole, e basterebbe questo tratto ad assicurargli almeno la nostra più calda stima e approvazione. Qui parliamo soprattutto dei racconti; i saggi non sono così segnatamente originali. Nell’insieme, lo consideriamo uno dei pochi uomini di indiscutibile genialità a cui finora abbia dato i natali il nostro paese. Pertanto, sarà per noi una gioia rendergli onore, e in queste osservazioni superficiali e casuali, senza una dimostrazione e senza una spiegazione, per non dare l’impressione di fargli più onore di quello che si merita, rimandiamo qualunque ulteriore commento a una più favorevole opportunità”.

Opportunità che Poe avrà il mese successivo sullo stesso giornale che aveva ospitato il precedente articolo. In un più articolato scritto, nel quale peraltro affronta anche temi più generali con grande arguzia, Poe conferma il suo giudizio positivo su Hawthorne, e in un passaggio scrive:

“Il tratto peculiare di Hawthorne è l’inventiva, la creazione, l’immaginazione, l’originalità – un tratto che, nella letteratura romanzesca, vale sicuramente per tutto il resto. Ma la natura dell’originalità, per quel che riguarda il suo manifestarsi nelle lettere, non viene compresa se non in maniera imperfetta. La mente inventiva, eppure originale, solitamente si manifesta sia nelle novità di tono sia nelle novità di argomento. Mr. Hawthorne è originale in ogni aspetto”.

Cinque anni dopo, nel 1847, Poe ritorna ad analizzare gli scritti di Hawthorne e, nel tentativo di spiegare e spiegarsi il perché Hawthorne non riscuota grande successo di pubblico, aggiunge alle lodi alcune critiche, specie per ciò che egli ritiene essere un abuso delle allegorie:

“Egli è peculiare e non originale – salvo che in quelle sue invenzioni dettagliate e in quei pensieri distaccati che la sua generale mancanza di originalità riuscirà a privare dell’apprezzamento loro dovuto, impedendo loro di raggiungere mai l’occhio del pubblico. Egli è smisuratamente devoto all’allegoria e, finché persiste su questa strada, non potrà certo ambire alla popolarità.”

Hermann Melville, invece, scrive nel 1850, sotto uno pseudonimo, spacciandosi per “un virginiano in villeggiatura a luglio nel Vermont”, il quale quasi per caso si trova tra le mani i racconti di Hawthorne. La recensione di Melville, che resterà per qualche tempo “anonima”, è entusiasta:

“Ma è la parte minore del genio che attira l’ammirazione. Dove Hawthorne è conosciuto, sembra essere considerato uno scrittore piacevole, con uno stile piacevole: un uomo innocuo e appartato dal quale non ci si potrebbe aspettare nulla di profondo o ponderoso; un uomo che non comunica grandi significati. Ma non c’è un uomo in cui amore e umorismo, come i picchi di una montagna, raggiungano altezza così estatiche da assorbire le irradiazioni delle sfere celesti superiori; non c’è uomo in cui amore e umorismo abbiano raggiunto quella forma superiore chiamata genio; un uomo così non esiste, a meno di non possedere, quale indispensabile completamento di queste cose, anche un grande e profondo intelletto che penetra nell’universo come uno scandaglio. O si potrebbe dire che amore e umorismo sono soltanto gli occhi attraverso cui un intelletto come questo vede il mondo.”

E ancora, a concludere il suo saggio:

“Quel che ora scrivo lo contesti pure chi vuole: sono la Posterità che parla per procura – e il tempo mi darà ragione – quando dichiaro che l’americano che fino a oggi ha dimostrato, in Letteratura, il cervello più grande insieme al cuore più grande, quell’uomo è Nathaniel Hawthorne”.

A questo punto, sebbene in merito non esistano leggi certe, mi fido dei miei illustri recensori e mi convinco, prima di addentrarmi nella lettura, di non aver sperperato denaro. In chiusura di articolo, riporto le parole che lo stesso Hawthorne scrisse come prefazione all’edizione del 1851 (ve ne furono diverse) di “Racconti narrati due volte”, parole che, per la loro autoironia, mi hanno colpito quasi più degli elogi di Poe e Melville, forse a causa di quel riferimento al camino che io, involontariamente, ho emulato con la pagina che su questo blog raccoglie i miei indegni frammenti. La parola a Hawthorne:

“L’autore dei Racconti narrati due volte reclama un’onorificenza che, poiché nessuno dei suoi confratelli letterari si curerà di contestargli, non ha alcun timore di menzionare: egli è stato, per un buon numero di anni, il più oscuro uomo di lettere americano.

Questi racconti sono stati pubblicati in Riviste e Annuari, si estendono lungo un arco di tempo di dieci o dodici anni, e comprendono la totalità della prima maturità dello scrittore, senza aver mai suscitato (per quel che ne ha saputo lui) la minima impressione al pubblico. Uno o due di loro – “Uno zampillo della pompa cittadina” forse in misura maggiore di qualunque altro – hanno goduto di una circolazione sui giornali piuttosto ampia; per i restanti, egli non ha motivi per pensare che alla loro prima uscita abbiano avuto la buona o la cattiva sorte di essere letti da qualcuno. Nel corso del periodo indicato sopra, egli non è stato incoraggiato alla creazione letteraria da alcuna ragionevole prospettiva di celebrità o di profitto; ma esclusivamente dal piacere di comporre – un divertimento affatto vacuo, a suo modo, e forse essenziale alla qualità dell’opera in questione, ma che alla lunga è difficile possa allontanare il gelo dal cuore di uno scrittore, o l’intorpidimento delle sue dita. A tale assoluta mancanza di interesse, in un’età in cui la sua mente sarebbe stata più effervescente, il Pubblico deve il fatto (ed è certamente un risultato di cui non ci si deve rammaricare, da entrambe le parti) che l’Autore non può dimostrare alcun pensiero o attività legata a quella parte della sua vita, a eccezione dei quaranta bozzetti, all’incirca, inclusi in questo volume.

In effetti, egli ha scritto molto di più, e una minuscola porzione potrebbe essere riesumata (ma non ne varrebbe la pena) tra le misere pagine dei periodici di quindici o venti anni fa, o all’interno di logore copertine di marocchino di Souvenir sbiaditi. Il resto delle opere cui si allude ha avuto una vita molto breve, ma, quanto a bagliore, ha beneficiato di una fortuna di gran lunga superiore a quella dei fratelli che sono riusciti ad arrivare alle stampe. In una parola, l’Autore ha bruciato quei fogli senza pietà o rimorso (e oltretutto senza alcun rimpianto tardivo), e in più di un’occasione si è meravigliato che quel ciarpame, come egli considerava i suoi manoscritti condannati, avesse ancora sufficiente infiammabilità da appiccare il fuoco al camino!”

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

5 pensieri su ““Tutti i racconti” (Nathaniel Hawthorne), con Poe e Melville recensori.

  1. Mi fido sia dei sogni che di Melville. A occhio e croce direi che hai fatto bene a fidarti anche tu, del sogno. Nemmeno io ho mai letto Questo scrittore, ma la prosa di Melville mi è così cara e affine da spingermi a considerare questo libro o altri del medesimo autore. Mi è tornata pure la voglia di leggere Moby Dick, accidenti. Lo metterò nel mucchio con gli altri libri in attesa, ma iniziano a essere decisamente troppi 🙂

    • Io avevo intenzione di provare con “La lettera scarlatta”, poi le circostanze mi hanno indotto a prendere i racconti. “Moby dick” è strepitoso, mi stupì, ma in generale Melville è un grande autore, così come Poe, quindi, anche se in letteratura la proprietà transitiva non vale, sono stato confortato dai loro giudizi. 🙂

  2. Pingback: “La lettera scarlatta” (Nathaniel Hawthorne) | Tra sottosuolo e sole

  3. I racconti di Hawthorne sono meravigliosi.
    A proposito di Hawthorne, Borges diceva: “Si può ben dire che i suoi racconti valgono ben più dei suoi romanzi.”
    I racconti più belli sono: “Il velo nero del pastore”, “La lanterna magica di Fantasia”, “L’esperimento del dottor Heidegger”, “La mente tormentata”, “Lo zio del villaggio”, “Le sorelle Annate”, “Schegge di uno scalpello”, “Bozzetti notturni”, “Impronte di passi sulla sabbia”.

    • Ti ringrazio per i consigli. La cosa strana è che, da quando scrissi l’articolo, ancora ne ho letti solo un paio, che mi sono piaciuti. Dovrò rimediare al più presto, anche perché il libro sta lì, sullo scaffale, e mi chiama.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: