Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il suffragio universale è una (inevitabile) stupidaggine”

maupassant

All’interno della raccolta di scritti di Guy de Maupassant, incontro questo brano, precisamente nel racconto “Le domeniche di un borghese di Parigi”. Un personaggio bizzarro, Monsieur Rade, non so fino a che punto rispecchiante l’opinione dell’autore, mentre discute con alcuni altri perdigiorno, mi chiede di ospitare le sue parole su questo blog. Il suo discorso si presterebbe a tante riflessioni, ma sarebbe abbastanza ridicolo e inutile se mi mettessi qui a cavillare con lui su ciò che mi trova concorde (molto) e ciò da cui dissento (qualcosa). Monsieur Rade, inoltre, ha fretta di tornare tra i suoi amici parigini del 1880 e non ha tempo per ascoltarmi, quindi lo saluto e vi lascio alle sue considerazioni.

Monsieur Pedrix, visibilmente a disagio, lo interruppe:

– Voi scalzate le basi della società, Monsieur Rade; bisogna sempre avere dei princìpi. Ad esempio, in politica, Monsieur de Sombreterre è legittimista, Monsieur Vallin orleanista, Monsieur Patissot ed io repubblicani; abbiamo princìpi diversissimi, è vero, eppure ci intendiamo perfettamente proprio perché ne abbiamo.

Monsieur Rade esclamò:

– Ma anche io ne ho, signori, e molto saldi!

Monsieur Patissot alzò il capo, e, freddamente:

– Sarei davvero felice di conoscerli, signore.

Monsieur Rade non si fece pregare:

– Eccoli, signore.

1° principio. Il governo di uno solo è una mostruosità.

2° principio. Il suffragio limitato è un’ingiustizia.

3° principio. Il suffragio universale è una stupidaggine.

Infatti abbandonare milioni di uomini, intelligenze superiori, scienziati, geni persino, al capriccio, all’arbitrio di un essere, che in un momento di allegria, di follia, di ebbrezza o di amore, non esiterà a sacrificare qualsiasi cosa alla sua fantasia esaltata, dissiperà l’opulenza del paese, penosamente ammassata da tutti, farà trucidare migliaia di uomini sui campi di battaglia, ecc…sembra a me, modesto ragionatore, una mostruosa aberrazione.

Ma ammettendo che il paese debba governarsi da sé, escludere con un pretesto sempre discutibile una parte di cittadini dall’amministrazione degli affari, mi sembra un’ingiustizia così flagrante che è inutile insistervi.

Rimane il suffragio universale. Riconoscete con me che gli uomini di genio sono rari, non è vero? Per abbondare, ammettiamo che ce ne siano cinque in Francia, in questo momento. Aggiungiamo, sempre per abbondare, duecento uomini di grande ingegno, mille uomini dotati di talenti diversi e diecimila uomini superiori in un modo o nell’altro. Ecco uno stato maggiore di undicimiladuecentocinque unità. Dopo di che, vi trovate davanti all’esercito dei mediocri, seguito dalla moltitudine degli imbecilli. Dato che i mediocri e gli imbecilli costituiscono sempre l’immensa maggioranza, è inammissibile che possano eleggere un governo intelligente.

Per essere giusto aggiungo che, a lume di logica, il suffragio universale mi sembra il solo principio ammissibile, ma è inapplicabile, ed ecco perché.

Fare partecipare al governo tutte le forze vive del paese, rappresentare tutti gli interessi, tener conto di tutti i diritti è un sogno ideale, ma poco pratico, perché la sola forza che si possa misurare è proprio quella che dovrebbe essere meno considerata, la forza bruta: il numero. Col vostro metodo, il numero senza intelligenza conta più dell’ingegno, della sapienza, di tutte le conoscenze acquisite, della ricchezza, dell’industria, ecc. Quando potrete dare a un membro dell’Accademia diecimila voti contro uno del cenciaiolo, cento voti al grande proprietario contro i dieci del suo fattore, avrete stabilito un certo equilibrio tra le forze e ottenuto una rappresentazione nazionale che veramente rappresenterà tutte le forze della nazione. Ma vi sfido a farlo.

Ecco le mie conclusioni:

In altri tempi, quando non si poteva esercitare nessun’altra professione, si faceva il fotografo; oggi si diventa deputati. Una classe dirigente così composta sarà sempre deplorevolmente incapace, ma incapace di fare del male quanto di fare del bene. Un tiranno, al contrario, se è stupido, può fare molto male e, se è intelligente (cosa molto rara) può fare molto bene.

Tra queste forme di governo non mi pronuncio; mi dichiaro anarchico, cioè partigiano del potere più lieve, più insensibile, più liberale nel senso lato della parola, e rivoluzionario al tempo stesso, cioè eterno nemico di quello stesso potere, che sarà sempre, comunque, difettoso. Ecco tutto.

(Guy de Maupassant, “Le domeniche di un borghese di Parigi”, in “Racconti e novelle”, ed. Einaudi)

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8 pensieri su ““Il suffragio universale è una (inevitabile) stupidaggine”

  1. Sarò banale: “se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare”. Dovrebbe essere il mio odiato Mark Twain. Sono considerazioni condivisibili (chiedo perdono per l’assonanza); d’altra parte anche la democrazia va riconsiderata e studiata, non presa come un valore assoluto. Questa oligarchia in cui viviamo è una democrazia svuotata di senso, nata proprio dalle falle nella sua logica interna. Anche un popolo profondamente ignorante può fare molto male, tanto quanto un tiranno profondamente corrotto. Ma dirò delle banalità, forse.

    • Come accennato nell’articolo, il discorso sarebbe molto lungo e su questi argomenti filosofi, sociologi, politologici e via seguitando possono analizzare le questioni in maniera più precisa. Per conto mio, pur essendo ben lieto di vivere in un contesto non dittatoriale, sono rimasto colpito da questo passaggio di Maupassant perché sono da sempre convinto di quello che hai detto tu alla fine, cioè che un popolo ignorante può fare molto male (e con ciò non mi escludo dal novero). Ma, ripeto, se ne potrebbero dire tante e non è questa la sede.

  2. Mi trovo d’accordo con queste riflessioni, anche se non è facile liquidare un argomento del genere con una battuta, meriterebbe un saggio! La sua dichiarazione di essere anarchico mi piace da morire.

    • Proprio perché non è facile liquidarlo in una battuta ho evitato di aggiungere le mie postille all’articolo, limitandomi a riportare le parole di questo “strambo” personaggio. A me piace soprattutto l’analisi che fa, non consolante a dire il vero, ma purtroppo attualissima. 🙂

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