Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Immoralità” e romanzo.

Ante_Kovacic

“Se fosse immorale descrivere nei romanzi degli esseri immorali con tutte le conseguenze della loro immoralità, allora sarebbero logicamente immorali il codice penale e tutte le istituzioni dell’umanità che si occupano di immoralità e crimini. Sì, la stessa morale, per questa concezione, risulterebbe immorale”

(Ante Kovačić)

Questa la considerazione di Kovačić (1854 – 1899), scrittore croato di povere origini, morto a soli quarantacinque anni, in risposta alla censura che colpì il suo romanzo “U registraturi”, in italiano “Nell’archivio”, quando la redazione della rivista che lo pubblicò a puntate decise di eliminare le parti del romanzo ritenute immorali, specie dagli influenti ambienti cattolici, perché caratterizzate da acceso erotismo, cupo pessimismo e derisione delle istituzioni fondanti la società dell’epoca.

Escludendo l’ipotesi di una mia reincarnazione, ammetto di non essere stato presente all’epoca dei fatti, ma tra i suoi detrattori e Kovačić la mia simpatia va, chissà perché, al secondo e al suo romanzo che, pure cesoiato, mi sta piacendo molto.

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9 pensieri su ““Immoralità” e romanzo.

  1. Ma quindi si trova solo l’edizione censurata?

    • Nell’introduzione dell’edizione “Utet. I grandi scrittori stranieri”, risalente al 1983, leggo: “…i cui violenti attacchi costrinsero la redazione della rivista ad un comportamento umiliante e all’eliminazione di parti del romanzo non più ritrovate”. Non so dirti se ne esiste qualcuna successiva con eventuali ritrovamenti, posso dirti che finora, e sono giunto a pagina 70, mi sta piacendo davvero molto. Al momento, c’è molta satira, poca cupezza e dell’erotismo ancora non c’è traccia. Sospetto che su quest’ultimo aspetto si sia concentrata la maggior parte dei tagli, ma magari il seguito mi smentirà…:D

      • La censura è davvero uno dei più grandi delitti della storia… 😦
        Però lo cercherò, stavo proprio cercando autori tra Serbia, Croazia e Balcani 🙂

      • Devo cercarli anch’io. Mi viene in mente un bosniaco, Ivo Andric, del quale ho letto qualcosa in passato. 🙂

        P.s.: a pag. 62 ho trovato “un sorriso celestiale e libidinoso ad un tempo”, il censore si era distratto 😀

      • Ahahahahahah! Ossantamadre, speriamo non ti turbi troppo questa svista! 😀
        Andric lo conosco (pochissimo), me lo aveva consigliato un’amica serba, ma poi ho dimenticato di approfondire e ora è nella lista natalizia 🙂

      • Io ho in programma “Il ponte sulla Drina”, mentre ho letto “La storia dell’aiducco e altri racconti”, trovato su una bancarella dell’usato e contenente una selezione.
        Spero anch’io (o forse no? ahaha) di non essere turbato, nel mondo dei sogni, dalla celestiale e libidinosa fanciulla romanzesca. 😀

      • ahi ahi ahi! Guai a te, servo del demonio! 😀

  2. Petrus in ha detto:

    Appena finito di leggerlo.
    Un romanzo da “canone”. Sono arrivato a questo libro assolutamente per caso e provo rabbia al pensiero che, se non si fossero verificati una serie di eventi contingenti, io non avrei mai saputo della sua esistenza; così come mi sto rendendo conto che, mentre studio sui manuali degli illustri intellettuali e critici italiani i soliti romanzi (sempre i soliti, dalle scuole medie all’università) francesi, tedeschi, anglo-americani e italiani; oltre questo confine esiste un mondo tutt’altro che barbaro. Mi sembra, anzi, affine alle nostre correnti, ai nostri stili ed anche alle nostre esperienze. Perciò sono fermamente convinto che se questo romanzo, fosse stato scritto da un autore italiano del secondo Ottocento – magari meridionale – sarebbe sicuramente entrato nel “canone” della narrativa europea di quel periodo, e invece di reperirlo casualmente in una vecchissima edizione UTET, curiosamente incellofanata e senza nemmeno il prezzo in copertina, l’avrei visto spiccare fra le edizioni Oscar o tra i Grandi Classici di una qualunque fra le varie case editrici.

    • Sono d’accordo sulla gran parte di quello che dici, a cominciare dalla considerazione circa ciò che c’è oltre il confine solito. Io stesso, peraltro, mi sono accorto negli ultimi anni di aver trascurato tanti autori, un po’ perché di difficile reperimento, un po’ per mia pigrizia. Detto ciò, l’intento di un mini-articolo come quello che tu hai commentato (e di altri simili) è proprio quello di stimolare qualcuno, magari anche per caso, come è capitato a me e, mi par di capire, anche a te, con Kovacic. Sul suo romanzo, devo dire che mi è piaciuto molto, anche perché in caso contrario non l’avrei “pubblicizzato”, ma che, a mio parere (non so se tu concordi) lo stesso si “perde” un po’ strada facendo, dopo il primo centinaio di pagine davvero di alto livello.
      Colgo l’occasione, oltre che per ringraziarti per il commento, per dire che quelle edizioni Utet vecchissima sono una fonte preziosa, io per esempio oltre a Kovacic ho scoperto anche il ceco Jan Neruda e i suoi “Racconti di Mala Strana”.

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