Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Dammi un posto tra gli agnelli” (Laura Fidaleo)

fidaleo_nottetempo

“Ci deve essere un errore da qualche parte nell’amore: un buco. Sento dire continuamente volevo, voglio, vorrei essere amato. Ma io so che l’amore non basta per tutti, è una carestia. Forse l’amore non è giusto, è solo esatto. È quello che cominciava a piangere il bambino”.

(Laura Fidaleo, “Dammi un posto tra gli agnelli”, ed. Nottetempo)

I masochisti che hanno la pazienza di leggere questo blog si saranno accorti che, oltre a deliri di altri tipo e salvo eccezioni, la grande parte degli articoli riguardano romanzi o testi di “autori classici”, definizione ambigua dietro la quale si nasconde il fatto che quasi tutti gli autori da me letti sono defunti. In quest’occasione, invece, voglio segnalare una contemporanea, anzi addirittura una mia conterranea, cioè Laura Fidaleo, autrice dei nove racconti contenuti in “Dammi un posto tra gli agnelli”, che sono valsi a Laura il “Premio Bagutta 2012” come miglior opera prima. Ho scritto “sono valsi a Laura”, invece che “sono valsi alla Fidaleo”, come sarebbe stato più appropriato fare se io fossi un recensore professionista (e come, in effetti, faccio quando scrivo, per esempio, di Dostoevskij), innanzitutto perché tale non sono e poi perché, pur non essendo né un suo amico né un conoscente stretto, ho avuto modo di incontrarla nella biblioteca del mio paese, di scoprire che stava cercando un libro che era piaciuto molto anche a me (credo fosse “La trilogia della città di K.” di Agota Kristof, se la mia labile memoria non m’inganna) e quindi mi “suonerebbe” strano riferirmi a lei come ai cari vecchi classici. Peraltro, pur non essendo io scaramantico e non sapendo se lei lo è, differenziarla da quei defunti non credo possa nuocerle.

A prescindere dalla mia astrusa premessa, devo subito dire che nel corso della lettura dei racconti, per due o tre volte, in alcuni specifici passaggi, mi sono sentito davvero toccare dalle parole lette, il che rappresenta, almeno per me, il miglior motivo per consigliarne la lettura. I racconti sono eterogenei tra loro e la bravura di Laura consiste proprio nell’essere riuscita a non emulare sé stessa nello scriverli, non ripetersi, sebbene, inevitabilmente, gli stessi racconti siano legati da tematiche comuni, quali il ricordo, l’infanzia con le sue meraviglie e le sue paure, i distacchi, la difficile ricerca di un senso e di verità che poi, una volta scoperte, possono fare “schifo”, il dolore che talvolta sembra essere l’unico modo per riscoprire una felicità che non avevamo saputo riconoscere, e poi l’amore “che non si vede”, l’amore “che ci vede”.

Sarei falso se affermassi che tutti i racconti mi hanno entusiasmato o che sono riuscito a cogliere tutti i riferimenti (quelli che eventualmente ci sono) ai luoghi che io stesso posso aver visto con i miei occhi, ma questi sono dettagli. Chiudo quest’articolo con il link al sito di Rai Letteratura, nel quale è possibile ascoltare dall’autrice stessa una presentazione dei racconti, della loro genesi e più in generale del suo rapporto con la scrittura e con la lettura (che, detto sottovoce, è identico al mio, specie per quanto riguarda la lettura).

Di seguito il link: http://www.letteratura.rai.it/articoli/il-bagutta-opera-prima-a-laura-fidaleo/18785/default.aspx

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