Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La sicurezza della pausa – caffè” (da “Frammenti da un camino”, n. 18)

– Per esempio, se adesso proponessi di fare la pausa – caffè, sono sicuro che voi apprezzereste, non è così?

Un sospiro di sollievo collettivo accolse le parole di Giorgio, lo psicologo che da quasi mezz’ora cercava di mantenere svegli i partecipanti a quel corso di formazione, organizzato dalla Regione nell’ambito d’interventi contro la crisi occupazionale. Il ragazzo, poco più che trentenne, aveva un compito difficile, considerando che gran parte dei presenti non aveva molto interesse per la psicologia applicata alle dinamiche aziendali; per lui era un’impresa spiegare l’importanza di un colloquio di lavoro affrontato con il giusto piglio o di un curriculum scritto in maniera non approssimativa. Sapeva benissimo, essendoci passato anche lui negli anni precedenti, che le sue parole sarebbero suonate vuote a gran parte dei presenti che, infatti, reprimevano a stento sbadigli, sussurravano tra di loro, fingevano di prendere appunti. Il gruppo era molto eterogeneo e questo creava, dal suo punto di vista, dinamiche interessanti.

– Noto che finalmente avete mostrato entusiasmo per una mia affermazione – sorrise Giorgio, smontando però subito la febbrile attesa degli altri – Il caffè lo prenderemo tra dieci minuti, adesso voglio terminare questo discorso sulla “sicurezza”, parlandone con voi.

Il tema di quella giornata del corso era proprio la “sicurezza”, intesa come fiducia in sé stessi.

– Allora, prima vi ho detto che l’uomo ha bisogno di sicurezza. Vi ricordate in relazione a quali bisogni è innanzitutto necessaria tale sicurezza?

– Bisogna magna’! – intervenne Franco, meccanico licenziato, figli a carico, insofferente, che cercava di ricondurre il tutto a qualcosa di più pratico.

– Sì, Franco, anche il mangiare rientra nei bisogni primari. Gli altri chi li ricorda?

– Beh, bere, dormire e poi insomma, ecco… – affermò abbastanza timida Luisa, donna di mezza età stufa della sua vita di casalinga non retribuita.

– E poi cacare, pisciare e scopare, su! – fu la chiosa di Gigi, venticinquenne che aveva abbandonato gli studi da tempi immemorabili, ma che più degli altri esprimeva, senza filtri, un’esigenza da lui sentita in modo particolare, specie da qualche mese, cioè da quando la sua ragazza lo aveva lasciato per motivi a lui tuttora insondabili.

Ci fu un improvviso scoppio di risa. Persino Ivano, che quel giorno non aveva voglia di parlare e che si era relegato in ultima fila a prendere appunti non sempre riguardanti l’argomento stretto della lezione, abbozzò un sorriso.

– A rigore, il terzo che hai detto forse non rientra nei bisogni primari…- provò a precisare Giorgio.

– Come no? Ma che stai a dì? Giò, io se non scopo sto male! – argomentò Gigi con piglio da oratore parlamentare.

Giorgio aveva instaurato, nei giorni precedenti, un buon rapporto con gran parte dei partecipanti al corso. A dire il vero, il merito era soprattutto delle pause – caffè, nel corso delle quali egli poteva svestire il ruolo che gli competeva all’interno dell’aula. Non fu stupito, quindi, dall’intervento di Gigi, avendo appurato, tra un caffè e l’altro, che il giovane non aveva digerito la fine della sua storia d’amore e soprattutto la conseguenza astinenza.

Ivano, intanto, che evitava il caffè come fosse la peste, a causa della sua perenne gastrite, aveva scritto, sul suo quaderno verde una serie di parole come “libertà”, “necessità”, “dio”, “amore”, “bisogni”, sulle quali si riservava di ragionare una volta tornato a casa. Aggiunse “sicurezza”.

A lui spesso avevano detto, in passato, che era troppo “insicuro di sé” e che doveva “credere in sé stesso”, il primo passo, assicuravano, per far sì che gli altri credessero in lui. Teorie che per certi aspetti riteneva plausibili, se non fosse che, così gli pareva, tendevano a semplificare dinamiche dell’esistenza che potevano avere fondamenta di tutt’altro genere. Osservando Lara e Michele, la coppia di ragazzi seduti in prima fila, all’apparenza affiatati e felici, si domandava se davvero la loro relazione fosse nata perché Michele si era “mostrato sicuro di sé” di fronte a Lara, o viceversa, e in ogni caso, questo era il punto focale delle sue riflessioni, cosa dovesse intendersi per “essere sicuri di sé”, o meglio ancora in relazione a cosa uno doveva mostrarsi “sicuro”. Giorgio, manco fosse una propaggine della mente di Ivano, si rivolse proprio a Michele e Lara, nel tentativo di sviare il discorso dalla deriva ormonale che l’intervento di Gigi poteva causare.

– Voglio fare una domanda a Michele e Lara. Rispondete solo se volete, è chiaro. Voi due, anche adesso, vi tenete la mano. Secondo voi, c’entra qualcosa il discorso sulla “sicurezza”, sulla “fiducia in sé stessi”, con questo fatto? Vi sentite più sicuri così?

Michele, un po’ imbarazzato, parve quasi voler distogliere la mano da quella di Lara, che però, accorgendosi della manovra del ragazzo, la strinse ancora di più. – Ecco, non so esattamente perché lo facciamo, ma forse lei ha ragione, è un modo per sentirsi sempre legati, quindi più forti di fronte agli altri, non so, non so spiegarlo bene, insomma… – affermò Michele titubante.

Giorgio, comprendendo l’imbarazzo dei due, intervenne sviando parzialmente il discorso, cercando di ricondurlo alla tematica oggetto della lezione, ovvero come presentarsi a un colloquio di lavoro in condizioni almeno non respingenti. Poco dopo annunciò, quasi fosse un’elezione papale, la pausa – caffè.

– Ti ho visto prendere appunti per tutta la lezione, ma dubito che tu stessi scrivendo tutto il mio discorso sulla sicurezza o la fiducia. Hai elaborato qualche racconto nel frattempo, scrittore? – e nel rivolgersi a Ivano con fare amichevole e complice, Giorgio gli dette una pacca sulla spalla. I due si appartarono vicino a una finestra, mentre gli altri si fiondavano sulla macchinetta automatica in cerca di caffè, succhi e cornetti.

– Una volta dissi a una mia amica che le pacche sulle spalle si danno ai morti – rispose sorridendo Ivano.

– Ma dai! Allora, mistero fitto sui tuoi appunti o posso sapere qualcosa?

– In realtà ho trovato interessante la lezione, non tanto per la parte relativa ai colloqui di lavoro, sui quali, sarai d’accordo con me, almeno fuori dall’aula, andrebbe specificato altro, ma piuttosto per i discorsi sulla sicurezza e la fiducia in sé stessi nei rapporti sentimentali.

– Sarebbe un tema interessante da trattare, ma qui non posso, e poi ho l’impressione che Gigi potrebbe dire la sua e alla sua maniera.

Giorgio era risultato simpatico a Ivano, nonostante l’iniziale diffidenza che poteva avere anche lui circa l’utilità di quel corso, e di quelle ore in particolare, ai fini lavorativi.

– Riflettevo proprio sulla questione del “mostrarsi sicuri”, specie con le donne – affermò Ivano, prendendo una caramella e offrendone una a Giorgio.

– Pensavi a questo, presumo, per questioni personali che sentivi o senti come molto importanti per te.

– Sì, lo spunto è ovviamente di carattere personale. Tu hai fatto a Michele e Lara quella domanda, io avrei voluto chiedere loro, ma in generale a chiunque fa parte di una coppia, se poi davvero questo “avere fiducia in sé stessi” è così decisivo ai fini di una relazione. Cioè, lo è, certo, comprendo il senso dell’espressione, non sono così stupido da non capire che è meglio avere fiducia in sé che non darsi continue martellate sulla testa o altrove, ma il punto è un altro…

– Spiegati meglio.

– Un tempo, ora lo so, ero molto insicuro di me, nel senso che pur avendo un mio pensiero, evitavo di espormi per paura del giudizio degli altri, di essere inadeguato, ridicolo, insomma, stavo muto e per dire “ciao” a una donna dovevo fare domanda di carta bollata all’Onu.

– Addirittura! Non l’avrei detto, sai. L’altro giorno, quando ho chiesto a tutti voi di presentarvi, sei stato il primo ad alzare la mano e anche abbastanza spigliato nell’intervento. Si vede che l’Onu ti ha accordato il permesso – sorrise Giorgio.

– Ehi, voi due, che state complottando laggiù, se state organizzando una serata con qualche femmina non tenetemi fuori! – esclamò ridente Gigi, intento nel masticare un cornetto.

– No, Gigi, niente donne. Ora arriviamo e riprendiamo la lezione, sto parlando di una questione personale con Ivano, aspettate un minuto…Non si tratta di donne, ripeto!

Rassicurato Gigi, Giorgio chiese a Ivano di precisare meglio il suo ragionamento.

– Vedi, c’erano amici, amiche, ma anche ragazze che non si mostravano interessate al mio interessamento, scusa il bisticcio di parole, che mi dicevano proprio: “ Devi essere più sicuro di te”, “credi in te stesso”, cose così. Addirittura una mi disse che le donne dovevo prenderle e metterle vicino a un muro, metaforicamente specificava lei, ma comunque vicino a un muro e far sentire loro che “sapevo quel che volevo”. A me pareva, invece, che fossero loro insicure di certe loro caratteristiche e che quindi cercavano qualcuno che potesse confortare le loro presunte sicurezze. Tutto ciò che era al di fuori di certi canoni era percepito come “insicuro”, “inaffidabile”, “poco virile”, insomma…

– Ho capito, ho capito tutto quel che cerchi di dirmi. Il discorso è molto complesso e non sto qui a dirti, perché lo sai già da te, che probabilmente sbagliavi anche tu, non tanto, o almeno non solo, nel mostrarti insicuro, quanto nella scelta delle persone cui indirizzare le tue attenzioni. Non credere che io, perché psicologo, abbia avuto meno disavventure di te. È terribilmente difficile trovare una persona con la quale condividere certi pensieri o addirittura l’esistenza. Certo, se poi il problema è quello del buon Gigi, lo si risolve, ma mi pare che lì la sicurezza c’entri poco.

– Io non sono del mestiere, non ho fatto studi approfonditi e quindi potrei dire una cazzata, ma secondo me il punto non è tanto essere sicuri di sé, quanto mostrarsi agli altri sicuri di sé. Ma con riferimento alla sicurezza, a me pare, ecco, che questo mostrarsi agli altri debba riguardare circostanze, fatti, pensieri, modi di essere, ruoli sociali, rapporti di potere, per i quali gli altri vogliano sentirsi rassicurati – terminò un po’ affannato Ivano.

– Ne dobbiamo parlare ancora. Purtroppo ora dobbiamo tornare al nostro corso, che spero possa aiutarti anche più praticamente, a trovare un lavoro, che, credo tu possa sospettarlo da te, ha molto a che fare con questo discorso sulla “fiducia in sé”, ma ha ancora più attinenza con ciò che stavi sviluppando, cioè con ciò per cui gli altri vogliono sentirsi rassicurati…ora, caro Ivano, se non ti spiace ti chiedo un’altra caramella, sono gustose. Andiamo a sentire che ne pensa Gigi di tutto ciò – sorrise complice Giorgio.

– Finalmente i due misteriosi si degnano di tornare tra noi. Guardate che se vi becco stasera in giro con due gnocche vi faccio pagare tutto! – li accolse Gigi.

Rientrando verso l’aula, Ivano cominciò a rimuginare, ma fu distratto dalla voce di Franco, che si rivolgeva a Nicola, il più giovane della compagnia. – Ai tempi nostri con le donne era più difficile, le dovevi corteggiare per mesi, anni. Oggi basta che uno ha una macchina, pure una Punto, non serve mica ‘na Ferrari, e il gioco è fatto. – Ma io non ho manco una Virgola, altro che una Punto – rispose mogio il giovane.

Ivano, perplesso, non appena entrato in aula appuntò anche la parola “virgola” accanto alle altre.

Giorgio, indossata nuovamente la maschera del docente, riprese la lezione, guardando proprio in direzione di Ivano. – Bene, signori e signore. Assodato che in questi giorni l’unica sicurezza è la pausa – caffè…

(Gli altri frammenti inceneriti sono qui)

(Per quanto, riguarda, invece, la scelta di scrivere “sé stessi” invece di “se stessi”, rimando al delirante articolo “Kafka era abbastanza kafkiano”)

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