Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Maschere nude, vol. 1” (Luigi Pirandello)

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SIRELLI                 Potresti negar l’evidenza, se domani quest’atto ti venisse presentato?

LAUDISI               Io? Ma non nego nulla io! Me ne guardo bene! Voi, non io, avete bisogno dei dati di fatto, dei documenti, per affermare o negare! Io non so che farmene, perché per me la realtà non consiste in essi, ma nell’animo di quei due, di cui non posso figurarmi d’entrare, se non per quel tanto ch’essi me ne dicono.

SIRELLI                 Benissimo! E non dicono appunto che uno dei due è pazzo? O pazza lei, o pazzo lui: di qui non si scappa! Quale dei due?

AGAZZI                 È qui la questione!

LAUDISI               Prima di tutto, non è vero che lo dicano entrambi. Lo dice lui, il signor Ponza, di sua suocera. La signora Frola lo nega, non soltanto per sé, ma anche per lui. Se mai, lui – dice – fu un po’ alterato di mente per soverchio amore. Ma ora sano, sanissimo.

SIRELLI                 Ah, dunque tu propendi, come me, verso ciò che dice lei, la suocera?

AGAZZI                 Certo che, stando a ciò che dice lei, si può spiegare tutto benissimo.

LAUDISI               Ma si può spiegar tutto ugualmente, stando a ciò che dice lui, il genero!

SIRELLI                 E allora – pazzo – nessuno dei due? Ma uno dev’essere, perdio!

LAUDISI               E chi dei due? Non potete dirlo voi, come non può dirlo nessuno. E non già perché codesti dati di fatto, che andate cercando, siano stati annullati – dispersi o distrutti – da un accidente qualsiasi – un incendio, un terremoto – no; ma perché li hanno annullati essi in sé, nell’animo loro, volete capirlo? creando lei a lui, o lui a lei, un fantasma che ha la stessa consistenza della realtà, dove essi vivono ormai in perfetto accordo, pacificati. E non potrà essere distrutta, questa loro realtà, da nessun documento, poiché essi ci respirano dentro, la vedono, la sentono, la toccano! – Al più, per voi potrebbe servire il documento, per levarvi voi una sciocca curiosità. Vi manca, ed eccovi dannati al meraviglioso supplizio d’aver davanti, accanto, qua il fantasma e qua la realtà, e di non poter distinguere l’uno dall’altra!

AGAZZI                 Filosofia, caro, filosofia! Lo vedremo, lo vedremo adesso se non sarà possibile!

SIRELLI                 Abbiamo inteso prima l’uno, poi l’altra; mettendoli insieme, ora, di fronte, vuoi che non si scopra dove sia il fantasma, dove la realtà?

LAUDISI               Io vi chiedo la licenza di seguitare a ridere alla fine.

(Luigi Pirandello, “Così è (se vi pare)” in “Maschere nude, vol. 1”, ed. Arnoldo Mondadori editore)   

Nel primo dei due volumi intitolato “Maschere nude” sono raccolte diciassette opere teatrali di Luigi Pirandello, appartenenti a diversi periodi della sua carriera, gran parte delle quali meriterebbero un articolo a sé stante o comunque che ne sia rilevata la grandezza. Le prime tre appartengono al cosiddetto ciclo del “teatro nel teatro”. Si parte con “Sei personaggi in cerca d’autore” (1921-1925 secondo l’edizione), sulla quale ho già scritto in un altro articolo; si tratta di un’opera magistrale che segna un cardine nella produzione teatrale del Novecento, mettendo a nudo, attraverso il dissidio intercorrente tra i personaggi e gli attori che dovrebbero interpretarne le vicende, i meccanismi interni alla rappresentazione teatrale. In “Ciascuno a modo suo” (1924) la vicenda diventa addirittura non rappresentabile, causa il dissidio che intercorre tra gli attori e il pubblico che, riconoscendosi in alcuni dei personaggi, irrompe sulla scena rendendo impossibile il proseguimento dell’opera. Terzo elemento della trilogia è “Questa sera si recita a soggetto”, tra le tre quella che ho gradito meno, ma pur sempre di livello eccelso, e che vede il dissidio tra gli attori divenuti personaggi e il loro regista.

Tra gli altri titoli presenti in questo volume devo segnalare “L’uomo dal fiore in bocca” (1926), breve ma penetrante rappresentazione del disincanto di un uomo che ha scoperto che gli resta poco tempo da vivere, “Il gioco delle parti” (1918), capolavoro della prima parte della produzione pirandelliana, nella quale, grazie alla figura di Leone Gala, marito che si presta alla finzione nell’ambito familiare, interpretando un ruolo che altri vogliono tale, Pirandello mette in scena l’unica possibilità di delegittimare i meccanismi sociali che c’ingabbiano, cioè la via del mimetismo, del capovolgimento, la via della fuga nella presunta follia che sola può salvare il personaggio dall’ipocrisia che lo circonda. In questo senso, anche “Il piacere dell’onestà” (1917) e “L’uomo, la bestia e la virtù” sono di assoluto rilievo. Devo segnalare, infine, “Così è (se vi pare)” (1917), a mio parere una delle più riuscite opere pirandelliane, con la quale l’autore rispolvera uno dei suoi temi più cari, cioè l’impossibilità, o quanto meno l’estrema difficoltà, di giungere a una verità assoluta e incontrovertibile, anche su vicende che apparentemente si fondano su dati cosiddetti “oggettivi”; vi è, inoltre, la rappresentazione della mentalità bigotta di un’intera città che indaga su due persone e sui loro rapporti solo perché, nell’ottica del “buon senso comune”, queste si atteggiano in maniera “diversa”.

Completano questo volume, di oltre 1200 pagine, le seguenti opere: “Enrico IV” (1922), “Diana e la Tuda” (1927), “La vita che ti diedi” (1924), “L’imbecille” (1926), “Come prima, meglio di prima” (1921), “Vestire gli ignudi” (1923), “Come tu mi vuoi” (1930), “Tutto per bene” (1920) e “La ragione degli altri” (1916).

Se l’autunno vi butta giù e avete bisogno di letture che siano al tempo stesso divertenti e profonde, correte in biblioteca e chiedete “Maschere nude”. Io, nel frattempo, corro a prendere il secondo volume.

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Un pensiero su ““Maschere nude, vol. 1” (Luigi Pirandello)

  1. Adoro Pirandello e “Così è (se vi pare)” è l’opera che preferisco

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