Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Gli esami non finiscono mai” (Eduardo De Filippo)

de filippo

STANISLAO        Caro Speranza, mettetevi bene in mente questo: una volta laureato bisogna dare alla società conto e ragione di questa laurea. Voi, in fondo, laureandovi, non avete fatto altro che impiantare una regolare contabilità con tanto di libro mastro, nel quale gli altri, non voi, si prenderanno la briga di segnare le entrate e le uscite dei meriti e dei demeriti che via via si verificheranno durante il vostro impegno di professionista, marito e padre di famiglia.

GUGLIELMO     (con gli occhi sbarrati) E fino a quando?

GIROLAMO        Fino a quando quel tale “pezzo di carta” non sarà diventato per riconoscimento popolare una vera e propria laurea.

STANISLAO   E ricordate che soltanto pochi privilegiati riescono a raggiungere il traguardo.

GIROLAMO        Gigliola è figlia unica, non vi dico altro.

GUGLIELMO      Naturalmente.

GIROLAMO     Troverete giusto che di tanto in tanto mio cognato e io ci permetteremo di rivolgervi qualche domanda.

GUGLIELMO      Risponderò a cuore aperto.

GIROLAMO        Benissimo.

STANISLAO        Molto bene.

GIROLAMO        Da giovane, vi dico la verità, mi piaceva di andare a casa di conoscenti, dove incontravo una comitiva di amici coi quali si giocava a carte, con pochissimo interesse: quei pochi centesimi che riuscivamo a risparmiare da quel misero assegno mensile stabilito da mio padre: quindici lire al mese. Posso assicurarvi però che mai il sottoscritto mise piede su di una bisca.

STANISLAO        Case da giuoco mai?

GUGLIELMO      Ho sentito parlare di bische e case da giuoco, ma vi dico la verità non ci sono mai stato.

GIROLAMO        Sapete giocare, però.

GUGLIELMO      Una scopa a mano a mano, uno scopone; ma siccome perdo perché non mi ricordo le carte, preferisco di non giocare.

GIROLAMO        E fate bene. Io tengo una nipote, figlia di mia sorella…

STANISLAO        Beatrice…povera figlia!

GIROLAMO     Contro il parere di tutta la famiglia, s’intestardì a volersi sposare uno scapestrato, un poco di buono.

STANISLAO        Si erano prese le debite informazioni.

GIROLAMO        Mangiava al ristorante per abitudine. Caffè concerto, locali notturni, e non dava un passo a piedi. Se doveva andare da San Ferdinando al Largo della Carità prendeva la carrozzella. Naturalmente, com’era da prevedersi, il matrimonio è durato meno di tre anni.

GUGLIELMO      State tranquillo: io ho mangiato al ristorante soltanto quando sono stato costretto dai compagni d’università, ma di preferenza mangio a casa, anzi spesso qualche piccola cosa la cucino da me stesso. Non frequento Caffè concerti e locali notturni e come mezzo di trasporto, se la distanza è notevole, mi servo di qualche sidecar.

STANISLAO        È il medico che adesso vi parla: quante sigarette fumate e quanti caffè prendete?

(Eduardo De Filippo, “Gli esami non finiscono mai”, ed. Einaudi)

“Gli esami non finiscono mai” è un’espressione proverbiale per significarci che l’esistenza ci mette di fronte a continue prove da affrontare, specie quando pensiamo di averne già superate abbastanza. Guglielmo Speranza, il personaggio inventato e poi interpretato da Eduardo De Filippo, è proprio il “prototipo di noi tutti, un eroe la cui esistenza è caratterizzata dagli aspetti positivi e negativi della nostra stessa esistenza”. Il cognome del protagonista di questa commedia non è certo casuale: Speranza, quale simbolo di un’umanità che, a prescindere dalle evidenti prove avverse, denota ancora un’anima sognatrice e illusa. Lo scontro con la realtà, le sue inevitabili mediazioni, i compromessi necessari alla vita di società, conducono Guglielmo, alla fine della sua esistenza, a un’accettazione silente, ma non per questo complice, di ciò che gli accade attorno. La commedia è strutturata in modo da presentarci il protagonista in diverse fasi della sua vita, dal momento della laurea al fidanzamento e successivo matrimonio, fino alla vecchiaia, quando gli si propongono questioni di spartizioni ereditarie con la moglie e i figli.

Guglielmo, laureatosi, si rende presto conto che gli esami, che lui credeva finalmente terminati, sono solo all’inizio. Lo capisce già dal ridicolo interrogatorio che gli sottopone il futuro suocero. Anche chi vorrebbe apparire come un suo amico fidato, cioè Furio La Spina (anche qui il cognome non è scelto a caso) si rivela essere, nel corso degli anni, un istigatore di liti avvezzo al pettegolezzo, attività molto diffusa e alla quale offre spunti la sua relazione extra-coniugale con Bonaria, uno dei pochi personaggi “positivi” della commedia.

Il rifiuto finale di Speranza, la sua chiusura in un silenzio intangibile, il suo sorriso amaro e ironico sul letto, in punto di morte, offrono al lettore la possibilità di leggere la sua dipartita secondo la propria indole, in chiave più ottimistica (la speranza può morire nella sua incarnazione, non nell’idea di essa) o pessimistica (nonostante tutto, la speranza alla fine muore e tace). Certo è che il povero Guglielmo, presente al suo stesso funerale come spettatore d’eccezione, osservando i partecipanti, le sofferenze reali e quelle artefatte, potrà rendersi conto, ascoltando le parole di un ritardatario, di non aver nemmeno saputo morire bene.

Chiudo l’articolo riportando la versione televisiva del 1976, che non ho ancora visto ma che certamente, attraverso il volto di De Filippo e degli altri attori, esprimerà il contenuto di questa commedia meglio delle mie precedenti parole.
(personalmente ho un problema audio con il mio browser predefinito, ma utilizzandone un altro è tutto a posto)

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4 pensieri su ““Gli esami non finiscono mai” (Eduardo De Filippo)

  1. Come sempre, splendida recensione. Se passi dal mio blog, ti hi nominato per un award. 🙂

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