Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“L’inventore del cavallo e altre quindici commedie” (Achille Campanile)

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BERTA   No. Domandavo da che professione, arte o mestiere ella proviene.

ZIO         Ah, dal teatro. Prima appartenevo al teatro. Ma ho appartenuto al teatro pochissimo, in forma assai superficiale. Potrei quasi dire di non aver mai appartenuto al teatro. (Dopo una breve riflessione) Anzi, lo posso dire benissimo. (In tono perentorio, come se volesse smentire una diceria) Non ho mai appartenuto al teatro, non ho mai visto un teatro, neppure di lontano, né so cosa significhi la parola “teatro”.

LUDOVICO    Bravo lo zio, bene lo zio.

BERTA   (allo zio, esaminandolo con l’occhialino) E così, eh, lei s’è stabilito in campagna?

ZIO         Ah, sì, francamente la campagna è una gran cosa.

BERTA   Io, però, preferisco il mare. In fondo, il mare…

ZIO         Ma vede, il mare…Lei forse non ha bambini…

BERTA   Non ho che questo.

ZIO         Me lo immaginavo. Sa, per chi ha bambini, la campagna è una gran cosa.

BERTA   Lo capisco. Ma, le dirò; il mare è, come dire? È un’altra cosa.

ZIO         Non dico di no, non dico di no. Ma sa…

BERTA   E lei ha figlioli?

ZIO         Cinque.

BERTA   Beato lei. Di che età?

ZIO         Il più piccolo ha sessant’anni.

BERTA     A quell’età sono così carini. E li tiene sempre in campagna?

ZIO         Sempre. È un piacere vederli ruzzare sui prati, rincorrersi, giocare.

(Achille Campanile, “L’inventore del cavallo e altre quindici commedie”, ed. Einaudi)

Nel volume che ho letto sono raccolte sedici commedie scritte da Achille Campanile tra il 1924 e il 1939, alcune molto brevi, di anche solo una pagina, altre ben più articolate, rappresentate in teatro all’epoca e anche nel dopoguerra, talvolta riadattate ai tempi. La prima considerazione da fare circa questi scritti è che nel leggerli si ride spesso, grazie alle trovate comiche dell’autore, talvolta davvero esilaranti. Campanile padroneggia al meglio i meccanismi del comico, attingendo a episodi della quotidianità che poi evolvono in vicende grottesche e stracolme di personaggi stralunati, che dialogano spesso sul nulla ma rivestendolo di parole altisonanti. Il paradosso, la ripetizione delle battute volte a creare l’effetto marionetta di alcuni personaggi, l’estro lessicale dell’autore messo al servizio delle rocambolesche trame rendono molto gradevole la lettura di queste commedie. I protagonisti sono coppie che litigano perché vanno troppo d’accordo, inopportuni partecipanti a una cerimonia funebre, nervosi pazienti in sala d’attesa dal dentista, investigatori maldestri, avvocati poco perspicaci, giornalisti d’assalto, professori rinomati che per amore si comportano come bimbi di due anni e tutta una serie di altri personaggi che, per quanto enfatizzati e portati all’assurdo, rispecchiano atteggiamenti umani che possiamo riscontrare in noi stessi, per esempio nell’inconsapevole utilizzo di frasi stereotipate o nelle affettare conversazioni che eviteremmo volentieri d’intrattenere e che invece sopportiamo con nostro e altrui disagio malcelato.

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2 pensieri su ““L’inventore del cavallo e altre quindici commedie” (Achille Campanile)

  1. gelsobianco in ha detto:

    Io considero un grande ,Campanile!
    Il mio parere poco conta!
    Ho letto su di lui.
    Bello ed interessante il tuo post!
    gb

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