Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Perché scrivere (pseudo) recensioni?

Quanto segue è il resoconto della breve intervista concessa da me stesso a me stesso. Vi risparmio i convenevoli di rito, che hanno portato intervistatore e intervistato a darsi del “tu”. Qualora dovessero esserci degli omissis nell’articolo, la motivazione sta nel fatto che la conversazione, in quei frangenti, stava prendendo una strada troppo distante da quello che è il tema in discussione, ovvero la ricerca del “perché” scrivere recensioni o pseudo – tali. Bando alle ciance, ecco la fedele riproduzione del tutto, scaricabile gratuitamente a tempo indeterminato.

DOMANDA: Te la faccio subito in maniera diretta, senza giri di parole, come dev’essere tra due che si conoscono, come noi. Perché scrivi le recensioni dei libri che leggi?

RISPOSTA: Bella domanda. Innanzitutto, però, non prendermi per pignolo, ma debbo correggerti. Io le definisco pseudo – recensioni, per sottolineare come i miei scritti non abbiano chissà quali ambizioni e siano, in fondo, solo delle impressioni, nulla più.

D.: Questo è un vecchio trucco, caro mio. Prendere le distanze da sé stessi per pararsi preventivamente le spalle da eventuali critiche. Chiamale recensioni, impressioni, sensazioni, come ti pare, resta il fatto. Perché le scrivi? Perché sul blog?

R.: Le scrivo perché mi piace condividere con altri le emozioni che mi dona la lettura, sperando, magari, d’incuriosire qualcuno e indurlo alla lettura di un libro che ho ritenuto interessante.

D.: Non sarebbe meglio lasciare a ciascuno la possibilità di farsi un’opinione totalmente svincolata dalla tua su un libro? Non potresti limitarti a scrivere “Ho letto questo libro. Mi è piaciuto. Ve lo consiglio”?

R.: Sì, potrei fare anche così, o potrei tacere del tutto, non ho la presunzione di pensare che qualcuno possa ritenere decisivo il mio consiglio ai fini della lettura e dell’eventuale gradimento di un libro. Potrei tacere, è vero. Tutti potremmo tacere, ma al momento mi riesce più naturale scrivere qualcosa, per quanto inadeguato possa essere.

D.: Ecco, a me piacerebbe scoprire, oltre al “perché” manifesto, quello che mi hai accennato all’inizio, cioè suggerire la lettura di un testo, il “perché” recondito, sotterraneo, se c’è.

R.: Mi sono fatto anch’io questa domanda, non credermi così ingenuo.

D.: E cosa ti sei risposto? Speri forse di poterlo trasformare in un lavoro, un giorno? Scrivi, scrivi, scrivi, qualcuno s’interessa, ti propone di collaborare con lui, insomma, ci siamo intesi.

R.: Mah, a questa cosa non credo. Non nego che possa essere anche questo uno dei motivi, ma, ti assicuro, non nutro speranze al riguardo. Mi sono dato una spiegazione diversa.

D.: Cioè? Non dirmi che lo fai per questioni sentimentali, per non dire sessuali! Siamo tra noi, puoi dirmelo se è così, anche se sarebbe, in un certo senso, una sorpresa per me.

R.: Mi stai chiedendo se sto utilizzando le recensioni dei libri invece che chiedere a Eros di scoccare le sue frecce?

D.: Sono io qui che faccio le domande. È così, comunque, ti chiedo se tra le motivazioni c’è anche quella di far innamorare o almeno infiammare qualche lettrice. Sii sincero, però.

R.: Che ti devo dire, se capitasse non starei qui a fustigarmi per averlo causato. Tuttavia, mi sembra non solo improbabile ma anche riduttivo. Se fosse solo così, farei bene a ovviare ai miei problemi cardiaci od ormonali sottraendo del tempo alla lettura e alla scrittura, dedicandomi ad altro.

D.: La parola “problemi” mi fa pensare che questo blog e queste recensioni sublimino qualcosa, un bisogno, una mancanza, un desiderio, non so come chiamarlo. Mi sbaglio?

R.: (omissis)…e comunque mi pare che con la scusa dell’articolo sulle recensioni ti sei messo a indagare troppo. I patti non erano questi.

D.: Hai ragione. Scusa. Mettiamola così, allora. Scrivi anche per solleticare il tuo ego.

R.: Sicuro, non potrei sostenere il contrario. Ecco, ti posso dire che certamente è un modo per mostrare al mondo un aspetto di me che in fondo, con i suoi alti e bassi, mi piace, e che ritengo di dover sottolineare rispetto ad altre mie caratteristiche. Non so se faccio bene e se questo è realmente il meglio che posso dare, ma al momento è così.

D.: In ogni caso, questa è un’intervista, non una seduta psicanalitica, quindi limitiamoci e torniamo ad aspetti più contenutistici. Ho notato che la gran parte delle tue recensioni sono entusiastiche o comunque ben predisposte verso il libro letto. Sei così fortunato da non trovare libri a te sgraditi, il tuo livello di letture è talmente mediocre che tutto ti appare meraviglioso oppure cosa?

R.: La spiegazione, qui, è molto più semplice. Un mio amico mi disse, tempo fa al bar (forse c’eri anche tu) che è molto facile uccidere una mosca, più difficile costruirla.

D.: E con ciò?

R.: Preferisco dare spazio ai libri che mi sono piaciuti e non perdere del tempo nello stroncare quelli che ho trovato noiosi o peggio. In fondo, tornando al discorso di prima, non sono mica pagato per leggerli e per scriverne.

D.: Non abbiamo cavato molti ragni dal buco, mi pare. Forse dovremmo risentirci tra qualche mese o anno, quando non avrai più tempo o voglia di scrivere le recensioni.

R.: Pseudo…

D.: Sì, vabbè, pseudo, come ti pare! Pensavo di poter capire il “perché” profondo.

R.: Ma non penso che sia così “profondo”, ammesso che ci sia un “perché” e non una mescolanza di tanti piccoli “perché”.

D.: Mi pare che il tempo a nostra disposizione sia scaduto e poi attorno a questa panchina ronzano troppi insetti, mi sto infastidendo!

R.: Eh, queste mosche…

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3 pensieri su “Perché scrivere (pseudo) recensioni?

  1. Posso dire, semplicemente, che io mi diverto a fare le recensioni di libri che mi sono piaciuti?
    Stroncare con cognizione di causa è più difficile.
    Nicola

  2. Pingback: George Orwell (romanzi e saggi) | Tra sottosuolo e sole

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