Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Zanzare poco sexy.

(“…in un vortice di polvere gli altri vedevan siccità

a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa…”)

Sto leggendo “Zanzare” di Faulkner, satira a tratti esilarante. In attesa (???) della pseudo-recensione, ne riporto un estratto, riguardante un patetico tentativo di seduzione da parte di Mr. Talliaferro, bramante la giovane Jenny. I versi soprastanti, estratti da “Il suonatore Jones” di Fabrizio De André, non hanno attinenza alcuna con il romanzo, se non quella stabilita dalla mia testa alla lettura delle parole “Jenny” e “ballare”.

 Al di là delle luci, al di là del suono del grammofono, l’acqua era un rumore infinitesimo e incessante nell’oscurità; al di sopra, vaghe stelle sonnacchiose. Jenny seguitava a ballare placidamente, indisturbata dal flusso interminabile delle parole tenere di Mr. Talliaferro contro il suo collo, appena cosciente della mano di lui che le disegnava in fondo alla schiena tanti piccoli cerchi concentrici.

“Abbastanza carina, no”, disse Fairchild al suo compagno, dall’alto della scaletta su cui si trovavano, essendo venuti a prendere una boccata d’aria. “Morbida e stupida e giovane, sa. Passiva e al tempo stesso conturbante, provocante.” Li osservò per qualche minuto, poi aggiunse: “Ecco la Grande Illusione, per eccellenza”.

“Qual è il guaio di Talliaferro?” chiese l’ebreo.

“L’illusione di poter sedurre le donne. Il che non è possibile. Son loro che ci prescelgono.”

“E in tal caso, Dio ci aiuti” aggiunse l’altro.

“E poi, a parole” continuò Fairchild. “A parole” ripeté ferocemente.

“Be’, perché non a parole? Una cosa ne vale un’altra con le donne. E poi è buffo che proprio lei denigri le parole: lei che appartiene a quella specie le cui azioni sono tutte controllate da parole. È la parola quella che rovescia troni e partiti politici e promuove crociate contro il vizio, non sono le cose: la Cosa è semplicemente il smbolo della Parola. Anzi, pensi un po’ in che razza di pasticcio saremmo io e lei se non fosse per le parole, se dovessimo perder la fede nelle parole. Io non avrei niente da fare tutto il giorno, e lei dovrebbe o lavorare o morir di fame”. Tacque per un istante. Jenny si dimenava e si metteva in posa, beandosi della sua morbida e giovane placidità. “E dopo tutto, l’illusione di Talliaferro è nutriente quanto la sua. O la mia”.

“Lo so: ma la sua e la mia non sono ridicole quanto quella di Talliaferro”.

“Come fa a dirlo?” Fairchild non trovò risposta e l’altrò continuò: “In fondo, non ha importanza che si creda a una cosa piuttosto che a un’altra. L’uomo si nutre di qualsiasi convinzione, mi pare. In qualunque cosa lei creda, irriterà sempre qualcuno, ma continuerà a dare il sangue e la vita per la sua fede senza temere né la legge, né l’inferno né la pena capitale. E chi muore per una causa è disposto a perire per qualsiasi causa e più scassata è più svelto ci si butta sopra. Ed è anche soddisfattismo, oltre a tutto. È un disegno della Provvidenza per farci passare il tempo”. Succhiò il sigaro, ma era spento.

(William Faulkner, “Zanzare”)

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