Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“L’amante di Lady Chatterley” (David Herbert Lawrence)

www.inmondadori.it

“La nostra è un’epoca fondamentalmente tragica, anche se ci rifiutiamo di considerarla tale. Il cataclisma c’è stato, siamo tra le rovine, ma cominciamo a ricostruire nuovi piccoli habitat, a riavere nuove speranze. È un compito non facile; la strada verso il futuro è piena di ostacoli che dobbiamo aggirare, scavalcare. Si deve continuare a vivere, anche se il cielo ci è piombato addosso.

Queste erano, più o meno, le sensazioni di Constance Chatterley. La guerra le aveva fatto crollare il mondo in testa. E lei aveva compreso che imparando si sopravvive”.

(David Herbert Lawrence, “L’amante di Lady Chatterley”)

Devo iniziare quest’articolo con un’ammissione di colpevolezza. Avevo pregiudizi molto negativi contro “L’amante di Lady Chatterley”, pensavo potesse essere un romanzo mieloso oppure, al contrario, un’accozzaglia di oscenità gratuite. Il fondamento di questo pregiudizio? L’ignoranza, intesa nel senso che ignoravo il romanzo stesso, che sin dalle prime pagine ha cominciato a vincere il mio pregiudizio. A dirla tutta, a un certo punto, ho cominciato anche a temere che Connie, cioè la Lady Chatterley del titolo, potesse apparirmi in sogno o meglio ancora nella mia stanza. Questo, però, poco ha a che fare con il libro di Lawrence, piuttosto con questioni personali che farei bene a lasciare fuori da questo scritto (intento peraltro già tradito in queste prime righe).

L’intreccio narrativo, di per sé, rientra nel più classico dei triangoli amorosi. Connie, che da ragazza era stata educata in maniera “esteticamente anticonformista” rispetto ai valori predominanti della sua epoca, cosmopolita e provinciale al tempo stesso, ma soprattutto insofferente ai doveri imposti, sposa, dopo qualche flirt giovanile più libertino, Clifford Chamberlain, che ben presto diventa, per eredità, barone. I due vivono nella tenuta di Wragby, luogo di una bruttezza disarmante. Un baratro divide la famiglia dalla classe dei lavoratori che vive nei paesi limitrofi e ben presto Connie si accorge di vivere “nel vuoto”, anche e soprattutto perché il marito, rimasto paralizzato nella parte inferiore del corpo durante la prima guerra mondiale, si dedica con tutte le forze alla scrittura, riuscendo anche nell’intento di diventare famoso, ma trascurando, per forza, i piaceri coniugali.  Connie deve accontentarsi di passare le serate come spettatrice delle discussioni tra Clifford e gli altri altolocati, e alla lunga diventa stufa di quel mondo fatto solo di parole, percependo con nettezza di sprecare la propria esistenza.

A farla breve, insomma, la Lady che si sente ingabbiata nel suo ruolo, conosce il guardiacaccia Oliver Mellors, dipendente del marito, appartenente quindi a una classe sociale diversa dalla sua, ma pur sempre uomo, anzi per lei l’uomo che le farà riscoprire il corpo, le pulsioni sessuali represse dalla cerebralità spinta del marito. Il guardiacaccia, che pure inizialmente le appare come un solitario e disperato, si rivelerà l’amante capace di coniugare passionalità e tenerezza, ma più di tutto risveglierà in lei sensi altrimenti destinati a sopirsi. Anche per l’uomo, però, Lady Chatterley rappresenta un ritorno all’esistenza. Più grande di lei, quasi quarantenne, Oliver si è lasciato con la moglie precedente e prima dell’incontro con la sua nuova amante si era tirato fuori da certe dinamiche.

Fin qua, però, siamo ancora nel triangolo sentimentale, sebbene, è da sottolineare, Lawrence ci faccia entrare con abilità nei meandri dell’attrazione, descrivendo anche con maestria gli amplessi della coppia, che costarono al libro diversi sequestri per oscenità, ma che, almeno con lo sguardo di adesso, non scadono mai nella più bieca trivialità. Il guardiacaccia e Connie, con la loro passione, che inizialmente sembra soltanto un fuoco temporaneo ma poi si trasforma in qualcosa di molto più profondo, sono la riaffermazione della naturalità del sesso nei confronti di una società sempre più meccanizzata, qual era quella che Lawrence poteva osservare attorno a sé. Oltre a questo, all’interno del libro ci sono riflessioni sparse sul conflitto di classe tra aristocrazie e lavoratori, sul denaro che corrompe l’uomo e sulla “dea-mignotta” che è il successo.

“La mano di lei lo strinse forte, con un sospiro di meraviglia, che suonò come un gemito di paura, di angoscia. Lui la abbracciò ancora più stretta, ma non disse nulla. Le parole non gli interessavano. La mano di lei scivolò vicino, sempre più vicino a quel mistero sensuale. E sentì quell’immobilità strana, assoluta, fremere; e il lento, intenso, inturgidirsi del fallo. Il cuore le si sciolse in una specie di terrore.

E questa volta, dentro di lei, fu tenero e iridescente, così squisitamente dolce e iridescente che nessuna coscienza sarebbe in grado di comprenderlo. Connie vibrò, come plasma pulsante, vivo, inconscio. Non sapeva cosa le accadesse. Non ricordava di aver mai provato qualcosa del genere. Era solo la sensazione più straordinaria che avesse mai provato. Solo questo. Dopo, restò ferma, immobile, del tutto inconsapevole, del tutto ignara del trascorrere del tempo. Ma lui era lì con lei, sereno, in un silenzio insondabile: con lei. E di questo non avrebbero parlato mai”.

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12 pensieri su ““L’amante di Lady Chatterley” (David Herbert Lawrence)

  1. l’ho letto anni fa, mentre ero a casa con la febbre e avrò avuto si e no 17 anni; ho sempre pensato che lady chatterly fosse una madame bovary moderna (e grazie a Dio inglese, quindi meno propensa alla tragicità alla francese) e dalla tua recensione mi sono ancor di più convinta che lo sia, ma nel contempo diversa e non lagnosa come la bovary 🙂

  2. non facile trattare questi argomenti in un romanzo, e sono ancora così attuali! attuali per altri versi, ovvero la odierna banalizzazione del sesso.

    Antonio, ne hai fatto una bella lettura che ci hai trasmesso col tuo post.

    • Grazie. Non facile soprattutto all’epoca. Mi è piaciuto proprio perché non banalizza. Ne sono rimasto sorpreso positivamente per vari motivi, non tutti riportabili nell’articolo. 😀

  3. Il primo libro letto di notte, sotto le coperte, nascondendomi dai miei (tutte le mattine poi lo rimettevo al suo posto), avevo forse 13 anni 😉

  4. Ero davvero giovanissima quando l’ho letto.
    Non fu uno dei libri che amai particolarmente. Forse dovrei rileggerlo.
    Spero verrai a trovarmi presto.
    Baci
    Luna

  5. manutheartist in ha detto:

    Grazie per l’efficace recensione. Lessi questo romanzo che ero adolescente, e l’avevo sinceramente messo nel dimenticatoio. Mi è quasi venuta voglia di rileggerlo. Chissà se fra cent’anni qualcuno scriverà commenti così efficaci anche su 50 sfumature 😉

    • Non ho letto “50 sfumature” e a dirla tutta non ho neanche intenzione di farlo. Ribadisco però che nel romanzo di Lawrence il sesso, pur perno centrale della vicenda, è accompagnato da molto “altro”. Non entrerà nell’Olimpo immaginario dei “miei” romanzi, ma un angoletto è riuscito a guadagnarselo. 🙂

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