Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La paga dei soldati” (William Faulkner)

faulkner

“Il ritorno a casa di Donald Mahon, povero figliolo, era press’a poco come una delle nove meraviglie del mondo. Entravano vicini curiosi e gentili, uomini che restavano in piedi o sedevano gioviali, ragguardevoli, pieni di premure; solidi uomini d’affari interessati alla guerra solo in quanto prodotto secondario dell’auge o della caduta del signor Wilson, e interessati a ciò solo dal punto di vista dei dollari e dei cents, mentre le mogli incrociavano ciarle sui loro abiti, davanti al ciglio sfregiato, immemore di Mahon; alcune delle più casuali conoscenze del rettore, democraticamente prive di cravatta, masticando tabacco nella guancia rigonfia, rifiutavano, al loro ingresso, con timidezza ma fermamente, di cedere i cappelli; le ragazze che aveva conosciuto, con le quali aveva ballato o che aveva corteggiato nelle notti d’estate, venivano ora a guardare la sua faccia e immediatamente si facevano da parte con nausea repressa, e non venivano più, a meno che, durante la prima visita, la sua faccia non fosse rimasta nascosta (dopo di che trovavano finalmente il modo d vederla); i ragazzi venivano per andarsene via irritati, perché egli non avrebbe potuto raccontare loro nessuna storia di guerra, e tutto questo si muoveva attorno a lui, mentre Gilligan, il suo arcigno maggiordomo, manovrava tutti con imparziale scoraggiante autorità. – Adesso fila via. – ripeté al giovane Robert Saunders, che era venuto con vari coetanei ai quali aveva promesso di mostrare qualcosa di buono in fatto di soldati storpiati”.

(William Faulkner, “La paga dei soldati”, ed. Garzanti)  

La paga dei soldati”* di William Faulkner giaceva sugli scaffali della mia libreria da un paio di anni, in un’edizione Garzanti del maggio 1965, prezzo di copertina 350 lire. L’avevo acquistato presso una bancarella dell’usato e poi riposto lì, consapevole che un giorno o l’altro l’avrei letto. Di Faulkner in passato ho letto altri romanzi, tutti apprezzabili, alcuni dei veri capolavori, come “L’urlo e il furore”, “Luce d’agosto” e “Requiem per una monaca”. “La paga dei soldati” fu il primo libro pubblicato da Faulkner, edito nel 1926 e dimostra già la sua sapienza narrativa, la sua abilità nel costruire un intreccio a più voci, facendoci penetrare negli anfratti più profondi e spesso sordidi dei personaggi, scavando oltre la loro superficie. Faulkner già in questo romanzo si serve di alcune strategie che poi affinerà in altri romanzi, quali l’uso delle parentesi per farci intendere il reale pensiero del personaggio che sta parlando, o anche l’interposizione, all’interno di una narrazione “dall’alto”, di brani in prima persona, o di lettere, brevi frammenti, frasi estrapolate dalla folla, il tutto con un ritmo, un’ironia latente e uno spirito d’osservazione rari. Non a caso Faulkner è considerato uno dei più grandi della narrativa statunitense del Novecento.

In questo romanzo il protagonista è pressoché assente dalla storia, o meglio, è proprio la sua assenza a renderlo protagonista rispetto agli altri, che ruotano attorno a lui, che lottano, sperano, s’illudono, s’ingelosiscono, litigano, in funzione sua. Donald Mahon ha combattuto la prima guerra mondiale e ne è uscito male. Sopravvissuto, ma come morto. Sfregiato in volto, quasi cieco, smemorato, è riportato a Charleston, suo paese d’origine, da un suo commilitone, Joe Milligan, e dalla signora Powers, vedova per causa di guerra e incontrata sul treno carico di reduci. Al paese c’è Cecily Saunders, la sua ex ragazza, che lo credeva morto e che nel frattempo, seguendo la sua natura disperata e civettuola, si consola con l’arrogante George Farr, ma è inseguita anche dallo stratega e viscido Gennaro Jones. Il ritorno di Donald porterà scompiglio nelle vite altrui, scatenando aspri combattimenti all’insegna dell’ossessione amorosa e della gelosia. Anche altri personaggi, che qui non nomino per non svelare ulteriormente la trama, entreranno a far parte di questa lotta a più cuori e cervelli, che Faulkner condisce con la sua ironia pungente, che non risparmia nemmeno i concittadini di Donald, così premurosi di andarlo a visitare e quasi scontenti di non vederlo morto, perché rimasto incompiuto come eroe di guerra.

Oltre agli intrighi amorosi, il romanzo ci offre spunti di riflessione su temi come la morte, la guerra, l’incomprensione tra gli uomini, ma soprattutto, a mio modesto parere, è una riflessione sul tema dell’identità, sulla perdita della stessa, sul rapporto che lega il nostro essere, con tutto il carico del passato, a chi è attorno a noi, sulle inevitabili rotture che si generano quando un evento potente, nel caso specifico la condizione da sfregiato di Mahon e il suo inaspettato ritorno, viene a destabilizzare certezze che tali non sono più.

*per quanto riguarda il titolo, devo dire che l’edizione Garzanti che ho letto (quella della foto) riporta “La paga del soldato”, ma ho notato, facendo ricerche sul web, che quello corretto dovrebbe essere “La paga dei soldati”, dall’inglese “Soldiers’ pay”, non da “Soldier’s pay”.

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2 pensieri su ““La paga dei soldati” (William Faulkner)

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