Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Prospettiva Nevskij” (Gogol’)

gogol racconti d'autore

“Ma più strani di tutti sono i fatti che accadono sulla prospettiva Nevskij. Oh, non credete a questa prospettiva Nevskij! Io mi imbacucco sempre ben stretto nel mio mantello, quando vi passo, e cerco di non guardare affatto gli oggetti che incontro. Tutto è inganno, tutto è sogno, tutto è diverso da quel che sembra! Voi pensate che quel signore che passeggia in un soprabito di splendida fattura sia molto ricco? Nemmeno per sogno, il soprabito è tutto quel che ha. Vi immaginate che quei due grassoni che si sono fermati davanti alla chiesa in costruzione ragionino della sua architettura? Niente affatto: dicono com’è strano il modo in cui due cornacchie si sono posate una di fronte all’altra. Pensate che quell’entusiasta che agita le braccia racconti come sua moglie abbia gettato una pallina dalla finestra contro un ufficiale a lui totalmente sconosciuto? Niente affatto, parla di Lafayette. Pensate che quelle signore…ma men che mai credere alle signore…”

(Nikolaj V. Gogol’, “Prospettiva Nevskij”)

La prospettiva, oltre ad avere un suo significato geometrico, è anche, in senso più figurato, una modalità di rappresentazione della realtà, un’ipotesi sul futuro, una previsione dettata da istinto e ragionamento a partire da certe condizioni nelle quali ci troviamo. Spesso la prospettiva si rivela fallace e il punto è che ci accorgiamo solo dopo che quella che credevamo la sola prospettiva possibile era, in realtà, solo una delle tante. Sto divagando, ma il vero oggetto di quest’articolo è un racconto breve di Nikolaj V. Gogol’, intitolato per l’appunto “Prospettiva Nevskij”, riletto ieri come antidoto alla noia del pomeriggio domenicale. La Prospettiva Nevskij di cui ci parla Gogol’ è la via principale di Pietroburgo, ma è evidente che il grande scrittore russo, pur partendo dalla descrizione di personaggi e situazioni locali, sublima il tutto in chiave metaforica e la Nevskij assurge così a metafora della condizione umana. Con la sua caratteristica amara ironia Gogol’ ci porta sulla Prospettiva, accanto al timido e trasognato pittore Piskarëv e al suo amico Pigorov. Il primo, tanto indeciso quanto facile all’infiammazione amorosa, s’infatua di una passante, commettendo l’errore prospettico di associare alla sua bellezza un’innocenza presunta.

Oltre alla vicenda principale di Piskarëv, Gogol’ ci descrive un caleidoscopio di passeggiatori, dal perdigiorno nullafacente all’impiegato nevrotico, passando per la belloccia incipriata o per quello abile nell’emettere anelli di fumo dalla pipa. Un racconto, insomma, divertente ed efficace, sull’eterno dissidio tra sogno e realtà. Impressione personale: il personaggio di Piskarëv, cioè il timido sognatore che s’infatua di una ragazza incontrata per caso, sarà poi sviluppato, sotto altre e più profonde forme, dal giovane Dostoevskij in “Le notti bianche”.

Forse inutile aggiungere, in chiusura, che anch’io, nel mio paese, ho la mia personale Prospettiva Nevskij, certo meno frequentata e meno magniloquente di quella narrata da Gogol’, ma non per questo meno pericolosa.

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3 pensieri su ““Prospettiva Nevskij” (Gogol’)

  1. davide in ha detto:

    “Tutto è inganno tutto è sogno,tutto è diverso da quello che sembra.” Queste parole si addicano alla prospettiva F? dove tutto è ovvio , maledettamente uguale a quello che appare, ti sembra che i vari personaggi che popolano prospettiva F , Panc,Sat,Ann, Ald, Ratio, Ciap, Gian, i V U ,i cani ,i gatti, i vecchi sulle panchine sian altro da quelli che appaiono o invece non sono che rappresentazioni reali di sè stessi ? Potremmo con grande sforzo di fantasia, inventarci che ratio sia un agente della cia, che ciap sia un asceta orientale, ann una odalisca, che i vecchi, membri d’un’ass.di gaudenti,che pan sia il fondatore di una accademia per la purezza della lingua,ecc ecc, ma l’immaginazione più fervida sarebbe impotente difronte al quadro reale.

    • Eheheh….Faccio finta di non conoscere quelle sigle “misteriose”. Chissà, potrebbero davvero essere agenti della cia!
      Per quanto riguarda il resto, ti assicuro che il racconto ben si adatta ad alcune mie vicende, con la differenza che il protagonista del racconto fa una fine che spero non sarà la mia (cioè, lo sarà, ma spero più in là).

  2. Pingback: Il patto (non sapendo che titolo dare al delirio) | Tra sottosuolo e sole

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