Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“QED. La strana teoria della luce e della materia” (Richard Feynman)

qed

“Le cose di cui parlerò le insegniamo agli studenti di fisica degli ultimi anni di università: ora, voi pensate che io riuscirò a spiegarle in modo da farvele capire? Ebbene, no, non le capirete. Perché, allora, farvi perdere del tempo? Perché tenervi qui seduti, se non sarete in grado di capire ciò che dirò? Per convincervi a non andar via solo perché questa conferenza vi risulterà incomprensibile, vi dirò che anche i miei studenti di fisica non capiscono queste cose. E non le capiscono perché non le capisco nemmeno io. Il fatto è che non le capisco nemmeno io.”

(Richard Feynman, “QED. La strana teoria della luce e della materia”, ed. Adelphi)

QED è l’acronimo di “Quantum Electro-Dynamics”, cioè “elettrodinamica quantistica”, la teoria fisica che riguarda le interazioni elettromagnetiche a livello delle particelle. Il titolo del libro non deve spaventare chi non ha la minima idea di cosa si possa trattare, semmai essere da stimolo a cercare di capirne di più sul comportamento della luce e della materia che ci circonda e di cui siamo fatti anche noi. In questo libro sono raccolte quattro conferenze che Richard Feynman, fisico di fama internazionale, tenne nel tentativo di spiegare la teoria suddetta anche ai profani della materia, senza tuttavia scadere in banalizzazioni fuorvianti. Può darsi che io abbia trovato questo testo molto affascinante anche perché negli ultimi mesi ho acquisito un minimo di dimestichezza con la terminologia del settore, ma ritengo che anche a diguono totale si possa restare affascinati dalle pagine nelle quali Feynman descrive fenomeni della realtà quotidiana, quale ad esempio il riflesso della luce su uno specchio, facendoci altresì entrare nella materia, alla scoperta dei meccanismi più nascosti al nostro sguardo, il tutto con esempi pratici e non senza momenti di alleggerimento.

Nella parte introduttiva, corrispondente alla prima conferenza, Feynman ci spiega che cos’è l’elettrodinamica quantistica, avvertendoci che non si occuperà delle teorie riguardanti la gravitazione e il decadimento radioattivo. Il punto di partenza della sua trattazione sono i fotoni e gli elettroni. Da qui si sviluppano gli esempi concernenti i fenomeni di riflessione, rifrazione, diffrazione, nel tentativo di farci comprendere i concetti di ampiezza e di probabilità, nonché il cosiddetto dualismo onda-particella. Feynman, consapevole del pubblico al quale si rivolge, evita formule complesse e si serve di analogie intuitive e di alcuni dei diagrammi che poi sono rimasti legati al suo nome. A più riprese, inoltre, fa presente come la difficoltà più grande, spesso, sia cercare di capire il perché dei fenomeni, anche quando abbiamo compreso il come, e di come il lettore (l’ascoltatore, nel suo caso) non debba sentirsi troppo scoraggiato di fronte a certe pagine che gli paiono oscure, proprio perché sono ambigue anche per studiosi che da decenni si occupano di certi argomenti. L’unica parte del libro che potrebbe risultare più ostica a chi non abbia mai sentito parlare di fermioni, bosoni e simili è l’ultima, nella quale Feynman accenna anche alla “cromodinamica quantistica” (che studia l’interazione forte tra protoni e neutroni) e alla miriade di particelle scoperte negli esperimenti. Per il resto, un po’ di curiosità e la conoscenza basilare degli assi cartesiani basteranno a chi vorrà scoprire perché la luce rimbalza su uno specchio in un modo piuttosto che in un altro.

Circa quanto io abbia capito della lettura appena fatta, sospendo il giudizio.

 

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