Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Ex absurdo. Riflessioni di un fisico ottuagenario” (Giuliano Toraldo di Francia)

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“Ci basterà osservare che oggi i concetti di logico e di assurdo hanno una validità molto meno assoluta di una volta. Ma, qualunque sia la logica che vogliamo adottare, è lecito domandarsi: il nostro pensiero nasce logico? Probabilmente tutti si saranno accorti che non è così. L’ideazione, frutto di quella che a volte chiamiamo fantasia, è sempre anteriore a qualsiasi sistemazione logica. Si ha quasi l’impressione che nella nostra mente – forse nell’inconscio – esiste una ricchissima “sorgente” d’immagini, di suggestioni e di collegamenti, che obbedisce a una sorta di logica a noi assolutamente ignota, o che addirittura non è soggetta ad alcuna logica.

Soltanto in un secondo tempo noi passiamo al setaccio quelle immagini, prima traformandole in concetti logici, poi mettendole a confronto con tutto ciò che già sappiamo – o crediamo di sapere – dal mondo, infine scartando più o meno inconsciamente tutto quello che non ci sembra aver senso.

Di solito l’uomo colto e civilizzato esegue l’intera operazione con grande celerità. Infatti – come abbiamo già notato – si tratta di usare uno strumento che nel nostro ambiente agisce con notevole efficacia e ci conferisce un deciso vantaggio nella lotta per la sopravvivenza. Ma chi lo usa è quasi sempre convinto che in quel modo si avvicina meglio alla “realtà”.

Forse più lenti nel compiere l’operazione di vaglio sono gli uomini cosiddetti primitivi, il visionario, il sognatore. Tuttavia si badi bene che il poeta (quello vero) di proposito non sottopone troppo severamente le sue immagini alla sistemazione logica, ben sapendo che, se lo facesse, le distruggerebbe.

E del resto soltanto una tradizione filosofica piuttosto vecchiotta e dubbia può continuare a sostenere che quelle immagini non sono realtà. Invece sono una realtà umana, umanissima, niente affatto da scartare.”

(Giuliano Toraldo di Francia, “Ex absurdo. Riflessioni di un fisico ottuagenario”, ed. Feltrinelli)

Giuliano Toraldo di Francia, a me in precedenza sconosciuto, è stato, tra le altre cose, presidente della Società italiana di fisica e della Società italiana di logica. Lui stesso, nelle pagine iniziali del libro, ci spiega perché proprio uno come lui, che in’ottica banalizzante dovrebbe essere, considerati i ruoli ricoperti, un esponente della razionalità e della logica, abbia scelto di fare riferimento all’assurdo nel titolo e di affrontare determinati argomenti introducendo una prospettiva che sulle prime può apparire irrazionale.

La logica e la razionalità sono necessarie alla nostra esistenza, semplicemente non potremmo convivere con i nostri simili né con il mondo se non ne facessimo uso per dare ordine a ciò che osserviamo, sentiamo, percepiamo, cogliamo attorno e dentro noi. L’autore, però, ci mette in guardia dal ritenere che ciò che la nostra ragione crede assoluto sia realmente tale e in tale senso l’esempio più evidente è la differenza tra i comportamenti dei nostri corpi macroscopici e quelli delle particelle studiate dalla fisica quantistica. Questo testo, tuttavia, non è una discesa nel mondo degli elettroni, ma una riflessione su quanto, nella nostra esistenza, sia dovuto alla nostra capacità d’ideazione, d’intuizione, alla fantasia, intese come le possibilità, anteriori a qualsiasi logica, di cogliere aspetti della realtà all’apparenza assurdi ma che poi, filtrati e analizzati alla luce della logica e della razionalità, potranno consentirci, magari, di scoprire qualcosa che prima non si palesava ai nostri occhi. Sotto quest’aspetto, non mancano, nella storia dell’evoluzione scientifica, esempi di scoperte dovute a menti brillanti che poco si riconoscevano nella logica all’epoca imperante.

L’autore affronta temi quali l’identità, la presunta sopravvivenza dopo la morte, la sofferenza e la coscienza di essa che possono avere gli uomini e gli animali, il Bene e il Male come costruzioni soggettive spacciate per oggettive, il linguaggio e il suo uso in rapporto al potere, e tanti altri, ma lo fa non attraverso pesanti disquisizioni, bensì con scene anche divertenti, ad esempio un colloquio tra un maestro scettico e un prete sull’esistenza di un dio, oppure un immaginario dibattito tra Platone e alcuni suoi discepoli su quale sia la fonte primaria della nostra conoscenza, se l’educazione o la nostra natura.

Si tratta, insomma, di un testo che ho trovato interessante perché non tratta in maniera sistematica argomenti che richiederebbero ciascuno migliaia di pagine, ma ci offre spunti di riflessioni a partire dai quali potremo poi imbastire le nostre teorie (oppure rinunciare a farlo, perché no) più o meno razionali o assurde che siano.

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