Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Della certezza. L’analisi filosofica del senso comune” (Ludwig Wittgenstein)

Della certezza

“Il bambino impara a credere a un sacco di cose. Cioè, impara, per esempio, ad agire secondo questa credenza. Poco alla volta, con quello che crede si costruisce un sistema e in questo sistema alcune cose sono ferme e incrollabili, altre sono più o meno mobili. Quello che è stabile, non è stabile perché sia in sé chiaro o di per sé evidente, ma perché è mantenuto tale da ciò che gli sta intorno”

(Ludwig Wittgenstein, “Della certezza”, 144)

“Della certezza” è un volume che raccoglie riflessioni che Wittgenstein sviluppò negli ultimi due anni della sua esistenza, purtroppo non avendo modo di rielaborarli, che vertono attorno al tema del cosiddetto “senso comune” e le conseguenti “certezze” che da esso facciamo derivare. Nella prefazione Aldo Gargani spiega, in maniera accurata, cosa dobbiamo intendere per “senso comune”, cioè non presunte cognizioni connaturate all’uomo, ma una sorta di “sapere degradato”, reso tale dalle successive riflessioni e scoperte di carattere scientifico. La scienza, d’altro canto, con le sue successive approssimazioni volte a correggere antiche credenze, è un linguaggio sublimato del senso comune. Wittgenstein, in questi suoi aforismi, si occupa di indagare come alla base del nostro “senso comune” vi siano abitudini, convenzioni, usi. Lo stimolo alle riflessioni del filosofo fu dato dalla lettura di un testo di G.E. Moore, nel quale si sosteneva l’incontrovertibile certezza di proposizioni quali “Io so di avere una mano” oppure “la Terra è esistita già da molto prima che io nascessi”. Wittgenstein riflette proprio su cosa ci fa sentire così sicuri di determinate asserzioni e rileva come noi viviamo all’interno di un sistema di convinzioni le quali si sostengono l’un l’altra e come spesso dovrebbe sostituire alle parole “io so” le più adeguate “io credo di sapere”.

Si tratta di un libro sul quale non è per nulla semplice scrivere e quindi preferisco fermarmi qui e riportare alcuni aforismi, scelti tra quelli di Wittgenstein, lasciando alla vostra eventuale curiosità la scelta di approfondire il resto.

18. Spesso “Io lo so” vuol dire: ho buone ragioni per dire quello che dico. Quindi se l’altro conosce il gioco linguistico dovrebbe ammettere che lo so. Se conosce il gioco linguistico, l’altro dovrebbe essere in grado d’immaginare come si possa sapere una cosa del genere.

30. Quando un tizio s’è convinto di una certa cosa, dice: Sì, il calcolo è giusto; ma questo non l’ha inferito dallo stato della sua certezza. Dalla propria certezza non si conclude allo stato di cose.

La certezza è, per così dire, un tono in cui si costata lo stato di cose: ma dal tono non si conclude di aver ragione.

94. Ma la mia immagine del mondo non ce l’ho perché ho convinto me stesso della sua correttezza, e neanche perché sono convinto della sua correttezza. È lo sfondo che mi è stato tramandato, sul quale distinguo tra vero e falso.

141. Quando cominciamo a credere a qualcosa, crediamo non già a una proposizione singola, ma a un intiero sistema di proposizioni. (Sulla totalità la luce si leva a poco a poco).

142. Non singoli assiomi mi appaiono evidenti, ma un sistema, in cui tutte le conseguenze e le premesse si sostengono reciprocamente.

166. La Difficoltà consiste nel riuscire a vedere l’infondatezza della nostra credenza.

253. A fondamento della credenza fondata sta la credenza infondata.

487. Qual è la prova del fatto che io so una certa cosa? Ebbene, non certo il fatto che dico di saperlo.

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8 pensieri su ““Della certezza. L’analisi filosofica del senso comune” (Ludwig Wittgenstein)

  1. Mi hai fatto venire voglia di ritornare da lui, ad interrogarlo per interrogarci.
    Grazie, interessante lettura, come sempre.

  2. Non ho mai letto Wittgenstein eppure da come ne parli deve essere stimolante!
    Purtroppo invece all’università i professori che si occupavano di filosofia analitica erano parecchio invasati, e poco chiari. Invece io penso che anche questi filosofi che comunque hanno rivoluzionato il modo di intendere la filosofia debbano essere spiegati nel modo classico del termine, non imitando gli anglosassoni, ricordo ancora lezioni piene zeppe di inutili “esperimenti mentali” , con tanto di visione di “Matrix”

    • Lo è, stimolante. Devo dire che personalmente ho apprezzato molto le “Ricerche filosofiche”. Se dovessi consigliarti un libro di Wittgenstein andrei su quello.

  3. gelsobianco in ha detto:

    “noi viviamo all’interno di un sistema di convinzioni le quali si sostengono l’un l’altra e come spesso dovrebbe sostituire alle parole “io so” le più adeguate “io credo di sapere”.”
    mi devo ri-avvicinare a Wittgenstein. lo voglio.
    grazie.
    gb

  4. Ho letto della certezza, e meditationes de prima philosophia di Descartes in un seminario con il mio relatore di tesi! Che meraviglia !!

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