Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Officina Einaudi” (Cesare Pavese)

officina

Nel 2008, a cento anni dalla nascita di Cesare Pavese, Einaudi ha pubblicato “Officina Einaudi”, una raccolta di lettere relative al lavoro che Pavese svolse presso la casa editrice, con particolare riferimento al decennio 1940 – 1950. Per chi non lo sapesse, infatti, Pavese, oltre che scrittore e poeta, era anche, se non soprattutto, uno scrupoloso e autorevole collaboratore dell’Einaudi e il carteggio riportato in questo volume testimonia appunto questa sua veste. Salvo qualche sporadico cenno non troviamo riferimenti alla sua vita personale, come invece nel drammatico diario “Il mestiere di vivere”, e nemmeno rimandi alle sue opere di romanziere e poeta, se non in alcuni passaggi, allorché si tratta di pubblicare gli stessi.

Il titolo della raccolta, del resto, ci fa comprendere come l’idea dei curatori sia stata proprio quella di farci entrare nell’officina culturale che rappresentò l’Einaudi in quel periodo storico, attraverso le lettere che Pavese scambiò con Giulio Einaudi e con altri collaboratori quali Elio Vittorini, Giaime Pintor, Carlo Muscetta, Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg e altri. Nelle note alle lettere di Pavese sono riportate molte delle lettere che lui aveva ricevuto, proprio per facilitarci nel comprendere di quale autore, testo o questione si stava discutendo per via epistolare. Gli scambi avvengono tra le tre sedi dell’Einaudi allora attive, a Torino, Milano e Roma, non mancano anche momenti di tensione tra Pavese e altri collaboratori, ma prevale con nettezza la sensazione di un uomo dedito al suo lavoro con passione e coscienziosità, ma soprattutto rispettato dai colleghi e da Einaudi, che ne riconoscevano la grande preparazione culturale e le capacità anche organizzative che rivelava quotidianamente.

Devo ammettere che non ho letto tutte le lettere dall’inizio alla fine, perché sono molte e talvolta per me erano di scarso interesse, riguardanti libri che non conosco o comunque essendo delle mere questioni tecniche tra addetti ai lavori. Da quelle lette, invece, ho potuto scoprire la genesi di alcune collane editoriali dell’Einaudi, ritrovare nomi di autori che adesso sono noti a tutti ma che all’epoca erano ancora sconosciuti, immaginare Pavese alle prese con il suo lavoro e al tempo stesso immagazzinare emozioni e parole che poi avrebbe riversato nei romanzi che ho tanto ammirato.

Un volume, insomma, che consiglio ai lettori di Pavese che volessero scoprire anche quest’aspetto della sua esistenza, per nulla marginale.

“A Giulio Einaudi, Torino, 2 maggio 1941

Spettabile Editore Einaudi,

accetto le condizioni che mi fate per l’edizione del mio racconto Paesi tuoi. Gradirei che simbolicamente mi fosse versato in anticipo n. 1 pipa, onde fumarmela e preparare in serenità altri e più seducenti racconti.

Dev. mo Cesare Pavese”

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5 pensieri su ““Officina Einaudi” (Cesare Pavese)

  1. Ottimo consiglio! 🙂

  2. Interessante !

    • Sì. Le lettere sono tutte molto brevi e nonostante la quantità delle stesse si leggono velocemente. Il lavoro di ricostruzione fatto dalla curatrice è notevole.

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