Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Diario di guerra” (Ingeborg Bachmann)

diario di guerra

“Così, dunque, stanno le cose. Tutti parlano di me, e naturalmente anche l’intero parentado: “Va con l’ebreo”. E la mamma naturalmente è molto nervosa per vie delle chiacchiere, e non riesce proprio a capire quale significato ha per me tutto questo. Siccome si limita a girarci intorno, oggi in cucina ho preso io l’iniziativa e le ho detto che fra di noi non facciamo mai discorsi che non potrebbero essere ascoltati da chiunque altro, e che lei per prima lo sa ed è la prima a rendersene conto. Mi conosce, no? Ma non è questo il problema, è per via di quel “va con l’ebreo”. E le ho detto che andrò dieci volte su e giù per Verlach e Hermagor, insieme a lui, anche se tutti si scandalizzeranno, adesso lo farò e a maggior ragione.

È l’estate più bella della mia vita e, dovessi campare cent’anni, queste resteranno per me la primavera e l’estate più bella. Della pace non si avverte un gran che, dicono in tanti, ma per me è pace, pace! La gente è spaventosamente stupida; che cosa si aspettava dopo una simile catastrofe, di essere catapultata da un giorno all’altro nel paese di cuccagna? Che gli inglesi non avessero altro per la testa, se non prepararci un letto di rose? Mio Dio, chi avrebbe pensato qualche mese fa anche soltanto di uscirne vivi! Ho ripreso ad andare ogni giorno sulla Goria, da sola e per sognare, sognare sogni magnifici! Perché sono viva, viva! Oh Dio, essere libera e vivere, anche senza scarpe, senza pane e burro, senza calze, senza…macché, sono tempi magnifici!”.

(Ingeborg Bachmann, “Diario di guerra”, ed. Adelphi)

In questo volume sono raccolte alcune pagine che Ingeborg Bachmann scrisse nel biennio 1944 – 1945. Si tratta, com’è intuibile dal titolo e soprattutto dagli anni, di pagine che vedono la Bachmann diciottenne immersa nel secondo conflitto mondiale. In particolare, una prima parta di scritti attengono al periodo precedente la liberazione della città di Klagenfurt e da queste si evince come la futura scrittrice si ribellasse alla cultura nazista che cercavano di inculcarle nelle scuole austriache. Emerge anche l’inquietudine mista a speranza dovuta alle voci sull’arrivo dei liberatori russi e alle loro bombe sganciate sulla città. Non è un caso se quella sezione dei diari si concludono con la frase: “No, con gli adulti non si può più parlare”.

La seconda parte è relativa al post – liberazione e in particolare all’incontro della giovane Bachmann con un soldato dell’Ottava Armata britannica, il quale all’inizio non le desta una grande impressione, ma con il quale, in seguito anche alle letture in comune di Mann, Zweig e Hofmannstahl, instaura un rapporto di profonda amicizia. Il soldato, ben presto, le rivela di essere in realtà un ebreo viennese, costretto nel 1938 a fuggire dalle persecuzioni naziste. Con lui la Bachmann instaura un legame che supera anche le più retrive barriere culturali, come dimostra il passaggio soprastante, ma che non resiste, alla lunga, alle circostanze dell’esistenza. Lui, infatti, deve andare vie e tra i due inizia uno scambio epistolare che c’è testimoniato, sia pure solo attraverso le parole di Jack Hamesh (questo il nome del soldato*), dalle lettere riportate nel volume. Dismessi i panni del milite, Hamesh, dopo vari spostamenti, giunge in Palestina, cercando di ricominciare una nuova esistenza, ma consapevole che nulla potrà essere come prima della guerra, che un marchio resterà indelebile in lui.

Un libro che ci svela, oltre a un lato dell’esistenza della scrittrice che poi sarà rinvenibile, trasfigurato, nei suoi romanzi, anche il dolore e l’acume dell’ex soldato Hamesh, espresso attraverso le sue emozionanti lettere.

*nella nota editoriale a fine libro è svelata anche la ricostruzione dell’identità dell’ex-soldato.

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6 pensieri su ““Diario di guerra” (Ingeborg Bachmann)

  1. Il prossimo acquisto sarà un suo libro. Ormai…mi ha preso…

    buon domani
    .marta

  2. gelsobianco in ha detto:

    Come ho letto questo libro!
    Come se io fossi assetata ed le parole dell’Autrice acqua…

    Buon fine settimana, Antonio!
    gb

  3. Pingback: “Malina” (Ingeborg Bachmann) | Tra sottosuolo e sole

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