Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“I nottambuli” (Carlo Fruttero & Franco Lucentini)

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Il titolo I nottambuli prende origine, oltre che da una poesia di Vittorio Sereni, da un omonimo capitolo contenuto in La prevalenza del cretino, primo di un trio di volumi dedicati da Fruttero e Lucentini ai vizi della nostra imperfetta e varia umanità. Alcuni testi della trilogia furono poi raccolti in Il cretino in sintesi, che ho letto e vi consiglio: una sferzante e divertente galleria di personaggi nei quali ciascuno potrà rivedere sé stesso o qualche conoscente. I nottambuli, ai quali era dedicato un capitolo minoritario, sono quegli “intimi e affini di varia provenienza” che appaiono di notte, quando i cretini lasciano libere le nostre menti, o quando smettiamo di essere cretini, se preferite.

Questi “affini” a Fruttero e Lucentini non sono altro che scrittori o personaggi che loro ritengono meritevoli di tale qualifica. Nel volume che ho letto, infatti, sono raccolti una serie di preziosi, agili e divertenti ritratti di pensatori che hanno appassionato i due autori. Gli scritti sono tutti caratterizzati dalla relativa brevità, essendo quasi tutti articoli tratti da quotidiani o periodici ai quali i due collaborarono, dal piglio divertito e divertente, nonché palesanti un’erudizione profonda che ci porta scoprire dettagli poco noti dei soggetti ai quali sono dedicati e altre sottigliezze di carattere linguistico e storico.

La prima parte della raccolta è dedicata ai cosiddetti classici. Per inciso, il primo scritto è proprio dedicato a un’acuta riflessione sul rapporto tra il tempo libero e la lettura. Troviamo così un’immaginaria intervista a Erodoto, scopriamo perché Manzoni nelle prime lettere scriveva “lago maggiore” e poi passò a “Lago Maggiore”, siamo spinti a una rilettura adulta di Pinocchio, ci sono Il Dr. Jeckyll e Mr. Hyde di Stevenson, il Monsieur Teste di Paul Valéry e una curiosa polemica tra Federico Tozzi e Guido Gozzano. Se non avete letto alcuno di questi autori, non preoccupatevi, gli scritti di Fruttero e Lucentini non sono destinati a una nicchia di pervertiti lettori onnivori, ma si prestano a essere letti anche da chi non conosce i suddetti scrittori. Nel mio caso, ad esempio, pur conoscendo Valéry, non ero a conoscenza del suo libro e mi sono incuriosito.

La seconda parte del libro è invece dedicata ad autori che per noi sono diventati parimenti classici o comunque non sono più contemporanei, ma che erano viventi all’epoca in cui Fruttero e Lucentini scrivevano gli articoli. Spesso, anzi, i due ci narrano aneddoti curiosi che li hanno visti protagonisti in prima persona. Molto emozionanti, per me, le pagine dedicate a un libro di Ingeborg Bachmann, autrice che ammiro e alla quale ho dedicato alcuni articoli su questo blog. Ci sono poi una recensione di un’opera teatrale di Beckett in occasione dei settant’anni di quest’ultimo, una garbata discussione tra Lucentini e Umberto Eco circa l’interpretazione di un brano di Borges, Calvino alle prese con le teorie che poi riverserà nelle sue Cosmicomiche, il delicato e tragicomico ricordo di Piero Chiara, la meravigliosa e scomoda misantropia di Emile Cioran, i saggi di Citati, Fellini e la meraviglia che destò nei due autori, Orwell e il suo Omaggio alla Catalogna, la timidezza del poeta Sereni, imbarazzato da una cerimonia al Quirinale, e tanto altro.

Insomma, chiudo l’elenco e vi rimando alla lettura de “I nottambuli” (Avagliano Editore), libro divertente e prezioso per chi abbia sete di letteratura.

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3 pensieri su ““I nottambuli” (Carlo Fruttero & Franco Lucentini)

  1. gelsobianco in ha detto:

    Devo leggere questo libro che tu indichi e che mostri in un modo tale da farmi venire il desiderio di averlo ora tra le mani.

    Ho guardato nella mia libreria, ma non lo trovo.
    Strano. Dovrebbe esserci. Purtroppo molti miei libri sono ancora nelle casse.
    Ho fatto ristrutturare la casa. Ora devo ristrutturare la ristrutturazione.
    Grazie, Antonio!
    Un sorriso
    gb

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