Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Beckett” (da “Il castoro”).

copcas1

“Beckett ha intuito profondamente il disagio tragico dell’uomo odierno, del quale i suoi romanzi rappresentano come uno studio genetico, come una sottile penetrazione fisiologica. Le persone delle sue opere sono tutte curve, raramente, forse mai, ne trovereste una “regolarmente” diritta, eretta. Sono accovacciate, ricurve, cariche, striscianti, immobili: stanno, non vivono. Tentano, non raggiungono. Sono inani e inermi, sono ingenui e folli, il loro battito è lento e tenue come quello di una creatura nel ventre materno. La loro forma informe è come quella di un feto più vicino alla morte che alla vita. Il loro cammino è spesso un balletto in punta di piedi, inutile, ozioso, la loro smania più violenta si esprime in un giuoco assurdo, pagliaccesco. L’irrisione che ne esce è corrosiva. Anch’essa colpisce, annulla.”

(Giovanni Cattanei, “Beckett”, ed. La Nuova Italia – Il Castoro)

Mi aggiravo con fare furtivo tra gli scaffali della biblioteca del mio paese, alla ricerca di qualcosa da leggere che potesse coprire il vuoto tra la lettura precedente, cioè il saggio di Brod su Kafka, e l’arrivo di alcuni libri che ho ordinato on line, quando ecco che mi sono imbattuto in un “Castoro”. Qualcuno saprà che non mi sto riferendo a un simpatico animaletto, bensì a un’iniziativa editoriale sorta decenni fa, da parte di “La Nuova Italia”. Si trattava di una serie di monografie, a cadenza mensile, dedicate a singoli autori come Svevo, Joyce, Musil e nello specifico a Beckett. L’edizione è del 1967, l’autore è Giovanni Cattanei. La particolarità è che il volume che ho preso tra le mani è stato regalato alla biblioteca dalla sig. ra Fabrizia Ramondino, scrittrice che ha vissuto per anni nel mio paese.

Gli ammiratori di Beckett si saranno subito accorti che l’opera fu scritta mentre Beckett era ancora vivente (morì nel 1989). Questo, però, non mi ha impedito di apprezzare il saggio e in particolar modo l’approccio dell’autore, consapevole che dell’opera di Beckett non è possibile dare un’interpretazione univoca. Di nessun autore è possibile farlo, ma in Beckett tale impossibilità è amplificata proprio dalla struttura delle sue opere. Nel saggio sono riportati, in maniera breve, dati biografici che ci permettono di inquadrare meglio anche le scelte stilistiche di Beckett, per esempio la preferenza per la lingua francese, a partire da un certo punto della sua produzione, oppure la conoscenza che ebbe con Joyce, il saggio che scrisse su Proust e gli anni da partigiano a Parigi, nel corso dell’occupazione nazista, che certo lasceranno traccia sull’uomo e sulla sua produzione artistica.

L’autore del saggio inquadra Beckett nel contesto culturale dell’epoca, evidenziando quelle che, a suo dire, sono le affinità e le divergenze con il movimento esistenzialista o, andando più a ritroso, con autori quali, appunto, Joyce, Proust e Kafka. Beckett non si presta a una lettura puramente dilettevole, sarebbe sminuente asserire ciò. Per Cattanei egli è il poeta dell’uomo zero, dell’era post-atomica la sua impenetrabilità e ritrosia si condensano in opere caratterizzate da personaggi anch’essi ridotti ad atomi, uomini che non sentono neanche più un anelito verso qualcosa che vada oltre le loro miserie quotidiane. L’incomunicabilità reciproca, l’alienazione, l’assurdo, l’impassibilità sono tratti che accomunano molte delle opere di Beckett, peraltro, e va sottolineato, cariche di umorismo.

Non è il caso qui, ora, di riferire o provare interpretazioni delle opere di Beckett, appurato che, ad esempio, “Aspettando Godot” si presta di per sé a esegesi spesso opposte tra loro, delle quali Cattanei dà conto nel saggio. Nella monografia ci sono interessanti spunti di riflessione su romanzi quali “Murphy”, “Molloy”, “Malone muore”, “L’innominabile” e sulle opere teatrali, come “Finale di partita”, con riferimenti frequenti anche al saggio di Adorno del quale ho scritto qualche tempo fa in un articolo. La riflessione di carattere generale, calibrata poi rispetto alle singole opere, è che i personaggi di Beckett sono curvi su sé stessi, atrofizzati nei gesti e nelle parole, impossibilitati a trovare un senso alla loro esistenza. Beckett non indaga, almeno non si propone di farlo. Rappresenta. Il suo rappresentare, però, ci costringe a fare i conti con noi stessi, a capire qual è, se c’è, il nostro Godot da aspettare.

Non so se ancora sono reperibili tali monografie e nello specifico, considerata la data di edizione e la sterminata bibliografia su Beckett a oggi esistente, il mio potrebbe essere un suggerimento di lettura piuttosto vano, ma devo dire che ho trovato questo testo molto interessante e lo consiglio a chi riuscisse a procurarselo.

Navigazione ad articolo singolo

10 pensieri su ““Beckett” (da “Il castoro”).

  1. Difficile commentare un testo tanto chiaro quanto complesso come il tuo. Di Beckett conosco solo “Aspettando Godot”, visto a teatro ma mai affrontato in lettura.
    Complimenti per la tua cultura letteraria.

    • Innazitutto grazie. 🙂
      Beckett è molto particolare, può anche respingere.
      Io lessi le sue opere, romanzi e teatro, anni fa, una di seguito all’altra. Tempo fa ho riletto “Finale di partita”, opera teatrale che ti consiglio, a mio avviso è un capolavoro.
      Da qualche tempi ho voglia di rileggere anche il resto, magari lo farò, sono certo che lo apprezzerei di più adesso.
      Grazie ancora. 🙂

  2. davide in ha detto:

    La descrizione dei personaggi di Beckett, ben si attaglia a noi esistenti,e non viventi in questa epoca. Simili siamo a quegli atomi che lentamente e goffamente si muovo nella palude melmosa , in cui siamo stati spinti dalla crisi spirituale più che materiale, avendo accettato la ineluttabilità del destino , fino allo sommersione completa .

    • Non domandano neanche più, a differenza, per esempio, del personaggio kafkiano del “Castello”, il quale, pur disperato, comunque ambisce a qualcosa, sia pure d’indefinito.

  3. alterlogos in ha detto:

    Credo che in “Waiting for Godot” Beckett centri il senso dell’umanità, sospesa nel tempo e nello spazio , che attraverso il “nonsense” di dialoghi ed azioni si affanna alla ricerche di risposte che non arriveranno.
    Aspetta e l’attesa, lo scopo, da’ senso a tutto il resto, tra voci senza vita di un passato che non torna ed una esistenza in cui “nothing happens twice”.
    Tragi-comico come la vita, no?

    • Sì, è il “dramma dell’attesa”, come è scritto anche nel saggio che ho letto. Le interpretazioni divergono su “cosa” sia l’attesa. La salvezza? La morte? Dio? L’amore? Il senso? Insomma, ciascuno ne ha dato una lettura diversa e l’autore, pur aderendo all’una piuttosto che all’altra, ne dà conto. Resta il capolavoro. “Finale di partita”, però, non è da meno, anzi, io inizialmente l’avevo sottovalutato, rileggendolo l’ho apprezzato forse ancora più di “Aspettando Godot”. 🙂

      • alterlogos in ha detto:

        Non credo che il punto sia “cosa” si attende, ma che si attenda.
        Potremmo parlare di scopo , forse renderebbe meglio il concetto.
        Altra storia è poi accettare che l’esistenza sia lasciata al corso degli eventi , privandola di interventi positivi degli attori che indirizzino la vita verso un traguardo o un altro.
        Sì, questa è proprio un’altra storia.
        Ps Leggo sempre i tuoi post con grande interesse, la maggior parte delle volte sono troppo esausta per commentare. Insomma …sei impegnativo!
        Ma ci sono!

      • Sì, forse il passaggio tra Godot e “Finale di partita” è che nel primo si aspetta ancora qualcosa, nel secondo non più. Beckett, comunque, a mio avviso è davvero un gigante, e mi rendo conto che devo rileggere anche lui più volte, come ho fatto con altri autori.
        P.s.: ti ringrazio per il “seguito”, ricambiato.
        Impegnativo? Direi che al più commento indegnamente autori impegnativi, di mio ci metto la passione…:)

      • alterlogos in ha detto:

        Mutuando- come mi pare- da Dante:
        ” E’ la passione che move il sole e l’altre stelle”.
        Ecco, quella non perderla mai, Antonio.
        E’ linfa vitale.

      • Sono d’accordo, al momento sono mosso da un certo “furore da lettura”, spero non mi passi mai.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: