Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Verso Occidente l’impero dirige il suo corso (David Foster Wallace)

Quando lessi per la prima volta un libro di David Foster Wallace, non molto tempo fa, ebbi la sensazione che di lì a poco avrei divorato tutta la sua produzione letteraria. Il proposito è stato mantenuto solo in parte, perché ho preferito staccarmi per un po’ da lui, consapevole che in Wallace avrei trovato un rifugio sicuro per uno dei Momenti Di Crisi Del Lettore Che Non Sa Cosa Leggere.

Nella prefazione a questo romanzo breve, Martina Testa, peraltro anche traduttrice per la “Minimum fax”, spiega egregiamente quali siano i diversi livelli di lettura a cui si presta il testo e soprattutto riferimenti preziosi per comprendere al meglio l’opera. “Verso Occidente l’impero dirige il suo corso” è sia l’esilarante storia di alcuni strambi personaggi in viaggio automobilistico, accomunati dall’essere stati protagonisti, da bambini, in uno spot di una nota multinazionale statunitense, sia una lunga riflessione sul potere della pubblicità, sul solipsismo di certa letteratura cosiddetta “post-moderna”, sul desiderio e la paura come motivi dell’agire umano.

 Lo stile di Wallace (e, bisogna dirlo, della traduttrice) è inconfondibile, chi ha letto altri suoi romanzi o saggi lo riconoscerà anche in quest’opera più giovanile, a mio avviso non all’altezza di altri suoi capolavori, per esempio “Infinite jest”, ma comunque godibile e contenente i germi dei lavori successivi.

“Similmente, ogni tanto uno scrittore si imbatte in una storia che è sua, eppure al tempo stesso non è sua. Intendo, per inciso, uno scrittore di racconti, non una di quelle intelligenze che analizzano la società e la cultura, ma il genere di individuo ignorante e assetato che passa il tempo a fantasticare storie piene di magia. Una creatura di questo tipo sa solo poche cose: come allacciarsi le scarpe, quando andare al negozio a comprare il pane, e conosce perfettamente la fitta che gli provoca una storia che appartiene a lui, e solo a lui. Sa come srotolare un preservativo, in che punto della porta incidere STATE LONTANI DALLE BALLERNE DI LIMBO, come dare alla professoressa quello che vuole, e conosce l’odore grezzo, come di rame, di uno scenario sul quale è destinato a esercitare autorità, invece che subirla. Eppure ogni tanto la storia è stata già sventrata con autorità, pubblicamente esposta, clamorosamente uccisa, fatta da un altro. O è minacciosamente viva, autosufficiente, organica, ed emette il mugolio distante dalla crescita, scambia animatamente elementi chimici con l’aria, ma resta comunque al di fuori della creatura che desidera portarla dentro di sé e fare un piccolo miracolo. Come mai è così?”

(David Foster Wallace, “Verso Occidente l’impero dirige il suo corso”)

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6 pensieri su “Verso Occidente l’impero dirige il suo corso (David Foster Wallace)

  1. Con questo post ho fatto un passo avanti verso la mole di Infinite Jest, che mi attende da un po’!

    • Ovviamente ti consiglio di leggerlo, anche se non nego che io lo lessi in un momento di particolare “libertà” (leggi disoccupazione = molto tempo libero). Grande libro, “Infinite jest”.

  2. dietroleparole in ha detto:

    Non conosco Wallace. Ma mi fido di chi si intrattiene con il desiderio e la paura.

  3. Pingback: “L’opera galleggiante” (John Barth) | Tra sottosuolo e sole

  4. A me non è piaciuto particolarmente! Ma non si possono scrivere sempre dei capolavori.

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