Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Etica (Baruch Spinoza)

“Ma l’esperienza insegna più che a sufficienza che nulla gli uomini hanno meno in potere della propria lingua, e niente sono meno capaci di fare che moderare i propri desideri; per questo i più credono che noi possiamo fare liberamente solo quelle cose che desideriamo con poco ardore, perché il desiderio di tali cose può essere facilmente frenato dal ricordo di un’altra cosa di cui spesso ci ricordiamo, e non quelle cose che desideriamo con una grande intensità che non può essere smorzata dal ricordo di un’altra cosa. Tuttavia se non sapessero per esperienza che noi facciamo molte cose di cui dopo ci pentiamo, e che spesso, quando siamo in conflitto fra affetti contrastanti, vediamo il meglio e seguiamo il peggio, niente impedirebbe loro di credere che noi facciamo tutto liberamente. Così il bambino crede di desiderare liberamente il latte, il fanciullo adirato la vendetta, il pauroso la fuga. Anche l’ubriaco crede di dire per libero decreto della Mente certe cose che dopo, da sobrio, vorrebbe aver taciuto: così il delirante, la chiacchierona e il bambino e moltissimi altri uomini del genere credono di parlare per libero decreto della Mente, mentre invece non sono capaci di contenere l’impulso che hanno di parlare, cosicché l’esperienza insegna, non meno chiaramente della ragione, che gli uomini credono di essere liberi solo perché sono consapevoli delle loro azioni e ignari delle cause da cui sono determinati; e inoltre perché i decreti della Mente non sono altro che gli appetiti stessi e perciò variano a seconda delle disposizioni del Corpo”.

(Baruch Spinoza, “Etica”, parte III, proposizione II, scolio)

Nella mia indagine sul tema “libertà o necessità”, frammentaria e destinata a non avere mai sbocchi definitivi, dopo aver letto “La filosofia della libertà” di Rudolf Steiner, ho ritenuto opportuno leggermi l’“Etica” di Spinoza, che con una semplificazione estrema potrei definire “filosofo della necessità”.

Questo testo era da anni nel mio “programma di letture”, anche perché spesso richiamato da altri autori letti negli ultimi anni, per esempio Nietzsche o lo stesso Steiner. Sia che ne criticassero le tesi (per esempio Steiner nel libro citati prima confuta proprio parte del passaggio che ho riportato), sia che le condividessero, ciascuno riconosceva a Spinoza una grandezza di pensiero con la quale bisognava, in ogni caso, confrontarsi.

Per ciò che riguarda il contenuto dell’“Etica”, rimando all’ottimo saggio di Remo Cantoni che apre l’edizione UTET (all’interno della quale c’è anche il “Trattato teologico-politico”). Cantoni traccia un ritratto completo e minuzioso di Spinoza, inquadrandolo nel contesto socio-politico dell’epoca e rilevando come lo si debba leggere senza volerne piegare il pensiero a uso e consumo delle proprie tesi. Le leggende biografiche, i rapporti con la comunità ebraica olandese, dalla quale fu bandito per il suo rifiuto di ogni dogmatismo acritico, la sua modernità, il tentativo di far convergere Dio e ragione, ma anche le antinomie dovute a spinte teoretiche all’apparenza divergenti e inconciliabili, l’influenza di Spinoza su scrittori e filosofi del calibro di Goethe ed Hegel, insomma, a mio parere davvero un’ottima introduzione al pensiero del filosofo.

La prima parte del testo, intitolata “Dio”, peraltro di fondamentale importanza per capire anche tutto il resto dell’Etica spinoziana, è quella che ho digerito meno, non perché noiosa, ma forse perché molti dei concetti sviluppati da Spinoza li ho ritrovati in autori, certo a lui posteriori, ma che ho già letto. In ogni caso, comunque, si può condividere o meno il suo pensiero sull’unicità, l’eternità e la necessità della Sostanza, ma leggendolo si ha sempre l’impressione di trovare di fronte a un cervello da ammirare. Ho apprezzato molto di più le altre parti dell’opera, quelle dedicate alla mente umana, alla dimostrazione ‘geometrica’ degli affetti (passioni) umane, alla schiavitù derivante dalle stesse.

A farla breve, un testo che chi vuole gettarsi nell’indagine di cui all’inizio dovrebbe leggere, per potersi poi chiedere, alla fine, se è stato libero di leggerlo o se è stata la necessità a spingerlo a leggerlo.

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2 pensieri su “Etica (Baruch Spinoza)

  1. marco101984 in ha detto:

    Mai letto l’Etica, ma dovrei.. Di Spinoza all’università lessi il Trattato teologico politico, è comunque un testo interessante, ma credo che manchi di quel pathos che caratterizza l’Etica. Su libertà e necessità c’è un breve testo di Hobbes edito da Bompiani; non è granché, espone tesi in modo schematico e parla di religione e politica, più che altro una disputa teologica, ma se ti può interessare per approfondire la tua ricerca… Penso che il tema libertà-necessità si possa affrontare anche dal punto di vista della linea di pensiero che va da Lutero in poi, però penso che sia una cosa diversa rispetto a quello che intendi tu

    • Il “Trattato teologico – politico” potrei iniziarlo adesso, ma molto probabilmente rimanderò, dedicandomi a qualcos’altro. Per quanto riguarda la mia indagine, penso che neanche il più convincente degli scritti potrà rispondere alla domanda, che in fondo è una variabile di altre domande del tipo “Dio c’è o non c’è”, solo che secondo me ha una profondità ulteriore, perché si tratta di capire se siamo ‘liberi’ o ‘ necessitati’ (e ovviamente per ‘liberi’ o ‘necessitati’ non intendo ‘solo’ la libertà o meno di scegliere un gelato piuttosto che un altro, ma semmai ‘anche’ quello). Grazie per i consigli di lettura, metto tutto in lista 🙂

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