Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Galeotto fu Lucrezio che lo scrisse (anche nei deserti si fanno degli incontri)

Nelle favole può accadere che anche nel bel mezzo di un deserto, qual è una strada provinciale a fine settembre, si possa incontrare ciò che per comodità espositiva chiamiamo ‘amore’. L’esperienza insegna che le favole sono per l’appunto tali, e in mancanza di dimostrazioni contrarie è meglio attenersi al monito gogoliano e non fidarsi troppo della “Prospettiva Nevskij”. Tuttavia, se di Principi, Principesse, Diavoli o Diavolesse non v’è traccia, si consideri che su tali lande desolate possono palesarsi figure che appagano bisogni intellettivi non meno stringenti di quelli della carne.

Seduti su un enorme vaso di pietra posto sull’isola pedonale che pedoni non prevede, avete appena alzato lo sguardo dall’“Etica” di Spinoza, quando ecco che si avvicina l’arzillo vecchietto, proprio quello che qualche tempo fa vi ha approcciato timidamente per chiedervi cosa stavate leggendo, e che scorgendovi un Nietzsche tra le mani vi ammonì, bonariamente, avvertendovi che la mente umana, quando vuole oltrepassare troppo in fretta certi limiti, rischia il collasso. Ed ora eccolo qui, con il suo sorriso appena accennato.

– Cosa leggi, giovanotto?

Gli mostrate Spinoza e lui, con ammirazione che pare sincera, si complimenta con voi, vi loda perché, dice, ha capito che vi piace porvi domande, interrogarvi sull’esistenza. Voi ringraziate, dite che può darsi che sia così, o magari che la lettura sia ‘solo’ un piacere effimero. Poi, improvviso, lui estrae dalla sua memoria un aneddoto, all’apparenza del tutto slegato dal discorso contingente.

– Sai, anch’io un tempo leggevo molto, ora un po’ di meno, ma ricordo molte cose. Per esempio, oltre vent’anni fa lessi “Sulla natura” di Lucrezio.

Qui restate colpiti, quasi come quando avvertite i primi tremori di una potente passione sentimentale-sessuale. Sì, perché voi Lucrezio l’avete letto e apprezzato proprio un mese fa e sul “De rerum natura” avete persino scritto un articolo sul vostro blog, perché volevate trasmettere ad altri la curiosità per quel testo. Ora, il punto è che in Spinoza voi stavate proprio leggendo le pagine sulla “necessità” o sulla “libertà” del vostro agire, e quest’incontro casuale, con il riferimento proprio a Lucrezio, e non a qualsiasi altro libro scritto da millenni a questa parte, potrebbe spingervi a considerazioni ulteriori sul caso, gli eventi, e sapete che su questa china non c’è filosofo che tenga, le domande sovrastano sempre le risposte.

Lui vi trae fuori dal probabile impaccio mentale, proponendovi di seguirlo a casa sua, vi vuole mostrare la copia del libro di Lucrezio, quella che lesse tanti anni fa. Vi spiega che restò talmente rapito dal libro, che decise di scrivere una lettera al traduttore dell’opera, che quest’ultimo, un professore universitario, gli rispose cordialmente. Lo seguite, incuriositi da questo personaggio che vi ha approcciato in un sabato mattina che altrimenti sarebbe proseguito tra una passeggiata e l’altra lungo le strade deserte del paese.

Giunti all’uscio di casa, dite all’arzillo vecchietto che preferite aspettarlo fuori, visto il sole che c’è. Lui scompare dalla vista per qualche minuto, lo immaginate che rovista tra i suoi libri alla ricerca, ma non fate in tempo a raffigurarvi granché, perché lui è già tornato, e tra le mani ha un volume. Ve lo porge, sorridente. È una copia del “De rerum natura”, edizioni Sansoni. Aprite il volume e vi accorgete che dentro c’è una lettera.

– Leggi, è la risposta che mi mandò il traduttore.

Aprite la lettera, e leggete le poche righe con cui il traduttore di Lucrezio rispose all’allora lettore appassionato. Novembre 1985, c’è scritto. Il vostro nuovo amico aveva letto Lucrezio ventisette anni fa, quando voi eravate bambini.

Restate lì, per alcuni minuti, a parlare con lui della natura, delle amicizie tra gli uomini, sulle disillusioni. Lui vi dice che da giovane ha frequentato il liceo classico, poi ha studiato a Roma. Voi gli raccontate che avete sbagliato facoltà, che avreste dovuto fare “Lettere e filosofia” invece di “Giurisprudenza”, ma che non avete rimpianti, non più, perché la lettura è una passione che può essere coltivata sempre, anche su un vaso, e che siete contenti di averlo incontrato in quel mattino di settembre, con quel bel sole.

Vi salutate, vi scambiate una stretta di mano. Vi rivedrete in giro, con lui.

Poi andate verso casa, è ora di pranzo. Siete contenti, perché non vi aspettavate quell’incontro, perché sentite che questo genere di eventi alimenta ciò che più vi piace di voi.

“A parità di deserto, i miraggi del sabato mattina sono meglio di quelli del sabato sera.”

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3 pensieri su “Galeotto fu Lucrezio che lo scrisse (anche nei deserti si fanno degli incontri)

  1. marco101984 in ha detto:

    E’ proprio vero che niente accade a caso. Inoltre anche la conoscenza, la filosofia, se non si condivide con altri come ti è capitato, purtroppo non resta altro che macchie d’inchiostro su fogli e su anime…

  2. m0ra in ha detto:

    Quando un evento mette in luce ciò che più ci piace di noi è una fortuna, un dono.

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