Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Tolstòj e Dostoevskij. Vita, creazione, religione” (di D. Merežkovskij)

“Nel “Diario di uno scrittore” per il 1877 Dostoevskij, a proposito di ‘Anna Karènina’, dopo aver parlato per il primo dell’importanza universale di Tolstòj come artista, passando poi alla valutazione delle sue nuove credenze religiose, appena allora formatesi, così conclude: “Ora, che ho espresso i miei sentimenti, si capirà forse come abbia influito su di me il distacco, l’appartarsi di un tale autore dalla grande causa universale russa e il paradossale torto da lui fatto al popolo nella sua infelice ottava parte di ‘Anna Karènina’, che egli ha pubblicato a sé. Egli toglie semplicemente al popolo tutto ciò che esso ha di più prezioso, lo priva del senso principale della sua vita”.

“Le idee di Kirillov sul Dio-Uomo sono uno di quei casi d’impressionante coincidenza di Dostoevskij con Nietzsche dei quali ho detto e che sarebbero quasi incredibili, come un prodigio, se il prodigio non si fosse avverato sotto i nostri occhi. Non solo Kirillov preannuncia le idee principali di Nietzsche, ma le esprime con una forza riconcentrata, quale non ebbe mai, nell’esprimerle, lo stesso Nietzsche. La prima cosa che viene in mente è che Nietzsche le debba a Dostoevskij. Ma, ripeto, noi sappiamo con certezza che il creatore dell’<<Anticristo>> è, nei suoi pensieri angolari, del tutto indipendente. Siamo dunque costretti ad ammettere che in taluni casi Dostoevskij è stato davvero un veggente e, nel caso in questione, a tal segno, che nulla di simile s’incontra nella letteratura mondiale. Tutta la via percorsa da Nietzsche nella contemplazione e nell’azione, nella saggezza e nella follia, tutta questa straordinaria parabola, dal primo all’ultimo suo punto, è stata con matematica esattezza prevista e anticipatamente calcolata da Dostoevskij in Kirillov. E ciò che in Kirillov è “occulto”, si fece “palese” in Nietzsche.”

(Dmitrij Sergeevič Merežkovskij, “Tolstòj e Dostoevskij. Vita, creazione, religione”)

“Tolstòj e Dostoevskij” di Dmitrij Sergeevič Merežkovskij non è una lettura ‘semplice’, perché presuppone una certa conoscenza delle opere dei due autori sottoposti all’analisi. Personalmente ‘conosco’ molto meglio Dostoevskij rispetto a Tolstòj, quindi alcune parti del libro le ho assaporate meglio rispetto ad altre che ho ‘subito’, senza potermi confrontare con qualcosa che avessi almeno letto.

Come è puntualizzato (da Michele Colucci) nella quarta di copertina dell’edizione Laterza che ho tra le mani, quello di Merežkovskij è un lavoro che va preso con le dovute cautele, perché scritto ancora ‘a caldo’ (Tolstòj era ancora vivo), perché è “per tanti aspetti così legato al clima di nebulose ricerche filosofiche – religiose tipico della Russia del primo quindicennio del secolo (il XX), e insomma, come oggi è invalso dire, così datato” e perché risente dell’ideologia dell’autore in maniera anche eccessiva. È banale dire che qualsiasi tipo d’interpretazione, in quanto tale, e per quanto possa ambire all’oggettività, rispecchia soprattutto il pensiero dell’interprete. In questo caso l’intento di Merežkovskij è di leggere Tolstòj e Dostoevskij soprattutto con riferimento al loro rapporto con la religione. Il sottotitolo del volume che ho tra le mani è “Vita. Creazione. Religione” e dallo stesso è già possibile arguire quali sono gli argomenti trattati dall’autore. C’è da dire che l’opera intera ammonta (almeno così ho letto nella prefazione) a oltre un migliaio di pagine, mentre quella che ho letto è una selezione, ‘ridotta’ a “sole” 600 pagine.

Proprio per quanto detto sopra circa il mio “rapporto” con Dostoevskij e Tolstòj, devo dire che mi sono appassionato maggiormente alle pagine sul primo, perché ho potuto confrontare le opinioni dell’autore con le mie. In generale, ho trovato alcuni passaggi noiosi e forzati, volti a costruire a tutti i costi una dialettica tesi – antitesi tra Tolstòj “profeta della carnalità” e Dostoevskij “profeta della spiritualità”. Aggiungo inoltre che l’impianto ideologico generale dell’opera è lontano dalle mie personali (non) domande e soprattutto (non) risposte circa il “credere” e il “non credere”, e che dunque molte volte mi sono trovato in disaccordo con le interpretazioni di Merežkovskij.

Premesso ciò, devo dire che si è trattata di una lettura molto interessante, proprio perché mi ha permesso di confrontarmi con idee diverse dalle mie, ma anche di trovare conferme a impressioni che avevo avuto leggendo i romanzi citati. L’analisi è davvero accurata e approfondita, ricca di rimandi alle opere, e seppure posso non condividere alcune chiavi di lettura di Merežkovskij (che non conoscevo, e che solo dopo la lettura di questo saggio ho scoperto essere autore di una certa ‘ideologia’), non posso però negare lo scrupolo e la profondità della sua indagine. Molto interessanti le pagine dedicate a Napoleone così come è stato ritratto, direttamente o indirettamente, da Tolstòj e Dostoevskij. Non mancano, infine, né potevano mancare, continui richiami a Nietzsche.

Mi ripeto. Un libro interessante soprattutto per chi ha già letto qualcosa di questi due autori, con qualche passaggio che a me è risultato noioso, ma che mi sento di segnalare a coloro che volessero approfondire certi argomenti.

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4 pensieri su ““Tolstòj e Dostoevskij. Vita, creazione, religione” (di D. Merežkovskij)

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