Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Le lettere di Dostoevskij.

Vi propongo degli estratti dalle lettere che Fëdor Dostoevskij scrisse a parenti, amici, colleghi, lettori. Il libro dal quale le traggo è “Lettere sulla creatività” (Ed. Universale Economica Feltrinelli), una selezione dall’epistolario dello scrittore russo. Sulla sua figura non è il caso di soffermarsi qui, ma se avete ammirato i suoi romanzi vi consiglio di leggere anche le sue lettere, vi permetteranno di comprendere meglio il suo pensiero.

Il titolo della raccolta fa riferimento alla “creatività”, e in effetti molte pagine sono dedicate al processo di creazione artistica, ma non mancano ricordi personali, a partire dalla drammatica vicenda della deportazione in Siberia e della “finta fucilazione”. Aggiungo che ovviamente sono analizzate anche questioni che attenevano a situazioni specifiche dell’epoca, che non condivido alcune tesi di Dostoevskij (ma questo è banale, e soprattutto è quel che meno conta), e che comunque alcune sue lettere sono di per sé “Letteratura” nel senso più pieno del termine.

La dicitura che troverete prima di ogni passaggio non è presente nell’intestazione delle lettere, è solo indicativa circa l’argomento di cui sta scrivendo. Ho omesso anche data e destinatario.

Propositi di gioventù.

“L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo”.

La finta fucilazione e la deportazione in Siberia.

“Oggi, 22 dicembre, siamo stati condotti sulla piazza Semënov. Lì è stata letta a tutti noi la sentenza di condanna a morte, poi ci hanno fatto accostare alla croce, hanno spezzato le spade al di sopra delle nostre teste…io ero il sesto della fila…non mi restava da vivere più di un minuto. Mi sono ricordato di te, fratello, e di tutti i tuoi; nell’ultimo istante tu, soltanto tu occupavi la mia mente, e soltanto allora ho capito quanto ti amavo, fratello mio carissimo! …ci è stato letto il problema con cui Sua Maestà Imperiale ci donava la vita, quindi è stata data lettura delle condanne autentiche…del resto oggi sono stato vicino alla morte, per tre quarti d’ora ho vissuto con l’idea di essere giunto agli ultimi istanti della vita, e adesso invece sono di nuovo vivo! Se qualcuno ha serbato un cattivo ricordo di me, se ho avuto a che dire con qualcuno o se ho destato una cattiva impressione in qualcuno, di’ a tutti che se ne dimentichino, se avrai occasione d’incontrarli. Nel mio animo non c’è traccia di rancore o di collera; in questo momento vorrei tanto amare e abbracciare almeno qualcuno dei miei antichi amici”.

Cristo.

“Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità.”

“Quest’uomo ingiuriava Cristo in mia presenza con i più bassi insulti, e tuttavia non è mai stato capace di mettere a confronto con Cristo se stesso e tutti i progressisti di questo mondo. Non è mai stato capace di accorgersi quanto c’era in lui stesso di meschino amor proprio, di odio, d’insofferenza, d’irritabilità, di volgarità, ma soprattutto di amor proprio. Insultando Cristo, lui non si è mai chiesto: cosa metteremo al suo posto? Non possiamo mica mettere noi stessi, che siamo così spregevoli. No, lui non ha mai riflettuto sul fatto di essere egli stesso spregevole. Al contrario, egli era al più alto grado soddisfatto di se stesso, e l’ottusità più vergognosa e disgustosa era un suo tratto personale”.

Il processo creativo.

“Da giovani si ha la testa piena di idee, ma non si può afferrarle tutte a volo ed esprimerle immediatamente, non bisogna avere troppa fretta di esprimersi. È meglio aspettare più a lungo la sintesi, pensare di più, aspettare finché molti piccoli motivi si uniscano…tu evidentemente confondi l’ispirazione, e cioè la prima istantanea creazione dell’immagine o dell’impulso nell’anima dello scrittore (che ha inizio appunto sempre così), con il lavoro. Io, per esempio, butto sempre giù la scena immediatamente, così come essa mi si è presentata per la prima volta, e ne sono soddisfatto; ma poi la rielaboro per mesi interi e magari per un anno, mi lascio ispirare nuovamente da essa più volte, e non una soltanto (perché amo quella scena), e più volte le aggiungo o ne tolgo qualcosa…”

A Roma.

Per il momento non ho nulla di pronto. Ma mi si è formato in testa il piano di un racconto…l’ho annotato su dei pezzetti di carta. Avrei addirittura cominciato a scriverlo, ma qui è impossibile. In primo luogo fa un gran caldo, e in secondo luogo io sono arrivato in una città come Roma per una settimana: ora è mai possibile scrivere trovandosi a Roma per una settimana? E poi mi stanco molto a forza di camminare”.

Sottosuolo.

“Sono ormai quasi cinque anni che vivo in permanenza sotto sorveglianza, oppure in mezzo alla folla, e non sono stato solo neppure per un’ora. Stare un po’ da soli è un’esigenza perfettamente normale, come bere e mangiare, altrimenti in questa comunanza forzata si finisce per diventare misantropi. La continua frequentazione degli altri diventa un veleno e un contagio, ed è proprio di questo insopportabile tormento che io ho sofferto più di qualsiasi altra cosa in questi quattro anni…la sofferenza più intollerabile la si prova quando si diventa ingiusti, malvagi, disgustosi, e ci si rende conto di tutto ciò, e ci si rimprovera anzi per questo, eppure non si trova la forza per vincersi”.

Il nichilismo.

“Infatti essi sono assolutamente convinti che sulla tabula rasa essi edificheranno immediatamente il paradiso. Fourier era sicuro che sarebbe bastato edificare un solo falansterio perché immediatamente tutto il mondo si coprisse di falansteri; sono proprio queste le sue parole. E il nostro Černyševskiij soleva dire che gli sarebbe bastato parlare per un quarto d’ora al popolo per convincerlo immediatamente a convertirsi al socialismo. Ma in questi nostri russi, poveri ragazzi e ragazze indifesi, c’è pur sempre un punto fondamentale, che è sempre costantemente presente e su cui ancora per lungo tempo si fonderà l’idea socialista, e cioè l’ardore entusiasta per il bene e la purezza del cuore. In mezzo a loro c’è una marea di mascalzoni e di farabutti…il fatto è che essi sono completamente indifesi nei confronti di queste idee assurde e le accolgono come se fossero il culmine di ogni perfezione…”

L’Idiota.

“Da un pezzo ormai ero tormentato da una certa idea, ma avevo paura di farne un romanzo perché si tratta di un’idea troppo difficile e io non mi sentivo pronto per esprimerla…questa idea è di rappresentare una natura umana pienamente bella…

I dèmoni.

“…e a un tratto mi sono innamorato del mio tema, mi ci sono dedicato interamente e ho cancellato quel che avevo scritto. Quindi in estate si è verificato un altro cambiamento: si è fatto avanti un nuovo personaggio che avanzava la pretesa di essere lui il vero protagonista del romanzo, cosicché il precedente protagonista (un personaggio interessante ma che effettivamente non meritava il ruolo di protagonista) si è ritirato in secondo piano…ho paura di aver affrontato un tema superiore alle mie forze. Ho veramente paura, una paura tormentosa!

Rousseau e la ghigliottina.

“In sostanza, non c’è altro che il solito Rousseau e il sogno di rifare daccapo il mondo fondandosi sulla ragione e sull’esperienza (il positivismo), Eppure sembrerebbe che i fatti abbiano dimostrato a sufficienza che la loro incapacità di dire una nuova parola non è un fenomeno casuale. Loro tagliano le teste, ma perché? Unicamente perché è la cosa più facile. Invece dire qualcosa di nuovo è una cosa incomparabilmente più difficile. Desiderare qualcosa non equivale a realizzarla. Essi desiderano la felicità dell’uomo, ma nel definire il concetto di “felicità” si attengono a Rousseau, cioè ad una fantasia che non è neppure giustificata dall’esperienza”.

Il “bene dell’umanità” e i liberali russi.

“Ci sono molti vecchi liberali dai capelli ormai grigi, che non hanno mai amato la Russia, anzi l’hanno addirittura odiata per la sua “barbarie”, eppure sono intimamente convinti di amare sia la Russia che il popolo russo. È tutta gente sostanzialmente astratta, gente la cui cultura e la cui adorazione per l’Europa consiste semplicemente in uno “sconfinato amore per l’umanità”, ma solo se considerata in generale.  Ma se poi l’umanità si incarna in un uomo concreto, in una persona, allora essi non sono capaci di tollerarla, anzi non possono starle accanto senza provare dell’avversione per essa”

Ivan Karamazov.

“Mentre il mio socialista (Ivan Karamazov) è un uomo sincero che riconosce francamente di trovarsi d’accordo con la concezione dell’umanità propria del Grande Inquisitore, e che la fede in Cristo sarebbe in grado di portare l’uomo ad un livello più alto di quello a cui esso realmente si trova. La domanda viene posta in modo assolutamente categorico: “Voi, futuri salvatori dell’umanità, in realtà la disprezzate o la rispettate?”.

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8 pensieri su “Le lettere di Dostoevskij.

  1. Pingback: Roma “a volo di Scrittore” (Goethe, Stendhal e altri passeggiatori “capitolini”) « Tra sottosuolo e sole

  2. Ho capito che era anche un grande tossicodipendente di casinò.

  3. Un ottimo lavoro il tuo. Bello il consiglio di lettura delle lettere. Per un amante di Dostoevskij come me sono un ottimo strumento per conoscerlo meglio.
    Sul suo “vizietto”, io ho scritto questo (http://giovannigarufibozza.wordpress.com/2013/08/03/il-giocatore-dostoevskij-e-le-dipendenze/) ispirandomi a “Il giocatore” e riflettendo sulle dipendenze di oggi. Lo condivido con te, se può farti piacere. 🙂

    • Grazie per i complimenti. Ho letto il tuo articolo, sono d’accordo sulla curiosità circa il modo con cui Dostoevskij potrebbe descrivere le dipendenze, anche quelle da web e da blog 😀

  4. Pingback: Ti regalo le notti bianche di Dostoevskij | Il sito di Giovanni Garufi Bozza: romanzi, psicologia, recensioni e interviste radiofoniche

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  6. Pingback: La lettera di Fedor Dostoevskij al fratelloCaro, ti scrivo

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